Riguardante gli sversamenti dei reflui nel Porto Grande. Le parti civili: “Illecito commesso anche da altri”

La Civetta di Minerva, 12 gennaio 2019

Il processo contro dirigenti e tecnici della Sai8, famigerata società di gestione del servizio idrico della nostra provincia dal 2008 al 2013 - processo iniziato il 2 maggio 2013 per sversamenti illeciti di reflui non depurati, omesse manutenzioni degli impianti e omesso smaltimento dei fanghi e conseguente inquinamento del Porto Grande, bene naturale e paesaggistico sottoposto a speciale protezione - continua, quasi al riparo dagli occhi indiscreti della cronaca, e comunque nell'atavico sopore dei Siracusani che sembrano aver già dimenticato (e chissà quanti mai hanno saputo) come le tariffe da loro corrisposte ogni mese siano diventate una delle voci più consistenti di una bancarotta da 74 milioni di euro. Una coltre “ovatta” uno degli episodi emblematici degli anni più bui della storia siracusana - quelli tra il 2000 e il 2015 - che resteranno (forse) nel ricordo dei cittadini come quelli del cosiddetto Sistema Siracusa che, lo diciamo qui per inciso, noi della Civetta non riteniamo per nulla "smantellato" ma solo, semmai, scalfito. E quanto lo sia stato, almeno per ora, fino a quando non si saprà compiutamente dei personaggi coinvolti e dell'entità delle individuali responsabilità, è difficile da determinare.

L'udienza è stata fissata dal giudice Carla Adriana Frau al 17 gennaio prossimo per l'audizione delle difese delle parti; ultimo ad essere già stato ascoltato l'avvocato Ezechia Paolo Reale, legale dell'ex presidente del CdA Riccardo Lo Monaco che probabilmente uscirà indenne dalle accuse.

Il pubblico ministero Andrea Palmieri, dopo una approfondita e sapiente ricostruzione tecnica di come (non) abbia funzionato il depuratore consortile negli anni a guida Saceccav, ha in sostanza attribuito al solo amministratore delegato Marzio Ferraglio ogni responsabilità, chiedendo per lui, nell'udienza del giugno 2018, una condanna a 3 anni e 4 mesi. Esenti invece da colpe, secondo il pm, gli altri imputati: Aiello Alessandro, Fiore Rosario, Pappalardo Giampiero, Torrisi Salvatore, quest'ultimo dal novembre 2011 anche co-amministratore delegato.

Una lettura dei fatti non condivisa dalle controparti, in particolare dalle associazioni ambientaliste costituitesi parte civile, convinte invece che tutti, a vario titolo, abbiano concorso all'illecito.

Se non ci fosse stata la correità degli imputati – questo è l'assunto -, non si sarebbe potuta attuare quella "strategia aziendale” finalizzata a garantire i massimi risparmi nel processo depurativo non producendo fanghi secondari che poi avrebbero dovuto esser smaltiti. Sia l'ad Ferraglio che Aiello e Torrisi, nelle qualità rivestite nel tempo di direttori generali e di co-procuratori, avendo ampia autonomia di spesa (gli ultimi due fino a 50.000 euro per la sottoscrizione di contratti e fino a 300.000 per la sottoscrizione di ordini di acquisto), avrebbero avuto sicuramente la possibilità di fare eseguire tutti gli interventi necessari a ripristinare la piena funzionalità dell’impianto e smaltire regolarmente i fanghi perché, se era pur vero che le carenze strutturali del depuratore risalivano nel tempo, si sarebbe potuto comunque provvedere a quegli stessi accorgimenti che, messi in atto dall'ingegnere Nino Di Guardo, custode dell'impianto nel periodo di amministrazione controllata successivo alla dichiarazione di fallimento (20 novembre 2013), ne hanno consentito il corretto funzionamento.

Ma, scrive l'avvocato Paolo Tuttoilmondo, nelle sue conclusioni, "dalla sentenza n. 137/2018 emessa dal GIP presso il Tribunale di Siracusa il 4/4/2018 e divenuta irrevocabile il 12/5/2018 (quella di condanna dei vertici Sai8 per bancarotta, ndr), e dalle mail scambiate tra gli imputati, unitamente alle dichiarazioni dei testimoni, risulta evidente che se da un lato, attraverso una tattica attendista e defatigatoria, si temporeggiava nel noleggio di una centrifuga dal costo mensile di circa diecimila euro, dall’altro se ne spendevano milioni (oltre nove) per pagare servizi di progettazione, consulenti legali e dirigenti".

E infatti, commenta il pm, "Si risparmia sulle centrifughe, sugli straordinari, ma ciò che viene risparmiato sulla pelle del corpo idrico viene poi versato a numerosi professionisti che assistono Sai8, perché Sai8, oltre a produrre rifiuti e fanghi, ha prodotto anche una quantità di contenzioso straordinario, un contenzioso sia civile che amministrativo, e i professionisti - per carità, avranno anche lavorato, non c’è dubbio - venivano pagati con uno zelo particolare, probabilmente anche con qualche deroga dal punto di vista creditorio".

Le cifre sono quelle dettagliate nella scheda che proponiamo e, se ce ne fosse ancora bisogno, mostrano con ogni evidenza quale sia stato il peso dell'avvocato Piero Amara ed altri del suo entourage anche in questa vicenda.

Poco credibile quindi la tesi degli imputati di una carenza di disponibilità finanziarie adeguate per sostenere i costi delle riparazioni e dello smaltimento dei fanghi attribuita soprattutto alla mancata consegna degli impianti da parte di alcuni Comuni della Provincia (7 su 21) - riottosi fino all’ultimo nell’affidamento del servizio alla società - che avrebbe portato a un sensibile decremento degli introiti tariffari.

"L’istruttoria dibattimentale - così l'avvocato Tuttoilmondo - ha ben evidenziato le pratiche palesemente illegali attraverso le quali, nottetempo, in mancanza di vigilanza notturna, l’impianto veniva abbandonato a se stesso lasciando che i fanghi di depurazione dalla vasca di sedimentazione secondaria tracimassero insieme all’effluente attraverso il canale di scarico nel porto di Siracusa, nonché l’utilizzo improprio delle vasche di sedimentazione secondaria e dei digestori anaerobici per lo stoccaggio dei fanghi, che altrimenti avrebbero dovuto essere ulteriormente trattati e smaltiti".

Tutto all'insegna di una logica "sparagnino attendista" come l'ha definita il pm Palmieri: "Una linea di gestione del depuratore al minimo costo, come quando, da ragazzi, per consumare di meno, si lasciava andare la macchina in folle" ha osservato.

Il problema di Sai8 era semplice: iniziata l'attività nel 2008 con un capitale decisamente incongruo di 5milioni di euro, già nel 2009 era stata costretta ad un aumento del capitale per 3 milioni e mezzo; il debito era crescente; i creditori, fornitori di beni e servizi, perdevano la pazienza.

Risparmiare in qualsiasi modo diventava essenziale. Da qui "cercare di centrifugare il meno possibile, ridurre l'ossigenazione per diminuire i consumi di energia elettrica, evitare di pagare i controlli notturni". A quale prezzo? si è chiesto il pm. "Che il bene giuridico ambiente fosse sistematicamente danneggiato probabilmente ogni sera" lasciando aperta la saracinesca di un sedimentatore così che, in due tre ore, l'impianto andasse in una condizione di default dei solidi sospesi e tracimasse. Poi, il mattino, il primo operaio risistemava l’impianto e a metà mattinata, quando la situazione si era normalizzata, si procedeva al campionamento ad uso interno sul refluo in uscita: "un campionamento che tra l’altro - commenta quasi esterrefatto il pm - non riporta l’orario!"

"Il core business di Sai8 non è la depurazione. La depurazione è solo un costo, i soldi si fanno con le bollette" è il senso di tante mail acquisite agli atti.

E la responsabilità di tutta questa gestione, secondo il dottor Palmieri, ricadrebbe, come detto, esclusivamente sull'ad Ferraglio colpevole sia di avere autorizzato il deposito dei fanghi in modo incontrollato, sia per frode nell’esecuzione della convenzione di gestione del Servizio Idrico Integrato, ma non di smaltimento illecito di rifiuti speciali, reato insussistente secondo il pm sulla scorta di una complessa disamina tecnica della natura del reato; disamina per nulla condivisa tanto dal legale di Legambiente Paolo Tuttoilmondo quanto dall'avvocato Pier Francesco Rizza per il WWF.

Già estinti due capi d’imputazione per prescrizione – “sebbene commessi dagli imputati” specifica Tuttoilmondo - l’auspicio è che si riesca per lo meno ad arrivare a una sentenza “giusta” in primo grado perché, a meno di un miracolo, già si sa che non ci sarebbero i tempi tecnici per arrivare alla celebrazione completa del processo in appello a cui sicuramente gli eventuali condannati ricorreranno.

 

GLI IMPUTATI

 

FERRAGLIO Marzio, Amministratore Delegato (dal 26 marzo 2009);

LO MONACO Riccardo, Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante (dal 4 giugno 2008);

AIELLO Alessandro, Responsabile delle Infrastrutture (dal 25 giugni 2006) e di Procuratore Speciale (dal 21 settembre 2011);

PAPPALARDO Giampiero, Responsabile del Coordinamento del servizio Gestioni (dal 3 ottobre 2011) e di Procuratore Speciale (dal 25 ottobre 2011);

TORRISI Salvatore, Direttore Generale Gestioni Reti ed Impianti (dal 15 novembre 2010), di Procuratore Speciale (dal 21 settembre 2011) e di co-Amministratore Delegato (dal 15 novembre 2011);

FIORE Rosario, Responsabile della manutenzione del depuratore (dal 2 settembre 2008);

DISTRAZIONE DI FONDI€ 9.174.807,79

Pagamenti di servizi di progettazione e consulenze legali a favore di:

SACCECAV DEPURAZIONI SACEDE S.P.A socio privato della SAI 8 per € 5.975.931,92= per l’anno 2011.

DIANECO S.R.L., il cui capitale era detenuto interamente da Casadei Monica e Ferraglio Marzio, per gli anni dal 2008 al 2011 per € 201.067,67=;

AVV. PIETRO AMARA, tra agosto 2011 e dicembre 2012 per € 1.216.810,66=;

AVV. ATTILIO TOSCANO, tra maggio 2011 e dicembre 2012, per € 1.009.267,54;

P&G CORPORATE S.R.L. (società riconducibile all’avv. Amara) tra giugno 2011 e maggio 2012 per € 344.900,00=;

TSL CONSULTING S.R.L. (società riconducibile all’avv. Toscano) tra maggio e dicembre 2011 per € 384.530,00=;

STEFI S.R.L. tra luglio 2011 e giugno 201 per € 42.300,00=.