Nella città lagunare 28 mq in affitto costano settecento euro al mese, qui ci si sta arrivando. Anche nella Serenissima anni fa è stato venduto a Benetton il palazzo della Posta

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

Circa 100.000 visitatori al giorno affollano quotidianamente le calli della Serenissima. Il risultato sui residenti è uno stato di esasperazione tale da indurli sempre più spesso a lasciare la città, che rischia così di perdere la sua anima più autentica e trasformarsi in un "parco giochi" per turisti. Ormai, sono dai 16 ai 20 milioni i turisti che ogni anno raggiungono Venezia. La maggioranza è quella del particolare turismo “mordi e fuggi”, che arriva a bordo delle grandi navi da crociera. Questi visitatori giornalieri non apportano un beneficio economico significativo alla città. Per loro basta farsi selfie, foto alla città nei luoghi caratteristici, una pizza o panino e gelato, un giro in gondola, un’occhiatina ai negozi di souvenir dove comprano poco chiedendo lo sconto su oggetti tutti made in China e poi tornano a bordo.

Inoltre, le poche giovani coppie dei veneziani, che non si arrendono dall’andar via, lamentano l'impossibilità di trovare appartamenti in città, gli affitti sono carissimi (vi sono anche appartamenti di 28mq a 700€ mensili) e parte della cittadinanza è indignata per la vendita dei “gioielli di famiglia” (dimore e palazzi storici) a grandi investitori stranieri. Un fenomeno oramai presente anche in Ortigia, con sempre più persone che vengono per stare pochi giorni o settimane. Alcuni anni fa anche lo storico palazzo delle poste è stato venduto alla Benetton per diventare un palazzetto di articoli di lusso. Guarda caso, ci fa ricordare il palazzo delle poste in Ortigia.

Il tasso di natalità è sempre più basso, pochissimi i bambini in giro e i pochi giovani che vogliono fortemente rimanere possono farlo vivendo di lavori legati all'accoglienza (alberghiero, ristorazione, commercio, ecc.). Questa è la foto dell’attuale Venezia.

I veneziani possono vivere la loro città dalla notte fino all’alba, poi arrivano le grandi navi da crociera e tutto ritorna una bolgia. Possiamo dire che questa situazione non ci interessa? Osserviamo Ortigia, dove si sta indirizzando? Dove le grandi compagnie esperte del turismo di massa stanno incanalando la reale situazione dell’isola? E avanzano velocemente senza freni.

Sappiamo che è già stato deciso quando giungeranno le prime grandi navi da crociera. La prima farà un giro che interesserà anche Venezia nel suo tragitto. Il “mordi e fuggi” già esiste, lo confermano i commercianti che vendono poco alle migliaia di turisti che provenienti da luoghi fuori città fanno il loro giro e poi con i pullman vanno via. Questo turismo “rapace” non lascia quasi niente, ci viene detto. Come a Venezia, qui gli ortigiani e tutti noi siracusani quando camminiamo a Ortigia troviamo difficoltà nel passare, specie se abbiamo fretta, fra le centinaia di turisti che camminano lentamente, si fermano per guardare monumenti e altro.

Nella Serenissima la popolazione negli ultimi anni si è ridotta drasticamente: da 170.000 a 54.000. Con i turisti che ogni giorno vanno in giro per Venezia (circa centomila persone) possiamo affermare: è un’invasione della città. Le uniche attività aperte sono i ristoranti, le gelaterie, le pizzerie oltre ai negozietti di vendite varie, pochi gli artigiani (vetro di Murano, falegnami per gondole, ecc.). Sbagliamo se diciamo che la foto di Venezia è quasi la stessa d’Ortigia?

Però, Ortigia ha delle particolari aggravanti e non di poco tempo. Qualche anno fa scrissi un articolo sui “tavolini selvaggi” di ristoranti, bar che ostruivano tanti vicoli bloccando possibili vie di fuga in una zona ad alto rischio sismico. Questo è molto importante. L’isola ha una storia funesta, come fu nel terremoto del 1693 che rase al suolo Ortigia mietendo migliaia di vittime: i turisti saprebbero cosa fare? In questi casi ciò che porta vittime è il panico. Questi ne sono a conoscenza?

Inoltre, il Comune, rispetto a quello di Venezia, non è sollecito nella pulizia delle strade; infatti, esistono meno cestini per le vie, al di là della differenziata che è appena iniziata rispetto alla città di Venezia. E ancora, Ortigia è un’isola molto più piccola della Serenissima per cui l’intasamento già esistente aumenterà in maniera davvero problematica.

Un’altra pecca, non esistente a Venezia, è quella igienico sanitaria: molti luoghi nell’isola hanno ancora fognatura a perdere. Difatti in via Logoteta, nei giorni scorsi, a causa di scavi per posare cavi della fibra ottica si è scoperto nel cortile di una vecchia palazzina che la fognatura dell’intero stabile è a perdere, lo ha costatato la ditta Gennaro chiamata per l’espurgo. Eppure, gli affittanti e proprietari pagano la Siam. Giunto sul posto ho chiesto: volete denunciare sul giornale la situazione? Silenzio da parte di tutti. Nessuno ha voluto rispondere. Solo alcuni ortigiani, non abitanti nello stabile, hanno voluto chiamare più di un’autorità comunale. Eppure, è passata una settimana, ma nessuno del Comune si è avvicinato.

Ecco una realtà diversa dalla Serenissima in profondo rosso. Queste problematiche d’Ortigia sono conosciute da tutti anche dall’ente pubblico, eppure chi si muove? Possiamo pensare che anche questa volta con la nuova attività economica, calata questa volta sull’isola d’Ortigia, la politica e la popolazione la vivranno di nuovo in maniera supina? Un’identica calata catastrofica, avvenuta oltre 60 anni fa con la venuta irruenta della cattedrale industriale fu accettata in maniera passiva. Dobbiamo credere che la realtà siracusana, nel frattempo, non è per nulla cambiata? Ci si cura di cercare il guadagno facile?

Vi sono commercianti che affermano: il Comune latitante è solo presente per farci multe se esponiamo un semplice cartello davanti al negozio. Ma a Venezia idee per emarginare quest’invasione e dare respiro ai veneziani si sono concretizzate. Queste potrebbero, con i vari distinguo, essere applicate anche a Ortigia, recepite dai residenti, artigiani, commercianti e Comune. Ci sarebbe quello del turismo responsabile: una catena di negozi con il logo “Ortigia autentica” che favorirebbe gli incontri fra residenti e turisti portandoli ad acquistare solo prodotti locali chiedendo loro d’aiutare gli ortigiani, portandoli a vedere come lavorano gli artigiani i prodotti tipici siracusani e siciliani, ecc. Un’altra proposta sarebbe quella di regolamentare l’afflusso dei turisti da parte del Comune con prenotazioni nei vari luoghi di Ortigia, chiaramente senza nessuna tassa da pagare, perché il turismo è una risorsa, ma dev’essere regolato negli afflussi.

Un’ulteriore e interessante proposta sarebbe quella di un codice di comportamento emesso dal Comune anche con la richiesta di chiedere a persone di far parte di un gruppo di volontari che affianchi i vigili urbani per l’applicazione del codice. Ciò significherebbe: non sedersi su monumenti, né fare pic-nic in giro, lasciare pulito dove sostano, ecc. Insomma collaborare per la pulizia e il decoro dei luoghi, perché già oggi troviamo turisti che tornano dalla nuotata fatta in Ortigia camminando per le strade bagnati e in costume, figuriamoci quando il flusso sarà più alto: saranno gli ortigiani le persone estranee. Allora, si potrà definire Ortigia trasformata in un’isola balneare con l’ombra attrattiva dei monumenti storici che le fanno da cornice, poi infilandosi fra i suoi vicoli si potrà avere oltre l’ombra anche una corrente d’aria che nel periodo caldo porta giovamento, nel frattempo sostare in qualche androne mangiando pizza, panino, coca e gelato pronti ad andare al punto di raccolta per salire o sulla nave o sul pullman.