Applausi e commenti positivi per la tragedia di Sofocle, diretta da Emma Dante, i cui insegnamenti sono sempre attuali e importanti

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva 15 maggio 2018.

E’ un inno alla vita l’Eracle messo in scena a Siracusa da Emma Dante durante il 54esimo Festival del Teatro Greco. E’ un inno alla vita e a vivere e non a caso, in questa rappresentazione, Emma Dante ha deciso che tutti i personaggi della tragedia di Euripide fossero interpretate da attrici, da donne che sono generatrici di vita. E’ un invito rivolto a tutti a non abbattersi, a superare i momenti difficili e bui, a proseguire nella ricerca della felicità, a non dimenticare che nell’arco della propria esistenza momenti di eroismo, di lotta, di passione, possano alternarsi a disperazione e tristezza. Cosi Eracle eroe buono, risalito dagli inferi per salvare la propria famiglia, il padre Anfitrione, la moglie Megara e i tre figli dal tiranno Lico, soggiogato dalla dea Era, sua nemica, si ritroverà ad uccidere gli stessi figli e la moglie scivolando, appena conscio del gesto compiuto, in una disperazione atroce che lo porta a pensare anche al suicidio. Di fronte ad una simile tragedia (alla tragedia più grande di cui un essere vivente può essere protagonista) Eracle, grazie all’aiuto dell’amico Teseo, riesce a ritrovare la forza, la volontà e la determinazione per riprendere in mano la sua vita, per ricominciare facendo tesoro della lezione che la vita, il destino, gli dei, hanno voluto dargli. Il dramma di Euripide, quindi, è un dramma che coinvolge tutti, che interessa tutti, perché ogni essere vivente nel cambiamento continuo della vita si ritrova a gestire successi e fallimenti da cui è necessario imparare, fortificandosi. Eracle che da invincibile eroe combattente è umanizzato dalla sua pazzia, spogliato della sua virilità, comprende che “tutto cambia e tutto si trasforma nella vita” e che il modo migliore di vivere è “di non smettere mai di sperare” perché chi si arrende è un vigliacco”.

La scenografia è stata pensata e realizzata da Carmine Maringola, una cava di marmo bianco, che evoca un cimitero con assi di legno a croce roteanti al vento, su cui sono affisse 250 immagini. Il bianco e nero sono i colori predominanti non solo della scenografia ma anche dei vestiti cuciti da Vanessa Sannino a simboleggiare i tumultosi e radicali cambiamenti che i protagonisti sono chiamati ad affrontare. Una processione di donne con il tamburo accompagna i personaggi dell’Eracle che si presentano al pubblico, con Anfitrione (Serena Barone), su sedia a rotella con un equivocabile accento palermitano. La vasca al centro del proscenio accoglie i giovani figli di Eracle (Sena Lippi, Arianna Pozzoli e Isabella Sciortino) e la stessa Megara (Naike Anna Silipo) che, nell’atto di purificazione dopo la condanna a morte emessa da Lico (Patricia Zanco), sembrano danzare e giocare con l’acqua con un costante atteggiamento di attaccamento alla vita. Sul palcoscenico fa la sua apparizione Eracle (Mariagiulia Colace) che colpirà Lico scoccando una freccia dal suo arco mentre l’angelo della morte svolazza a testimoniare la morte del tiranno e mentre il coro canta “E’ una gran gioia la morte di un nemico che paga con la fine la sua infamia”.

Iris (Francesca Laviosa) e Lyssa (Arianna Pozzoli) irrompono in scena, e il messaggero (Katia Mirabella) racconta la morte dei tre figli e di Megara. Mentre Eracle è addormentato “per aver combattuto l’unica battaglia che non avrebbe mai dovuto combattere” i corpi vengono portati in fila nella scena. Teseo (Carlotta Viscovo) dialoga e porta via Eracle ed Anfitrione da l’estrema sepoltura. Emma Dante, soddisfatta a fine serata della sua rappresentazione, si avvale, oltre di un cast di bravissime attrici, anche del Corifeo (Samuel Salamone), delle danzatrici Sabrina Vicari, Mariella Celia, Silvia Giuffrè e dei musicisti Serena Ganci, e Marta Cannuscio.