Per i salvataggi è necessario evitare il Niger e la Libia, meglio il blocco delle partenze dai paesi d’origine

 

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Nel 2050 la popolazione africana conterà 2,2 miliardi di esseri umani. Solo la Nigeria avrà una popolazione di 250 milioni di abitanti, più della metà dell’Europa. I demografi ipotizzano un esodo inarrestabile. Pensiamo al Sahel. Dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso tutto un deserto. La distruzione dell’ecosistema in Niger, l’invasione cinese della Nigeria, le compagnie petrolifere e lo sfruttamento del territorio. Come se non bastasse, il miglioramento delle condizioni di vita in quelle aree incrementerà ancor più i flussi migratori.

L’Europa è meta possibile soltanto per i paesi il cui Pil annuo pro capite comporta un reddito superiore ai 6000 dollari annui. I paesi sotto questa soglia non sono oggetto del fenomeno migratorio.

È finalmente chiaro a tutti che non è fisicamente possibile accogliere tutta l’Africa in Europa? È indispensabile trovare soluzioni per trattenere i popoli nelle loro dimensioni umane e geografiche. Non vi sono soluzioni semplici e miracolistiche. L’Europa con le sue missioni militari in Niger ha avviato un contenimento dei flussi, l’Italia ha un contingente di 480 soldati.

Per salvare le persone è necessario evitare il Niger e la Libia. Personalmente sono per un blocco delle partenze dai paesi d’origine. Senza, continuerà la barbarie tra deserto, Libia e traversata del Canale di Sicilia.

Attività di sostegno a minori non accompagnati svolte in collaborazione con la Polizia Giudiziaria mi hanno permesso di raccogliere storie inenarrabili. Vere agenzie di trafficanti di esseri umani “vendono” i loro pacchetti in tutte le nazioni africane interessate all’Europa. Bisogna contrastare i flussi già nei luoghi di ingaggio. Ribadisco da sempre un concetto politicamente non “corretto”: soltanto una minoranza di immigrati ha la forza e la capacità sociale di imporsi nelle nostre società.

Il nostro sistema di accoglienza è stato fallimentare. Una marea di nuovi schiavi è sempre disponibile a soddisfare il comparto agro industriale di Sicilia, Puglia e Campania. Il panorama è fosco, non c’è Photoshop che possa abbellirlo. I flussi gestiti fino allo scorso anno, in assenza di politiche inclusive, sono impensabili, piuttosto si tratta di avviare un processo che in Europa perfezioni la permanenza dei residenti, mentre come già detto in Africa blocchi i flussi.

Quando negli anni 50 la vecchia Sincat di Moratti sbarcò in Sicilia, i contadini abbandonarono le campagne. Le scuole di formazione, i sindacati e gli industriali, svilupparono un formidabile quanto sinergico progetto di scuola e lavoro. Se l’Europa ha tanta necessità di lavoratori stranieri, si regolarizzino le loro posizioni, si avvii un intenso programma di formazione e istruzione in generale, si legalizzi con severità ogni tipo di ingaggio lavorativo; non è roba d’altro mondo, i nostri immigrati hanno partecipato, da contadini, allo sviluppo del continente europeo.

Il resto dei 500.000 stranieri in territorio libico, schiavi privi di qualunque speranza, secondo me avranno lo stesso destino dei Latini a Tijuana o Juàrez, luoghi senza spazio e senza tempo per cittadini in attesa di passare il confine.