Le inventano tutte: proposta pubblicitaria alla Civetta, da noi rifiutata, con link che catturino eventuali scommettitori

La Civetta di Minerva, 24 novembre 2018

Scambio di mail con La Civetta. Dopo un primo messaggio inviato al giornale alla fine di ottobre, nel quale ci si chiedeva di pubblicare (a pagamento) un articolo sul nostro sito on line (lacivettapress.it), il 5 novembre la nostra interlocutrice, Daniela Quaglia, torna alla carica: “…Mi chiedevo se foste ancora interessati di ricevere un articolo editoriale”. L’indomani il direttore della Civetta rispondeva: “In cinquant'anni di giornalismo non ho mai chiesto una lira a chi collabora con noi e non comincerò certo ora. Invii l'articolo: sarà pubblicato solo se interessante, condivisibile e se non cozza con i nostri valori. Il direttore, Franco Oddo”.

A stretto giro di posta, riceviamo una mail di rimando: “Gentile Dott. Oddo, grazie per la cortese risposta. In realtà le ho scritto essendo questo un caso di collaborazione particolare, nel senso che il mio cliente è un leader del settore del poker, ma l’articolo verrebbe scritto rispettando la linea del Suo sito Web. Le invio un esempio di articolo scritto da noi. Come può vedere l’articolo parla di tecnologia e ambiente. Solo un link “canali di giocatori famosi” è diretto al sito del mio cliente.
http://www.tuttolevante.it/2018/08/31/leggi-notizia/argomenti/attualita-2/articolo/internet-in-pericolo-a-causa-del-cambiamento-climatico.html

Gli articoli prodotti dai nostri editor specializzati contengono dalle 650 alle 800 parole. Il nostro Team è composto da professionisti capaci di integrare perfettamente l'argomento con la tematica trattata all'interno del sito. Ogni articolo deve contenere almeno due link (dofollow), un'immagine e non deve essere etichettato come sponsorizzato".

E noi quell’articolo l’abbiamo visto, eccome se l’abbiamo visto! Invitiamo a leggere anche voi.

Il titolo: Tutto quello a cui siamo abituati potrebbe scomparire nell’arco dei prossimi decenni

Tutto quello a cui siamo abituati potrebbe scomparire nell’arco dei prossimi decenni. La realtà quotidiana come oggi la conosciamo e di cui il web ne rappresenta il circuito nervoso, potrebbe essere messa in serio pericolo dal cambiamento climatico. L’aumento del livello degli oceani, secondo una ricerca effettuata dalla University of Oregon e dalla University of Wisconsin–Madison metterà in pericolo le attuali infrastrutture, in particolare i cavi in fibra ottica e gli hub di smistamento della rete. Le aree costiere saranno quelle maggiormente interessate con città come Seattle, Miami e New York che vedranno parti del loro tessuto urbano sommerse dalle acque.

Un simile scenario non è fantascienza, ma il risultato dello studio condotto da Ramakrishnan Durairajan, Carol Barford e Paul Barford che hanno confrontato le proiezioni del NOOA (National Oceanic and Atmospheric Administration) con la mappa della struttura della rete su scala mondiale estrapolata dai dati del sito Internet Atlas. Il risultato si è rivelato tutt’altro che rassicurante. Già un primo assaggio di ciò che potrebbe accadere si è verificato con gli scenari catastrofici e drammatici seguiti al passaggio degli uragani Sandy e Irma, avvenuti rispettivamente nel 2012 e nel 2017. In entrambi i casi i cavi in fibra ottica se pur concepiti per resistere all’acqua, non hanno però sopportato il lungo periodo di immersione conseguente alla devastazione. In particolare nel caso di Irma, la città di New York è stata vittima di un black-out della Rete con ha provocato disagi notevoli sia dal punto di vista economico che sociale.

La nostra intera vita quotidiana è infatti basata sull’infrastruttura invisibile e pervasiva di Internet. Pensiamo solo alle implicazioni di un black-out nel settore del trasporto aereo. Un collasso del sistema avrebbe conseguenze disastrose sulla sicurezza dei passeggeri, sul trasporto delle merci e metterebbe in ginocchio la moderna società dei trasporti che tanto dipende dalla rete. Per non parlare del settore milionario dell’intrattenimento. Le ripercussioni del cambiamento climatico di cui abbiamo parlato dovrebbero essere un potente campanello di allarme per tutte quelle piattaforme che offrono servizi di streaming. Il pensiero va allora a colossi come Prime Video la cui offerta di contenuti video on demand si basa sull’efficienza di quelle stesse reti che appaiono oggi così fragili di fronte alle forze della natura. Stesso discorso per Twitch, la celebre piattaforma di streaming di videogame che negli ultimi anni ha battuto ogni record. Gli streamer di Twitch sono aumentati progressivamente fra i gamers ma anche fra i professionisti del poker, con canali di giocatori famosi, così come streamer meno conosciuti che hanno trovato un proprio spazio all’interno della piattaforma. Un collasso della rete provocherebbe un danno irreparabile in termini economici e di immagine. Le comunicazioni stesse risentirebbero in maniera negativa dell’eventuale innalzamento del livello del mare, là dove centri come Miami, Seattle e in particolare New York sono hub essenziali nella trasmissione di news e contenuti.

Citiamo questi centri perché emergono dallo studio dei tre ricercatori come quelli più vicini alla costa e quindi più vulnerabili alle conseguenze del cambiamento climatico. Ciò non toglie che le conseguenze si farebbero sentire non solo in queste aree. Le fragilità del sistema sono individuabili infatti anche in luoghi lontani dal mare. L'ondata di calore di cui l’Australia è stata vittima nel 2015 ha provocato un surriscaldamento dei data center e un conseguente blocco della rete Internet per un periodo prolungato. Quello che appare evidente dallo studio delle due università è la fragilità stessa del nostro sistema che sembra impreparato a gestire un futuro sempre più imprevedibile. La necessità di ripensare il nostro attuale sistema dei consumi è dunque fondamentale se vogliamo mantenere l’efficienza di una rete come oggi la conosciamo. E del resto scegliere di rinunciarvi è ancora più fantascientifico degli scenari più catastrofici. Adottare delle contromisure non è più un’opzione, ma una necessità.

Potrebbe risultare utile a questo proposito leggere o rileggere il classico di Jared Diamond Collasso. Come le società scelgono di vivere o morire. Un saggio illuminante che ci spiega con ricchezza di dettagli e informazioni come società del passato e del presente hanno risposto in maniera diversa ai cambiamenti ambientali che si sono trovate ad affrontare. La risposta a simili domande non sempre è stata positiva per le diverse società e fare tesoro di simili lezioni è il primo passo per riconoscere la necessità di un cambiamento.

Fin qui l’articolo. Ma che succede se si clicca su “canali di giocatori famosi” in azzurro e sottolineato? Si apre questa pagina: “I migliori streamer di poker su Twitch che forse non conoscete... Poker e Twitch, accoppiata perfetta. Ad oggi, Twitch è la piattaforma di streaming numero uno al mondo, con oltre 2 milioni di broadcaster unici al mese, ed è perfetta per i giocatori di poker che vogliono mostrare le proprie partite, esprimere la propria personalità e far crescere una community di spettatori attivi e coinvolti… In basso è scritto: Gioca adesso sul sito di poker più grande d'Italia”, tutto questo con video e foto. Da un articolo “ambientalista” si è catapultati, dunque, nel mondo del gioco d’azzardo.  E, per ampliare l’offerta, nella proposta ricevuta si chiede alla Civetta di suggerire noi il tema dell’editoriale… Come dire, di checchè si scriva l’importante è che all’interno vi sia il richiamo al sito on line del gioco d’azzardo.

Naturalmente, abbiamo declinato l’offerta di pubblicità. Il direttore ha risposto: “Cara signora, ho ricevuto tante richieste di messaggi pubblicitari a favore dei giochi d'azzardo on line ma è la prima volta che mi imbatto in una strategia comunicativa che coniuga i temi ambientali - da noi sempre trattati - con gli interessi delle imprese che operano in quel settore. Un'idea, certo, innovativa. Ma sono costretto a dire "no" ancora una volta perchè noi lottiamo contro il gioco d'azzardo, che impoverisce le famiglie, molte volte le frantuma, rende ossessivi i giocatori e costituisce una piaga sociale. E, come le ho già detto, i nostri valori prevalgono su qualsiasi altro nostro interesse commerciale. Franco Oddo”