Fiero dei suoi 98 anni, Antonino sorride, spalancandomi la porta di casa, in una zona tranquilla di Siracusa, fra qualche aiuola, bazzicata da cani e gatti di quartiere. Vedovo da qualche anno, era in cerca di compagnia. Perfettamente autosufficiente, impeccabile nel modo di vestire, chioma bianca, mocassini neri lucidi, mi invita a sedermi porgendomi una sedia e mi serve un bicchiere di aranciata fresca... poggia la bottiglia sul tavolo, si siede accanto a me ed inizia a raccontare in maniera caotica, iniziando così: "Signorina... o signora.... iu do scogghiu sugnu...." nato il 21-04-1920 a Siracusa, precisamente nella splendida isola di Ortigia, primo di sette fratelli, chiamato in Marina poco dopo la morte della sua adorata mamma, promesso sposo di Iolanda.

La guerra, la nave colpita da un siluro. Salvo per miracolo, si ritrovò in acqua insieme a pochi altri sopravvissuti. Il mare sempre più scuro e attorno silenzio e morte. Solo il rombo degli aerei da guerra che sorvolavano il Canale di Sicilia. Nessun soccorso. Poche speranze di uscirne vivi.... forse il miracolo sarebbe durato poco... Rimasero vicini, sostenendosi l'un l'altro, fisicamente e moralmente, per più di una settimana. Nino, con le sue quattro ossa sembrava ormai arrendersi, gli occhi stentavano a rimanere aperti. A un certo punto si chiusero del tutto, e si abbandonò al mare, e ai suoi ricordi, che diventavano sogni sempre più lontani: la sua Ortigia, il porto, i suoi viali alberati, chissà se l'unica sorella, rimasta con le zie, era al sicuro.... e la sua amata Iole... chissà dov'era... Quando in città suonava l'allarme, la gente si rifugiava dentro le Catacombe. Quelle di San Giovanni e di Santa Lucia erano le più capienti. La struttura di quelle di San Giovanni è tuttora costituita da una galleria principale chiamata Decumaus Maximus, dalla quale si diramano ad angolo retto dieci gallerie secondarie chiamate Cardines, che conducono ad altrettante rotonde (cappelle circolari) ricavate da antiche cisterne per la raccolta dell'acqua, in seguito riutilizzate per la sepoltura di personaggi illustri. I rifugiati dormivano nei loculi, spesso portavano con loro coperte e viveri. Mentre il camminamento sotterraneo delle Catacombe di Santa Lucia collegava Borgata e Ortigia. Nino ad occhi chiusi, allo stremo delle forze, sperava che almeno il padre, la sorella, e le zie, si fossero messi in salvo.

All'improvviso il rumore sempre più vicino di un'elica. Qualcuno si era accorto di loro. L'elicottero si avvicinò. Nino per un attimo riaprì gli occhi, la vista offuscata dalla fame. Immaginò fosse un angelo che sbattendo le ali scendesse per portarlo con sé. Si risvegliò sull'elicottero accanto ad altri commilitoni. Fu il giorno in cui tornò al mondo dopo aver attraversato un inferno liquido!

Dopo quel terribile episodio in cui fu costretto a guardare la morte in faccia, ogni difficoltà della vita gli parve una sciocchezza. Ogni ostacolo divenne superabile. Riuscì a riabbracciare la sua famiglia, la sua amata; si mise a lavorare come bracciante; in seguito, con altri soci acquistò un peschereccio e sposò Iole. Presto partirono per Liegi (Belgio) in cerca di un lavoro migliore e più proficuo. Lì nacquero i loro sette figli. Il suo lavoro di manovale era ben retribuito ma quando i due figli maggiori terminarono gli studi, insieme a lui misero su un'impresa di trasporti. Per anni il lavoro di autotrasportatore andò a gonfie vele.

Iole però aveva nostalgia della sua amata Siracusa, ripensava spesso con le lacrime agli occhi alle loro passeggiate da fidanzati, in piazza Santa Lucia, ai sedili sotto gli alberi dove trascorrevano ore a guardarsi tenendosi le mani, senza dire nulla, ascoltando solo il cinguettio dei passeri fra i rami, al calar del sole. Quando Nino fu in pensione il sogno di Iole si avverò: tornarono a Siracusa, anche se solo con due figlie al seguito, gli altri rimasero in Belgio, non avendo intenzione di lasciare il lavoro, la casa, la famiglia. Si presentò un'occasione e Nino la colse al volo: l'appartamento in piano rialzato, in quella zona tranquilla, dove per diversi anni furono felici.

Poi la malattia di Iole. La consumava lentamente fino a non parlare più e a muoversi sempre meno. L'alzheimer la spegneva giorno dopo giorno. Oggi, dopo pochi anni dalla sua morte, una volta a settimana, Nino si reca al cimitero di Città Giardino, in periferia di Siracusa, dove Iole riposa, a portarle uno splendido mazzo di fiori ogni volta sempre diversi.

Lui, grazie a Dio, ancora guida la macchina! Vista perfetta, riflessi sempre pronti. Ed è anche un ottimo cuoco: ho avuto il piacere di gustare la sua matalotta di pesce, e la sua specialità: Le impanatelle fritte al pomodoro, tuma, e alici.

"Adesso mi voglia scusare, ma devo andare a fare un po’ di spesa... Ci vediamo domani?" E mi saluta con lo stesso sorriso con cui mi ha accolta, e mi si allarga il cuore. Usciamo insieme dal portone, un altro cenno di saluto, poi, agile come un grillo, salta sulla sua Peugeot e rapidamente scompare dietro alcuni antichi palazzi della zona Borgata. Credo proprio che, di questo passo, arriverà minimo a 150 candeline!