Il biblista: “L’abisso che separava gli uomini da Dio è stato colmato con l’Immacolata, non solo nell’Annunciazione a Nazareth ma soprattutto diventando la discepola perfetta. In quest’ultimo evento è la Madre che nasce dal Figlio”

 

La Civetta di Minerva, ottobre 2018

In agosto abbiamo celebrato l’Immacolata che intendiamo come il concepimento senza macchia della Vergine Maria. Questo non è legato alla verginità di Maria e al concepimento di Gesù, ma solo ed esclusivamente alla figura femminile della Vergine Maria che è stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Possiamo chiarire meglio, padre Alberto Maggi?

Sappiamo che l'inizio e la fine della vita terrena di Maria corrispondono al compimento del progetto che Dio ha sull'umanità quando nella Genesi leggiamo: “Creati a immagine e somiglianza di Dio”. Inoltre, possiamo continuare con: “chiamati a diventare suoi figli gli uomini realizzano questa somiglianza nella vita terrena mediante la pratica dell’amore che porta a oltrepassare la soglia della morte”. La Chiesa, presentando Maria come modello perfetto di questo itinerario di figliolanza e di somiglianza, ne celebra l'ingresso nell'esistenza terrena con l'Immacolata e quello nella sfera di Dio con l'Assunta.

Queste verità hanno un riferimento nel Nuovo Testamento?

No, appartengono al patrimonio di fede del popolo cristiano, sono nate dall'intuito della gente più che dalla speculazione teologica.

Allora spieghiamo “Immacolata”

La Chiesa intende per questo quel groviglio di colpe che impedisce la piena comunicazione di vita tra Dio e l'umanità non pesa su Maria. Questa condizione non è statica, data una volta per sempre, bensì dinamica: la creatura è invitata a collaborare attivamente al dono del Creatore, sintonizzando il suo amore sulla stessa lunghezza d'onda di quello di Dio, “che ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi ed immacolati per mezzo della carità”. Maria viene presentata dagli evangelisti come il segno tangibile di quel che Dio può realizzare con ogni creatura che non metta ostacoli alla potenza del suo amore e si lasci colmare dal suo Spirito.

In sintesi?

L’Immacolata è il sigillo dell'ottimismo di Dio sull'umanità, il segno di quanto stimi l'uomo, di come abbia bisogno di ogni persona per portare a compimento la sua creazione ed essere Padre per tutti gli uomini. L’abisso che separava gli uomini da Dio è stato colmato con l’Immacolata: la creatura può essere intimamente unita al suo Creatore. Questa piena comunione, possibile a tutti gli uomini, è frutto di un processo di crescita nella fede che è stato vissuto anche da Maria. L'itinerario di fede di Maria si può racchiudere nelle due annunciazioni. Ogni annunciazione è una chiamata da parte di Dio alla pienezza di vita. Nella prima il Dio di Israele si rivolge alla ragazza di Nazareth, nella seconda Gesù, il “Dio con noi”, interpella sua madre. La prima annunciazione culminerà nella nascita dell'Uomo-Dio, la seconda in quella della discepola perfetta. Nella prima annunciazione, Dio, rimasto inascoltato dal sacerdote nel Tempio, si rivolge “a quel che il mondo disprezza”, ad una donna sposata nella malfamata Nazareth, e le chiede di diventare la madre di suo Figlio. Pienamente fiduciosa nel suo Dio, Maria accetta la proposta di vita che aveva dentro di sé. La seconda chiamata avviene in un clima altamente drammatico: tutto il clan familiare ha deciso di catturare Gesù ritenuto ormai demente. Egli presentatosi come l'inviato del Signore, si è comportato infatti come un nemico di Dio, trasgredendo i precetti e comandamenti più sacri, e mentre le autorità religiose lo bollano come bestemmiatore eretico ed indemoniato, per la gente è solo un pazzo a cui lanciare pietre La richiesta dei famigliari di Gesù “Tua madre e i tuoi fratelli ti vogliono”, è interrotta dalla fredda risposta del Cristo: “Chi è mia madre”? Per Gesù suoi intimi sono solo quelli che lo seguono e come lui vivono la volontà del Padre traducendola in un amore incondizionato che si rivolge a tutti.

Un drammatico momento!

Già e Maria deve scegliere: o resta con il clan famigliare, che ritiene Gesù un matto, e salva così la sua reputazione, o segue il figlio, conosciuto per essere “un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori”. A Nazareth la Vergine s'era fidata dell'invito rivoltole dal suo Signore e da questo suo assenso era nato il Messia di Dio. In questa seconda annunciazione, più sofferta e matura, Maria risponde ancora con un sì all'invito alla pienezza di vita che le viene dall'Uomo-Dio e che la condurrà a una nuova nascita: la sua. Ora sarà la madre che rinascerà dal figlio: nuova nascita che avverrà “dall'alto”, da colui che, innalzato in croce, trasformerà la madre nella fedele discepola. Coronamento della prima annunciazione era stata la beatitudine con la quale si aprono i vangeli: “Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore”; la seconda annunciazione troverà la sua formulazione nella beatitudine con la quale i vangeli si chiudono: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”. L'annunciazione di Nazareth culmina a Betlemme, dove lo sfolgorio di luce della gloria del Signore avvolge la nascita del Figlio, e pastori e magi sono in adorazione, l'altra sfocerà nelle tenebre di Gerusalemme, dove bestemmie e sberleffi accompagnano la morte del Cristo e la nascita della Donna. Presso la croce l’evangelista non presenta una madre schiacciata dal dolore, che comunque sta vicina al figlio anche se questo è un criminale, ma la coraggiosa discepola che ha scelto di seguire il maestro a rischio della propria vita, mentre gli apostoli, che avevano giurato di esser pronti a morire per lui, sono vigliaccamente fuggiti. Sul Gòlgota, più che una madre che soffre per il figlio, l’evangelista Giovanni mostra la discepola che soffre con il suo Maestro, la Donna che condivide la pena dell'“Uomo dei dolori”. Maria ha preso la sua croce, e si è posta a fianco del giustiziato contro chi lo ha crocifisso, schierandosi per sempre a favore degli oppressi e dei disprezzati.

Non è stato facile per Maria, una donna di quell’epoca.

Infatti, per schierarsi col crocifisso si è messa contro la propria famiglia e ha dovuto rompere con la religione che nella persona del suo rappresentante più alto, il Sommo sacerdote, aveva scomunicato Gesù. Infine, scegliendo il condannato, ha osato pure mettersi contro il potere civile che giustiziava quel Galileo come pericoloso rivoluzionario. Maria presso il patibolo aderisce attivamente a Colui che “rovescia i potenti dai troni” accetta, come Gesù, di essere considerata un rifiuto della società pur di non venire meno all'impegno di essere presenza dell'amore di Dio in mezzo al mondo. Infine, Maria “assunta” in cielo è la firma di Dio sul progetto “uomo”, un uomo che si lasci coinvolgere dall'azione vivificante dello Spirito santo. Tale glorificazione è il destino di quanti Cristo ha fatto fratelli perché, come scrive Paolo, quanti seguono il Signore “siedono nei cieli, in Cristo Gesù”, sono come lui vincitori della morte e continuano a vivere per sempre. Per Maria l'assunzione è la normale conclusione di un'esistenza straordinaria: fin da Nazareth si è diretta sempre verso scelte di vita, si è fidata della fantasia di quel Dio che trasforma tutte le cose in bene, e fa sì che quelle che sembrano pietre, siano invece pane; un Dio che sceglie quel che nel mondo è disprezzato per farne oggetto del suo amore e fa sì che un'anonima ragazza di uno sperduto villaggio venga “proclamata beata da tutte le generazioni”.