Vi sono localizzati importanti impianti di raffinazione, generazione elettrica, costruzione di auto e treni, aerospazio, microelettronica, farmaceutica…

 

La Civetta di Minerva, ottobre 2018

Nonostante la durissima crisi che ha investito il nostro sistema economico e quello delle regioni meridionali negli ultimi dieci anni, le risorse industriali localizzate nel Meridione sono ben più ampie di quanto non si pensi. Pertanto esse potrebbero concorrere alla ripartenza dell’intero Paese. Le vicende Ilva e Alcoa – che dall’estate 2012 stanno caratterizzando insieme ad altre le nostre cronache sindacali - stanno dimostrando infatti che produzioni strategiche per l’Italia come l’acciaio e l’alluminio si localizzano in Puglia e Sardegna e che, pertanto, nei loro territori e nelle fabbriche che vi sono insediate dovranno essere difese o ripristinate.

Se si volessero salvaguardare le più elevate capacità di raffinazione dell’Italia, bisognerebbe farlo nel Meridione e più in particolare in Sicilia – ove è in esercizio il grande polo di Priolo-Augusta con le raffinerie della Isab, controllata ormai dalla russa Lukoil, e della Exxon venduta da poco alla algerina Sonatrach, l’altro di Gela con l’Eni Refining&marketing, e quello di Milazzo con la Ram – poi in Sardegna ove a Sarroch (CA) ed ancora con l’imponente raffineria Saras della famiglia Moratti, e infine a Taranto ove è localizzato un'altra raffineria dell’Eni. Anche i grandi stream cracker della Versalis dell’Eni (ex Polimeri) sono localizzati a Brindisi, Priolo (è il più grande impianto di produzione d’etilene europeo) e Porto Torres, ove sta per partire un massiccio investimento della società, in joint-venture con Novamont, per produrre chimica verde. Esistono poi i pozzi petroliferi della Basilicata che sono i maggiori on-shore d’Europa, mentre forti poli della produzione di materie plastiche sono in esercizio a Brindisi e nel Salernitano, e quelli di vetri piani e di contenitori sempre in vetro per oli, vini e birre sono insediati con grandi multinazionali a San Salvo (CH), Manfredonia, Bari e in Sicilia.

Nel Sud inoltre sono ubicati alcuni dei più potenti impianti di generazione elettrica – da quelli dell’Enel a Brindisi, Presenzano, Rossano Calabro, Termini Imerese e nel Sulcis a quello a turbogas dell’Enipower sempre a Brindisi (la maggiore per potenza in Italia della società), da quelli del gruppo Sorgenia a Termoli e Modugno (Ba) ai siti dei Gruppi Edipower ed E.On. Anche energia eolica e fotovoltaico trovano nel Meridione la maggiore potenza installata; a Taranto inoltre produce aerogeneratori lo stabilimento (distribuito su tre siti) della multinazionale danese Vestas, il più grande in Italia per numero di addetti.

Anche la costruzione di auto, veicoli commerciali leggeri, macchine movimento terra e componentistica trova i suoi punti di forza negli stabilimenti di Fiat Auto e Fiat Industrial di Pomigliano, Atessa (CH), Melfi (PZ), e Lecce – tutte circondate da forti nuclei di piccole e medie imprese di subfornitura – e nelle grandi fabbriche di componentistica sempre del Gruppo torinese a Sulmona, Termoli, Foggia, Caivano, Bari e negli altri stabilimenti di elevate dimensioni (per occupati) di Bosch, Denso, Dayco, Getrag, Skf, Graziano Trasmissioni, Bridgestone, distribuiti fra Abruzzo, Campania e Puglia. È presente nel Meridione anche la costruzione di treni a Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Villacidro in Sardegna con Ansaldo Breda, Firema e Keller. Vi sono ancora i due forti poli per numero di aziende e addetti dell’aerospazio del gruppo Finmeccanica e della Avio, insediati nell’area napoletana e a Brindisi con robuste propaggini a Benevento e in Puglia a Foggia e Grottaglie – sono fra i cinque a livello nazionale insieme a quelli di Lazio, Piemonte e Lombardia. E poi altre aziende strategiche per il Paese, localizzate nel Mezzogiorno, sono la St Microelectronics nell’Etna Valley a Catania nell’Ict, le industrie farmaceutiche multinazionali Sanofi Aventis, Merck Serono, Novartis e Pfizer a l’Aquila, Torre Annunziata, Bari, Brindisi e Catania, la cantieristica a Castellammare, Palermo e Messina – con il più grande Arsenale della Marina Militare a Taranto. Il comparto agroalimentare è diffuso in tutto il Sud con stabilimenti di big player internazionali del comparto, ma anche di eccellenti produttori regionali, e poi ancora c’è da segnalare le industrie cementiere, della carta e cartotecnica, dell’abbigliamento in Campania, Puglia e Sicilia, e del legno-mobilio.

Si può dire che nelle regioni meridionali non siamo affatto all’anno zero e che il Sud è una grande area industriale europea. Certamente non è paragonabile all’area del centro nord. Nonostante tutto è il Sud a pagare ancora una volta il prezzo più pesante della crisi, in termini di occupazione e rischio di desertificazione industriale. Da dati Istat 2017 al sud Italia esiste il triplo dei disoccupati rispetto al nord in un’area che concentra il 27% degli occupati nazionali. Il tasso di occupazione è sempre sceso in questi ultimi anni. Ciò indica che l'Italia continua a viaggiare a due velocità. L'Italia, in sostanza, rimane spaccata in due. Il presidente Giannola di Svimez (associazione per lo sviluppo dell'industria nel mezzogiorno) analizzando la situazione a Napoli in un convegno sul rilancio dell’economia meridionale tenutosi nel 2017 sottolineava che bisognava pensare al mezzogiorno come un’area degna di intervento, invece di curarla come una parte separata del paese, perché ciò non è solo inopportuno ma rischioso per il Paese nel suo complesso. Oggi l’Italia ha bisogno di un grande progetto di sviluppo per riprendere a crescere e non può fare a meno del Mezzogiorno come fulcro di una leva che possa riportare tutto il sistema a crescere e questa crescita gioverebbe molto di più di quanto non si crede allo stesso centro nord del Paese. Occorre rivedere molti dei luoghi comuni su questa grande locomotiva che ci trascina e sul sud che fa solo da zavorra, concludeva Giannola. È una dichiarazione che fa riflettere.