Da quando  negli anni 70-80 le hanno edificato intorno, ricade nei cortili di due condomini siti in via  Alessandro Specchi 69-71, e debitamente recintati da muri, ringhiere e cancelli (!)

La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018

Costruire senza Piano Paesaggistico significa anche questo. Significa anche poter  soffocare una torre del 1300 costruendovi intorno tanti palazzi fino a sottrarla alla vista, al godimento e alla fruizione. Ormai la torre risulta talmente fagocitata che neanche gli abitanti del quartiere sono consapevoli del monumento che hanno appena fuori dall’uscio di casa. Da quando negli anni 70-80 gli hanno edificato intorno, ricade nei cortili di due condomini siti in via Alessandro Specchi 69-71, e debitamente recintati da muri, ringhiere e cancelli. Per scoprire la torre bisogna avere la fortuna di frequentare almeno uno dei due condomini. Di fatto, non risultando visitabile ai comuni mortali e non essendo stato rispettato il suo contesto, il monumento non produce conoscenza, quindi non consente di poterne comprendere facilmente i messaggi storici e culturali in esso contenuti. 

La sfortunata torre, ubicata in zona Bosco Minniti e alta oltre 6 m, è una delle più antiche del  siracusano. Era parte di un sistema di torri che scrutavano la costa nel timore che arrivassero i corsari. È di forma quasi cubica, con elementi decorativi in stile aragonese. Non offriva difesa ai malcapitati, aveva esclusivamente funzione di avvistamento. Il portale ogivale è la parte architettonica più pregiata, delineata da una cornice cordonata. Sopra l’arco, un rosone con cinque fori disposti a croce che illuminavano debolmente l’interno, e una stretta feritoia che si ripete in ogni lato. All’interno la fioca luce del rosone si unisce a quella di una monofora posta sul lato orientale. Tra l’arco e il rosone è compresa una piccola edicola che originariamente conteneva una piccola lastra di marmo con la data di costruzione e i nomi dei primi proprietari.

La volta è a botte,  con un’apertura laterale a pozzetto che permetteva l’accesso al terrazzo tramite una scala mobile in  legno. Al bisogno, l’apertura diventava una caditoia da cui il torraro poteva scagliare olio bollente o pietre. Una merlatura in corrispondenza dei cantonali abbellisce ulteriormente l’edificio. Nel Settecento la torre è stata proprietà della famiglia Blanco, successivamente è passata alla famiglia Barucco, fino all'esproprio demaniale. Attualmente versa in stato di totale abbandono. Benché la struttura sia in buono stato, la muratura portante in opus incertum, nei punti in cui è priva di intonaco, si sta lentamente disgregando.

Grazie alla sua robustezza la torre ha superato indenne i devastanti terremoti del 1542, 1693, 1990: l’unico evento che l’ha messa in serio pericolo è l’urbanizzazione incalzante e senza regole degli ultimi decenni, capace di annientare la sua importanza e di inglobarla nell’asfalto e nel cemento, senza tener conto delle esigenze di carattere artistico e monumentale, senza circondarla di verde e senza preoccuparsi di studiare e attuare gli opportuni accorgimenti per evitare l’occultamento e l’oblio di un’autentica opera d’arte.