Fare intervenire le associazioni nell'informazione e comunicazione verso i cittadini. Riorganizzare il gruppo di ispettori ambientali e potenziare l'ufficio del settore ambiente. Estendere velocemente il sistema di raccolta porta a porta in tutti i quartieri della città. 

 I cambiamenti vanno governati, gestiti, curati continuamente nel tempo, discussi, condivisi con gli altri, e non imposti dall’alto. Il cambiamento di gestione dei rifiuti da un sistema di raccolta di prossimità ad un sistema di raccolta porta a porta non si sottrae a questa regola generale e richiede che tutto ciò sia fatto. Siracusa di fronte a questo cambiamento epocale verso un sistema di raccolta domiciliare ha mostrato paura, tende a resistere, a rimanere bloccata e a ritirarsi piuttosto che muoversi verso il raggiungimento degli obiettivi. Il risultato è una città che in questa estate di cambiamento avrebbe richiesto lo straordinario ma è riuscita a fare solamente in parte l’ordinario. A dimostrazione di tutto ciò sono stati i continui solleciti da parte dei rappresentanti delle associazioni della città e delle contrade marine, le lamentele dei siracusani, dei turisti, di fronte a cumuli di spazzatura in ogni dove, alla mancanza di spazzamento, al fenomeno del “waste shopping”, dell’andare in giro alla ricerca di un cassonetto dove buttare i propri rifiuti.

A fronte di un canone mensilmente e puntualmente corrisposto dal Comune di Siracusa al gestore, il cambiamento di gestione della raccolta dei rifiuti, il cronoprogramma della raccolta porta a porta nelle diverse circoscrizioni della città si è fatalmente arrestato, con inosservanza del capitolato di appalto vigente, determinando la situazione paradossale in cui adesso Siracusa si trova e cioè quartieri in cui la raccolta differenziata porta a porta è iniziata, altri in cui non è chiaro se sia partita e funzionante ed altri ancora, come il quartiere Tiche, da avviare nonostante che la tempistica prevedeva la conclusione di tutto per inizio giugno e poi per fine luglio, come annunciato in una intervista a metà luglio.

La sentenza del CGA, l’annullamento del contratto, le proroghe, la gara “breve” e tutto il resto non possono giustificare la situazione critica in cui la città attualmente si trova.

La sensazione è di una città lasciata da sola nel momento più importante della sua storia di gestione dei rifiuti. Sarebbe stato necessario questa estate coinvolgere tutti, creare task force, interessare le associazioni, la cittadinanza attiva, gli enti, scendere nelle strade anche con scopa e paletta, per raggiungere l’obiettivo di avere una città pulita. Ma nulla di tutto questo è accaduto. Segnali di vita sono stati dati solo dalle associazioni che animate di tanta buona volontà, passione e determinazione hanno voluto organizzarsi per la pulizia di alcune zone, con l’unico obiettivo di essere di esempio per tutti gli altri cittadini, per l’amministrazione, per il gestore.

La fase di start up del sistema porta a porta è stata quantizzata, è avvenuta a pezzi, diluita nel tempo (ormai è passato quasi un anno), senza una continua e costante informazione. Il capitolato di appalto prevede che solo il 5% della popolazione siracusana avrebbe continuato con il sistema di raccolta di prossimità e sarebbe stata esentata dal sistema porta a porta. L’intento del capitolato era quindi di avviare la raccolta porta a porta in tutta la città, e far partire tutti i quartieri velocemente. Invece deliberatamente si è interrotta la distribuzione delle attrezzature, dei mastelli e dei carrellati, creando nocumento e sporcizia.

L’Associazione Rifiuti Zero Siracusa crede fermamente nelle capacità della città di concludere questo percorso di cambiamento. Il tema della gestione dei rifiuti è un tema che deve interessare tutti, non deve essere (come spesso accade) un terreno di scontro politico e di polemiche sterili nel tentativo di screditare gli sforzi fatti. Dobbiamo fare di più e con più decisione e dobbiamo farlo insieme perché in caso contrario perderemo tutti.

L’Associazione Rifiuti Zero Siracusa chiede di conoscere quale sia il piano esecutivo per i prossimi mesi, per il mese di settembre, di sapere la situazione della raccolta porta a porta quartiere per quartiere, di sapere come si intende fronteggiare l’incremento delle quantità delle diverse frazioni di rifiuti (compresi gli sfalci di potatura) nelle contrade marine, come procederà la gestione dei rifiuti in città in questa fase di rientro dalle vacanze.

L’associazione Rifiuti Zero Siracusa propone di organizzare il gruppo di ispettori ambientali volontari che possono essere una risorsa (finora pochissimo utilizzata) per la gestione degli illeciti. Inoltre, l’associazione dà la disponibilità per organizzare un ulteriore corso per ispettori ambientali.

L’associazione Rifiuti Zero Siracusa si mette a disposizione per potenziare il processo di informazione e comunicazione proponendo che vengano coinvolti le tante associazioni, i gruppi parrocchiali, gli scout, che negli ultimi anni sono cresciuti dando prova di concretezza e di qualità educativa. Solamente con una informazione capillare, quartiere per quartiere, condominio per condominio, cittadino per cittadino è possibile avviare il cambiamento culturale di cui la città ha tanto bisogno e che è condizione necessaria affinché il cambiamento di gestione della raccolta dei rifiuti possa attecchire. Non bastano solo slogan e inserzioni una tantum. La comunicazione deve essere continua, costante, capillare. Il capitolato di appalto prevede somme per il primo e il secondo anno di avvio che devono essere utilizzate per questo tipo di attività.

L’associazione chiede il potenziamento e la riorganizzazione dell’Ufficio del Settore Ambiente del Comune di Siracusa per avere una macchina comunale solida e dimensionata alle esigenze della città.

L’associazione chiede l’osservanza di quanto previsto dall’attuale capitolato di appalto, maggiore trasparenza e maggiore impegno da parte di tutti, dell’amministrazione, del gestore e dei cittadini.

Perché l’obiettivo non è solo raggiungere il 30% come ora richiesto dalla Regione ma è raggiungere il 65% richiesto dalla Normativa Europea. E non solo. Questi obiettivi dovranno poi essere mantenuti senza ricadere ancora nel baratro della sporcizia.