Catena Fiorello, autrice di “Picciridda” e Premio Elsa Morante 2018: “Dacia mi ha detto: da Verga alla Morante la tua prosa mi ha ricordato molto il verismo”. “Una figura fondamentale è stata per me la professoressa Rosa Peluso”

Martedì 27 novembre alle ore 17.30, presso l’Urban Center di via Nino Bixio a Siracusa, si terrà una conversazione – promossa dall’Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Siracusa, dalla Demea Promozione eventi culturali e naturalmente dalla Biblioteca comunale di Siracusa – con Catena Fiorello, autrice di “Picciridda” e Premio Elsa Morante 2018. Ad introdurre l’incontro, che ci auguriamo sia foriero di sempre più frequenti iniziative culturali in questo spazio recuperato – pensiamo al recente Festival dell’Educazione –, i saluti dell’assessore alla Cultura e al Turismo Fabio Granata.

“La Civetta di Minerva” ha intervistato per voi Catena Fiorello, autrice e conduttrice televisiva e soprattutto scrittrice (ricordiamo “Casca il mondo, casca la terra” per i tipi di Rizzoli e “L’amore a due passi” pubblicato da Giunti), che ringraziamo per la gentilezza e la disponibilità.

L’evento all’Urban Center di Siracusa sarà una bella occasione per parlare non solo dei suoi ultimi libri, ma anche – se vuole – per anticiparci qualcosa del suo prossimo lavoro. Il suo è un percorso in cui riusciamo a intravedere un grande amore per la propria terra, l’attenzione e la sensibilità verso le figure femminili e l’infanzia in particolare e la propensione a narrare storie di rinascita. Si ritrova in queste parole? Cosa può dirci del suo libro in preparazione?

Riguardo al mio ultimo romanzo, ho deciso di dire ancora poco perché uscirà a febbraio e arriverà il momento giusto per parlarne, ma sicuramente posso anticipare che anche questa volta parlo della storia di una donna. Io sono molto affascinata dal mondo femminile. Da sempre la mia storia, i miei romanzi raccontano appunto di una “Catena” che è proprio attratta dalla forza femminile, dalle figure di donne che, anche quando sono apparentemente deboli, poi rivelano invece una forza interiore incredibile e questo aspetto credo che appartenga al 99,9 per cento delle donne. Siamo forti.

Il suo legame con Siracusa... ci racconta cosa la lega alla nostra città?

Il mio legame con Siracusa – è chiaro – nasce dal fatto che io ho abitato per tutta l’infanzia e la mia giovinezza fino a ventitré anni alle porte di Siracusa, ad Augusta. Per noi Siracusa era la grande città oltre a Catania, dove andare a fare le compere, a cercare le cose che non trovavamo nel nostro paese. Il mio legame con la città nasce anche da un altro elemento, quello della scuola. La mia insegnante di Greco, Rosa Peluso, che è di Siracusa, per me è stata un punto fondamentale nella vita e quindi una figura veramente importantissima perché ha lasciato dei segni ben precisi nella mia formazione: io associo sempre Siracusa alla professoressa Peluso, quindi quando vengo qui cerco sempre di incontrarla. E poi la bellezza, la storia di Siracusa… come fare a non innamorarsi di quella città?

La sua è una famiglia particolarmente talentuosa... evidentemente i suoi genitori hanno lasciato un'impronta fortissima sui figli che, pur in campi diversi, hanno mostrato tenacia e indubbie capacità. Come riflesso di tutto questo nella sua scrittura mi piace citare “Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Ricordi, sogni e ricette di una famiglia come tante. La mia” e “Un padre è un padre”, pubblicati entrambi da Rizzoli. Qual è il lascito della sua famiglia, l'impronta che di loro si è scavata in lei? Oggi i ragazzi hanno bisogno più che mai di modelli e radici, che in questa società liquida - direbbe Bauman - tendono a smarrirsi. Cosa si sentirebbe di dire a un giovane di talento per incoraggiarlo a intraprendere la strada della scrittura?

Mi fa molto piacere che lei citi Bauman, i concetti che questo sociologo ha lasciato. Tutto ciò che lui ha affermato riguardo alla nostra società senza punti di riferimento, appunto appellandola come “società liquida” ma anche riguardo al pensiero, al mercato del lavoro, alla politica, ci dice che la nostra è una società che mira a gratificare l’individuo solo attraverso il consumo, quindi cosa rimane di questo? Qualche decennio fa ogni individuo si sentiva rassicurato dal gruppo, dai vicini di casa, dalla famiglia, dallo Stato, dalla società che lo circondava.

Noi fratelli – ma credo tantissimi della nostra generazione – dobbiamo davvero ringraziare i nostri genitori perché ci hanno permesso, pur avendo pochissimo, di essere felici e di trascorrere un’infanzia e una giovinezza serena, perché sono stati in grado di darci gli strumenti per fare la differenza, per capire che in fondo (sembrano banalità, discorsi triti e ritriti, ma sono comunque la base di ogni individuo) tutto sta nel cercare la propria strada.

Assolutamente io non ho nulla da consigliare a un giovane che vuole intraprendere la mia strada: non mi sento nella condizione di poter dare dei consigli perché ogni strada è troppo personale; ogni individuo fa un percorso ben preciso e la ricetta per tutti non c’è: ogni strada è lastricata di fatica e di sudore e ognuno di noi con tutte le sue forze deve capire che cosa gli assomiglia di più. Io non mi sento talmente modello da poter dire agli altri cosa fare. E poi, cara Maria Lucia, aggiungo che io mi sono tenuta sempre tenuta alla larga da quelli che dispensano consigli, che sanno sempre tutto: mi inquietano moltissimo quelli che hanno tante certezze. Io vivo perennemente nel dubbio e qualche volta invece nella convinzione di aver fatto male; guardo come grandi misteri a queste persone che hanno sempre un consiglio da dispensare.

“Abitavo in un paese affacciato sul mare, e mi sentivo la figlia della gallina nera. E non una qualunque, ma la nera più nera che si potesse immaginare. Le bambine fortunate, invece, quelle a cui era capitato un destino diverso, erano figlie delle galline bianche. Ma questa è un'altra storia”. Con “Picciridda” lei ha vinto il Premio Elsa Morante 2018 (sezione ragazzi) narrando una storia ambientata negli anni Sessanta ma che apparenta l’emigrazione italiana in Germania alla migrazione interna di quegli stessi anni e alla nostra attualità magmatica e contraddittoria. Una grandissima soddisfazione, credo, quella di vedersi associate alla Morante, “cantrice” dell’infanzia e delle sue ferite…

Quando Dacia Maraini mi ha incontrato dietro le quinte mi ha detto: “Catena, il libro è stupendo e davvero questo premio calza a pennello perché per certi versi da Verga alla Morante la tua scrittura mi ha ricordato molto un verismo, la capacità di tradurre in realtà cruda con le parole ciò che circonda le persone e in particolare una bambina di undici anni”. Per me è stato davvero il vero battesimo della mia scrittura.