Il tratto Noto-Rosolini da solo è costato 150 milioni, ce ne vorrebbero altri 200 per farlo a regola d’arte

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Dall'ottobre 2017 è tutto fermo. I cantieri della Siracusa Gela appaiono sospesi nel tempo.

Il nastro autostradale completato al 70% nel lotto 6 Rosolini-Ispica si interrompe improvvisamente e piloni tronchi si guardano dall'una e dall'altra parte della strada provinciale. Dopo ormai già quasi un mese dalla data indicata ai prefetti della Sicilia orientale dall'assessore regionale ai trasporti Marco Falcone come quella che avrebbe segnato la ripresa dei lavori, di operai non c'è neanche l'ombra.

L'autostrada pensata nel 1968, e che avrebbe dovuto essere terminata nel 1973, rimane monca, quasi del tutto priva di opere per gli altri due lotti il 7 e l'8: Ispica Pozzallo, Pozzallo Modica (la meta Gela, se andrà tutto bene, arriverà forse al giro di boa di questo terzo millennio), mentre il resto della tratta, in particolare quella che da Siracusa porta a Rosolini, reca ancora, indelebilmente, il marchio della sua imperfetta nascita.

Scriveva in una relazione tecnica del 2010 il preside della Facoltà di Ingegneria di Enna Giovanni Tesoriere in merito al lotto Noto-Rosolini sequestrato, ancor prima di essere aperto, per le pessime condizioni del fondo stradale: “Il consorzio delle imprese, esecutore dei lavori, per la massicciata ha utilizzato terre argillose o argillo-limose, quindi materiali scadenti qualificati come A6. Per tali ragioni il manto si deforma a causa delle infiltrazioni piovane e si formano delle buche non riparabili definitivamente. Ė amaro constatare che per costruire il tratto Noto-Rosolini ci siano voluti 150 milioni di euro e 200 milioni servirebbero per rifarlo secondo le regole”.

Eppure, il collaudo avrebbe poi dato il via libera attestando la piena regolarità delle opere, quelle stesse che ancora oggi, nonostante ulteriori interventi nel tempo, mettono a serio repentaglio la sicurezza degli automobilisti.

Ora, invece, per l'appalto dei tre lotti fantasma, la somma si aggira intorno ai 290 milioni; ad aggiudicarsi la gara nel 2014 il consorzio Siracusa Gela (Cosige) - un'ati costituita per il 70% delle quote da Condotte Acque spa, terzo gruppo italiano nel settore delle costruzioni con oltre un miliardo di fatturato e cinquemila dipendenti, e per il 30% dalla Cosedil, altra azienda storica fondata dal catanese Andrea Vecchio, conosciuto come "imprenditore anti mafia", 15 milioni di fatturato nel 2017.

Ma una volta aperti i cantieri, dopo neanche un anno, per motivi poco noti, iniziano i problemi e nel luglio 2016 si arriva al licenziamento di quasi tutti i 500 lavoratori, tra diretto e indotto, e alla risoluzione di alcuni contratti in sub appalto, come quello con la Castaldo di Napoli, impegnata proprio nel tratto Ispica Pozzallo, ferma al 35 % delle opere. Perdono il lavoro 82 dipendenti.

Secondo il Cosige sarebbero pari a 197 milioni di euro i crediti vantati nei confronti del Cas dovuti in particolare a non preventivate variazione dei prezzi e a nuovi ordini di servizio ricevuti in corso d'opera: una stima la cui fondatezza si starebbe valutando in Regione.

Ma a mandare in definitivo stallo l'infrastruttura, insieme alle endemiche anomalie del nostro sistema burocratico-imprenditoriale, agli antipodi rispetto alla efficienza nipponica, è il crack finanziario dell'impresa capo fila, la Condotte Acque spa, ora in amministrazione controllata, e l'immancabile storia di corruzione e mazzette che travolge imprenditori, finanzieri, professionisti e funzionari.

Il tracollo di Condotte Acque, con la sua conseguente uscita di scena dal Cosige, ha preso alla sprovvista molti quando l'8 gennaio dello scorso anno si è saputo che l'azienda aveva chiesto al Tribunale di Roma di avviare una procedura di concordato ed evitare così il fallimento, bloccando insieme le azioni esecutive e le istanze di fallimento dei molti creditori, tra cui al primo posto le banche, nei confronti delle quali il debito accertato nel 2016 sarebbe di 767 milioni, e i fornitori per oltre un miliardo.

Un gruppo leader nel settore, con fatturato altissimo e commesse per sei miliardi di euro, messo in ginocchio, secondo quanto riferito dai vertici, dalla scarsa liquidità determinata, ancora una volta, dai mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione, quasi un miliardo, insieme ai molti contenziosi aperti con le stazioni appaltanti e le amministrazioni stesse, i cantieri bloccati per svariati motivi tra cui alcune inchieste delle Procure, i tempi lunghi delle procedure burocratiche.

Cause di certo comprensibili a cui aggiungere però vicende di corruzione in cui la società è coinvolta, proprio come quella che la vede indagata nell'inchiesta coordinata dal procuratore di Messina Maurizio Di Lucia (vedi il contributo in pagina).

Le manifestazioni per tornare a riaprire i cantieri in questi due anni sono state molte, così come le dichiarazioni di politici e sindacalisti, ma a determinare di recente quella che dovrebbe essere una svolta risolutiva, e portare al completamento di questa parte dell'infrastruttura entro 36 mesi (si parla di opere per 120 milioni di euro), ci sarebbe un accordo, favorito dall'assessore Falcone, che vedrebbe l'associata Cosedil subentrare a Condotte Acque, disposta a rinunciare all'appalto, previo comunque il placet del Mise (economia) e del MiT (trasporti).

Il nuovo accordo tra l'ente appaltante, il Cas, e la società appaltatrice Cosedil, che si dice sottoscritto a metà di gennaio scorso, prevederebbe quindi la chiusura del contenzioso aperto tra lo stesso Cas e la Cosedil grazie a una transazione per un importo finale di 18milioni 900mila euro (a fronte dei 22 vantati per lavori già eseguiti) e così finalmente, dopo due anni, il pagamento dei crediti (ma si parla di una perdita di quasi il 50% del fatturato) che gran parte delle 24 aziende del territorio vantano nei confronti di Condotte Acque per servizi, forniture e lavori già resi.

Ma ovviamente, a non mancare, la solita spada di Damocle: il rischio che, a causa di un ulteriore slittamento dei termini, si perda irrimediabilmente il finanziamento europeo previsto. Un rischio ritenuto da alcuni osservatori come molto concreto.

Ne abbiamo parlato con il deputato siracusano Paolo Ficara, componente della IX Commissione Trasporti della Camera.

"Il Governo ha fatto la sua parte, dando il nulla osta al passaggio di consegne da Condotte a Cosedil, ovviamente dopo aver ricevuto dalla Regione gli atti propedeutici, e questo solo a inizio dicembre. Ora bisogna che si ritorni ai cantieri e questo sarà possibile solo dopo che si saranno messe le aziende del territorio, impegnate nei lavori, nelle condizioni di operare.

In una parola: bisogna soddisfare i crediti vantati, e questo dovrà farlo il Cas, o la Cosedil se così è stato pattuito tra di essi.

Più complesso il rapporto con l'Unione Europea. Il fatto di non aver completato i lavori nei tempi programmati per il lotto di Modica di fine marzo ha fatto sì che si perdesse lo stanziamento europeo di 47 milioni di euro. Ma è possibile, come sembra voglia fare la Regione, chiedere che tali fondi siano trasferiti sulla nuova programmazione europea 2014 - 2020. In genere l'Europa è molto rigida in questo: non c'è disponibilità nell'operare in questa direzione, soprattutto se la capacità di spesa è stata bloccata da una inefficienza oggettiva dei governi. È pur vero però che si può forse dimostrare che i ritardi sono stati causati da oggettive difficoltà, in questo caso anche dagli interventi, doverosi, della magistratura.

Il vantaggio è che l'opera si avvale di fondi nazionali, quindi si possono intanto riprendere i lavori e poi chiedere i rimborsi alla UE che, come è noto, non anticipa le risorse ma, fatte salve determinate condizioni, certificate le spese, conclusi i lavori, di fatto le rimborsa. Bisogna mostrare di essere virtuosi, di saper rispettare i tempi, di essere in grado di dare le giuste garanzie. Per quanto mi si dice, i lavori, seriamente, ancora non sono ripartiti, se non per qualche movimento di camion che vuol forse generare un effetto illusorio. Vorrei dirlo con chiarezza: il tempo degli annunci è finito e da questo momento ogni responsabilità grava sul governo regionale chiamato a fare la propria parte con determinazione e visione prospettica. Se non saremo in grado di dimostrare serietà all'Unione Europea, rinunceremo definitivamente a ogni aiuto, ma soprattutto rinunceremmo a una infrastruttura essenziale per l'economia della Sicilia orientale; e certo non potremo incolpare nessun altro se non noi stessi".