Ennesimo pessimo lascito della gestione Brugaletta. Semplicemente osceno che per una prima visita oncologica si deve aspettare da 39 a 181 giorni

 

La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018

Il problema delle lunghe liste di attesa rappresenta un fenomeno percepito dai cittadini come una forte criticità, in quanto compromette l’accessibilità e la fruibilità delle prestazioni da erogare. Il loro abbattimento è uno degli obiettivi prioritari del SSN e l’erogazione dei servizi entro tempi appropriati, rispetto alla patologia e alle necessità di cura, rappresenta una componente dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Bene ha fatto il nuovo Ministro della Salute ad affrontare subito la tematica, la cui criticità è ormai divenuta un vero problema sociale che di fatto divide gli italiani in cittadini di serie A e serie B. Numerosi negli ultimi mesi si sono susseguiti i report di prestigiosi Istituti di ricerca che hanno evidenziato l’impossibilità di accesso alle prestazioni per milioni di pazienti fino alla rinuncia alle cure o, nel caso dei più fortunati, l’effettuazione delle stesse con pagamento diretto ed un conseguente notevole aumento di quella che viene chiamata spesa out of pocket (di tasca propria) che ha ormai superato in Italia il 25% dell’intera spesa sanitaria.

Sostanzialmente il ministro, con una nota del 14 giugno, ha posto alle regioni una serie di domande per verificare concretamente la reale situazione dell’organizzazione e delle garanzie offerte ai cittadini nell’offerta di prestazioni specialistiche (e di ricovero) nelle aziende sanitarie regionali.

In sintesi, il ministero vuole sapere se in tutte le aziende esiste un centro unico di prenotazione, se allo stesso fanno capo tutte le “agende” delle strutture pubbliche e private, qual è il numero delle prestazioni prenotate attraverso il CUP e il numero totale delle prestazioni erogate; le prestazioni erogate nei tempi massimi previsti dai piani regionali per il governo delle liste di attesa; quali sono le modalità e i criteri individuati per la determinazione dei volumi di attività istituzionale e i volumi di attività resa in libera professione; quali sono le modalità di verifica e controllo dello svolgimento della libera professione.

Sono esattamente le domande che già da tempo avevamo posto alla precedente direzione aziendale dell’ASP di Siracusa, indicando precise incongruenze nelle agende di prenotazione, segnalando tempi eccessivi quanto incomprensibili per l’effettuazione di alcune prestazioni, richiedendo gli atti relativi ai volumi di attività resa in libera professione e le risultanze degli eventuali controlli effettuati.

Più volte abbiamo sentito affermare all’ex Commissario dott. Brugaletta che il problema delle liste di attesa nell’azienda siracusana era di fatto risolto. Per evitare di apparire parziali nell’analisi che vi mostreremo, tutti i dati sono stati ricavati dal report pubblicato il 5 giugno sul sito aziendale e quindi verificabile da chiunque ne avesse interesse.

Bisogna precisare in premessa, che sia il piano nazionale sia quello regionale sulle liste di attesa prevedono 43 prestazioni critiche per l’erogazione delle quali le aziende sono tenute a rispettare dei tempi massimi a seconda della classe di priorità con cui vengono prescritte, in genere dal medico di famiglia e a volte da altro specialista. Per tutte le restanti prestazioni non viene indicata la classe di priorità ma ovviamente se si tratta di prime visite o di diagnostica strumentale con precise indicazioni di sospetto diagnostico per gravi patologie, il rispetto dei tempi massimi previsti per le prestazioni critiche diventa imperativo.

Abbiamo quindi estrapolato dal report i tempi medi di 120 prestazioni, tra cui sono incluse le 43 critiche, che sono state prescritte con la classe di priorità breve (da erogare entro 10 giorni sia che si tratti di visite sia che la richiesta riguardi prestazioni strumentali); nel caso in cui non fosse indicata la classe di priorità, sono state selezionate solo le prime visite o le prestazioni strumentali di particolare rilevanza per l’importanza che implicano ai fini diagnostici.

La media dei tempi di erogazione è risultata di 104 giorni, con punte massime di ben 273 giorni!

Stessa analisi è stata condotta per le prestazioni così dette differite (da erogare entro 30 giorni per le viste ed entro 60 giorni per la diagnostica strumentale); in questo caso sono state rilevate 5 diverse tipologie di visite e 75 prestazioni strumentali; nel primo caso i tempi medi sono di 124 giorni, nel secondo di 127; si conferma per entrambe una punta massima di 273 giorni.

Già questi primi numeri, che numeri non sono ma persone con le loro ansie e sofferenze, ci mostrano una situazione scandalosa, al limite dell’interruzione di pubblico servizio e non certo i favolosi traguardi millantati dall’ormai ex, per fortuna, Commissario dell’ASP siracusana.

Garanzie ai cittadini chiede il ministro, garanzie diceva di offrire il dott. Brugaletta. Queste sarebbero consistite nel fatto che almeno in un punto di erogazione dell’azienda i tempi per una data prestazione erano garantiti. In poche parole se a Francofonte i tempi di attesa erano rispettati, questo valeva anche per un cittadino di Portopalo che necessitava di quella visita o di quell’esame strumentale (sic!).

Ma non è finita qui. In alcune strutture pubbliche si assiste al paradosso per cui i tempi di attesa per una prestazione richiesta come breve siano molto più lunghi di quelli previsti per una prestazione differita. In questo caso o si tratta di un evidente errore del report o molto più probabilmente di un mancato governo delle agende di prenotazione.

Non mancano le situazioni in cui il limite della negata assistenza è stato abbondantemente superato, mi riferisco a tutte le prestazioni radiologiche di particolare impegno come le TAC e le Risonanze Magnetiche, sebbene in questi casi incida anche una inappropriatezza delle richieste effettuate dai medici di medicina generale. Stessa condizione è rilevabile per gli esami endoscopici dell’apparato digerente e per gli esami ecografici di vari organi.

Troppo lungo elencare tutte le anomalie, numerosissime, che si possono ritrovare nel report pubblicato sul sito dell’ASP; ve ne sono alcune, però, che non possono trovare alcuna giustificazione.

Come è possibile che per una semplice visita oculistica, prima visita da erogare quindi entro 10 giorni, si debba aspettare fino a 183 giorni? E addirittura in un caso, tale prestazione richiesta come urgente venga prenotata dopo 188 giorni!

E che dire di una prima visita diabetologica, che certamente quasi mai ha le caratteristiche cliniche di una prestazione da erogare in tempi biblici, possa essere prenotata da un minimo di 41 giorni fino ad arrivare in alcune strutture a 261 giorni. Poi magari ci sorprendiamo che per la mortalità legata al diabete, la provincia di Siracusa tra quelle siciliane, sia superata in negativo per entrambe i sessi, solo da Enna (“Analisi del contesto demografico e di salute della popolazione siciliana” – Dipartimento Osservatorio epidemiologico regionale – dati 2008-2016).

Il ministro chiede pure notizie sull’attività resa in libera professione e sulle modalità e criteri di verifica e controllo.

Stessa domanda abbiamo posto all’ASP di Siracusa, che dopo due mesi ci ha risposto anche perché la richiesta era stata inviata per conoscenza all’Autorità anticorruzione. Apparentemente tutti i dati forniti, in forma aggregata per unità operativa, sembrano nella norma.

L’azienda, ovviamente però, si è ben guardata dall’esibire i volumi di prestazioni riguardanti il singolo medico che effettua libera professione. In questo caso sarebbe risultato evidente come per alcuni, non pochi, l’attività libero professionale supera anche in maniera consistente quella istituzionale. In più di una unità operativa vi sono medici che lavorano per la sanità pubblica ed altri che sono più orientati a garantire i loro guadagni. E le lunghe liste di attesa? Pagando si accorciano notevolmente.

In effetti l’ASP di Siracusa solo per un anno, il 2015, ha elaborato un piano aziendale per governare la libera professione, ma ci ha fatto sapere che quel piano valeva per un triennio. Ovviamente ciò non è possibile perché la normativa parla logicamente di piani annuali, modificandosi annualmente le condizioni riguardanti il rapporto tra i volumi da rendere istituzionalmente e quelli che conseguentemente possono essere resi in libera professione. Possiamo dirvi invece con certezza che la Commissione per la verifica ed il controllo di tale attività, prevista dalla legge e dallo stesso regolamento aziendale fin dal 2014, non si è mai riunita.

Proprio recentemente è stata pubblicata una ricerca dell’istituto C.R.E.A. (Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità) in collaborazione con l’Università di Roma “Tor Vergata”, che ha messo a confronto i tempi medi di attesa per un set di 11 prestazioni erogate in 4 regioni italiane. La ricerca ha riguardato Lombardia, Veneto, Lazio e Campania e i dati rilevati riguardano i tempi sia in regime pubblico sia in libera professione.

Analogo confronto abbiamo effettuato per le liste di attesa nella nostra provincia con lievi modifiche per carenza del dato. I risultati sono impietosi anche tenendo conto che nella ricerca del C.R.E.A. sono comprese regioni come il Lazio e la Campania che molto si avvicinano agli standard della Sicilia (vedi grafici).

Concludo con una oscenità. Per una prima visita oncologica si va da 39 giorni a 181 giorni.

Ahimè, non ho se non il mio tormento / e il mio triste canto per questa terra.