I dati Ispra di Cgil Sicilia. Il comune capoluogo con 3.522,91 ettari ne ha impermeabilizzato il 17,07%

 

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Affinché un Piano Regolatore Generale di una qualsiasi città risponda ai criteri della sostenibilità, accoglienza e di una buona qualità della vita, a mio avviso, deve fare perno sulla riqualificazione e sulla rigenerazione urbana mettendo in moto tutte le azioni utili per recuperare il patrimonio edilizio esistente non abitato, le aree degradate, gli edifici dismessi e le periferie urbane. Inoltre curare il verde pubblico e possibilmente aumentarne la superficie individuando zone della città dove il verde non esiste o è carente ed individuare aree per i parcheggi ed i manufatti per la cultura, l’istruzione ed il tempo libero. Puntare sui piani di recupero è elemento caratterizzante di una comunità che si vuole porre in modo intelligente, inclusivo e solidale.

Per attuare ciò tutte le azioni debbono essere compiute nel rispetto delle compatibilità ed in funzione delle future generazioni. Tali programmi di recupero e di rifunzionalizzazione debbono essere orientati a migliorare la qualità della vita sociale ed ambientale e (come ha sostenuto il presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania, Giuseppe Platania), nello specifico, ottimizzando la qualità architettonica del costruire e dell’abitare con la messa in sicurezza sismica, con l’utilizzo delle soluzioni di risparmio ed efficientamento energetico, con l’impiego di materiali ecosostenibili e tecniche costruttive della bioedilizia, magari introducendo incentivi e/o detrazioni per gli oneri concessori o nella tassazione comunale. Ciò vale, in particolare, per le Città d’Arte o inserite nell’Heritage List dell’Unesco come Patrimonio dell’Umanità.

ESAGERATO ABUSO DEL SUOLO AGRICOLO - Un PRG disciplina non solo la città, ma tutto il territorio comunale e qui nasce la grande questione del consumo del suolo agricolo. Secondo l’ISPRA in circa sei mesi in Italia viene impermeabilizzata (col cemento) una superficie pari a 5 chilometri quadrati di territorio al giorno, ovvero, in media, poco meno di 30 ettari o ancora vengono persi tre metri quadri di suolo ogni secondo. La Sicilia con il suo 7,18% diventa una delle regioni che maggiormente ha aumentato il consumo del suolo. ­L’ISTAT rileva che dal 1950 al 2011 la popolazione italiana cresciuta del 28%, ha avuto una cementificazione del 166%.

IN SICILIA - Il totale degli edifici ad uso abitativo e’di oltre 1,7 milioni e di essi oltre 130mila sono vuoti o inutilizzati. Ad essi vanno aggiunti gli immobili pubblici ormai abbondantemente sottoutilizzati o abbandonati ed il patrimonio costruito nel dopoguerra oggi spesso fatiscente. Dai dati del censimento ISTAT 2011, presentati ed elaborati dall’Associazione Nazionale Centri Storico Artistici, tra il 2001 e il 2011, Trapani, Enna, Ragusa, Siracusa hanno perso circa il 18% dei residenti dei loro centri storici e oltre il 30% degli immobili dei centri storici risulta abbandonato.

IN PROVINCIA DI SIRACUSA - Nel sito della CGIL Sicilia sono pubblicati i dati ISPRA relativi al consumo del suolo. La provincia di Siracusa si caratterizza tra le provincie più impermeabilizzate sia in proporzione al territorio sia in proporzione ai residenti. Nel 2017 la città di Siracusa con 3.522,91 ettari ha impermeabilizzato il 17,07% sul totale del territorio, Noto con 3.522,91 ettari il 6,39%, Augusta con 2.112, 34 ettari il 19,13%, Melilli con 1.394,44 ettari il 10,29%, Priolo con 1.295,67 ettari il 22,91%, Lentini con 1.293,44 ettari il 10,29%.

In occasione del Convegno su Paesaggio Agrario, tenutosi a Noto il 19 gennaio 2019, il responsabile del Dipartimento Politiche del Territorio della CGIL Sicilia, Salvatore Lo Balbo, ha affermato che non bisogna continuare a consumare suolo, né abbandonare gli immobili pubblici e privati ed essere, invece, parte attiva per tutelare i terreni agricoli. Bisogna partire dalla determinazione dell’estensione del suolo che risulta già edificato, dell’esistenza di edifici inutilizzati, dell’esigenza di realizzare infrastrutture e opere pubbliche e della possibilità di ampliare quelle esistenti, invece che costruirne di nuove, anche perché, a causa del basso tasso di natalità non è previsto un aumento della popolazione. Secondo dati diffusi da studi del CENSIS e dalla Banca d’Italia nel 2065 in Italia, saremo sei milioni in meno.

Per porre un freno ben chiaro al consumo di suolo bisogna puntare sul riuso degli edifici già esistenti, ristrutturando e ammodernando, piuttosto che aggredire ulteriormente il territorio. Bisogna  
impedire la svendita alla speculazione di intere aree del nostro territorio. In un Paese devastato dal cemento come l’Italia, l’esigenza di vedere finalmente tutelate le bellezze paesaggistiche e le preziose coltivazioni si è fatta molto forte e si vuole concretizzare con iniziative e proposte.

Il suolo agricolo del nostro territorio (come in altre parti della Sicilia) rappresenta, in un’economia di scala, un grande valore aggiunto essendo terreno vocato, per gli ottimi microclimi, all’agricoltura biologica e di eccellenza (ad esempio i terreni semiaridi di varie zone per la produzione di vino, olio, mandorle, carrube, ecc.). Infatti, non è un caso che la Sicilia è leader per la produzione di biologico, né è un caso che si prevede (ciò da un ottimo servizio giornalistico di un’autorevole testata) una crescita di arrivi di italiani e stranieri interessati dalla qualità enogastronomica, al paesaggio ed alle aree naturalistiche. Tutto ciò è stato quantizzato per la Sicilia, dal servizio giornalistico citato, in 3,2 miliardi di euro l’anno.