Dossier della bolognese Fondazione Gimbe: sono un grande spreco di quattrini, Ma i due terzi degli assuntori li considerano prodotti sicuri ed efficaci… Chi ha ragione?

La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018

Nonostante imperversi una delle crisi economiche più lunghe e irresolubili degli ultimi cinquant’anni, gli Italiani spendono più di tre miliardi di euro l’anno per comprare integratori alimentari. Siamo orgogliosamente i primi in Europa (in testa nel mondo sono gli americani). La spesa per questi alimenti (attenzione questo sono, non certo farmaci!) cresce persino del sei per cento l’anno. Una cifra enorme se consideriamo che la scienza vera, quella basata sulle evidenze mondiali condivise, avversa questa categoria di alimenti che vanterebbero, illegalmente, effetti farmacologici. Un esborso di queste dimensioni sarebbe più scusabile se fosse per farmaci veri.

In effetti, gli italiani consumano moltissimi farmaci rispetto ad altre popolazioni europee. Abbiamo già detto degli antibiotici, tanto che subiamo una serie di rimbrotti internazionali contro quest’uso esteso e ingiustificato e tutti noi rischiamo la vita se contraiamo un’infezione per la quale i comuni antibiotici sono diventati inefficaci, a causa delle resistenze microbiche che abbiamo indotto con l’abuso.

Mi piace qui ricordare ai lettori che gli italiani brillano sullo scenario mondiale anche per il consumo elevato di psicofarmaci. Nonostante il fenomeno sia poco valorizzato in ambito scientifico, questo fatto è più comprensibile. Nessuno ricorre per piacere a questi farmaci. Dobbiamo riflettere sulla qualità di vita dei nostri connazionali, sul disagio esistenziale e sociale che ciascuno vive, su una società che genera più angosce e dolore, piuttosto che serenità e protezione.

L'associazione bolognese Fondazione Gimbe ha pubblicato il dossier: «Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze» per mettere in guardia gli italiani dalle false credenze su diete miracolose e “fake news” alimentari, facendo luce anche sul grande equivoco degli integratori alimentari - vitamine e minerali, amminoacidi, acidi grassi, fibre ed estratti di origine vegetale – che, per lo più, sono un grande spreco di quattrini. Nel 2017 il 65% della popolazione adulta ha utilizzato almeno un integratore e oltre i 2/3 dei consumatori li considerano prodotti sicuri ed efficaci. Mediamente nel 2017 ogni persona ha utilizzato 2,5 tipologie d’integratori. Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, invita a diffidare di promesse miracolose e false speranze sui prodotti e smentisce definitivamente che gli integratori prevengano malattie anche molto gravi, facciano dimagrire, sostituiscano i farmaci e i pasti.

Sono solo tre le situazioni accertate in cui l'uso d’integratori può essere raccomandato in soggetti a rischio, vale a dire l'acido folico per le donne che hanno programmato una gravidanza; la vitamina D per i neonati allattati al seno, e la vitamina B12 per gli over cinquantenni, che non possono assorbirla naturalmente.

Ecco le Indicazioni appropriate per l’utilizzo degli integratori nella popolazione generale. Gravidanza: acido folico, vitamina D (dispensati gratuitamente dal servizio sanitario nazionale);  Neonati allattati al seno: vitamina D sino allo svezzamento e ferro da quattro a sei mesi di vita (dispensati gratuitamente dal servizio sanitario nazionale); Adulti di età maggiore di 50 anni: potenziali benefici da vitamina B12, vitamina D e calcio (dispensati gratuitamente dal servizio sanitario nazionale).

Da ricordare sempre che gli integratori alimentari sono prodotti alimentari e come tali: non possono vantare proprietà terapeutiche, né capacità di prevenzione e cura di malattie nell’etichettatura, presentazione e pubblicità; sono soggetti alle norme in materia di sicurezza alimentare.

Come ci si può tutelare e non farci estorcere denaro. Si può ravvisare interesse privato o scarsa preparazione di un soggetto che professa la medicina e che prescrive spesso integratori alimentari? Ecco un metodo per capire con chi si ha da fare.

Se si è ammalati di una delle tante malattie e il medico o, ancor peggio, lo specialista cui si ricorre per necessità particolari, vi rifila uno o più integratori (prezzo medio da quindici a venticinque euro!), chiedetevi se voi mangiate in maniera variata. Se sì, chiedetevi se il sanitario si aspetta dall’integratore un’azione sulla malattia diagnosticata, se vi ha prescritto veri farmaci, se vi ha chiesto se siete stati operati all’intestino o avete altre forme di menomazione che v’impedisca di mangiare tutto.

Se questo non è vero, è presumibile che questo sanitario vi prenda in giro, abbia interessi diversi nel prescrivere, non si aggiorni se non da chi pubblicizza tali prodotti e, peggio ancora, ci creda fermamente. Un vero medico non cura con gli integratori alimentari ma con i consigli dietetici e di stile di vita, oltre che con i farmaci.

Quando una malattia non sia curabile o guaribile, il medico deve renderlo comprensibile al malato e non ingannarlo prescrivendo alimenti speciali a prezzo stratosferico e nessuna possibile attività curativa. Gli integratori alimentari non hanno né mai potrebbero avere azione come farmaci, per definizione e norma.

Il loro alto costo consente di esercitare pressioni commerciali non congrue su diversi soggetti sensibili al guadagno. Bisogna ricordarselo se qualcuno insiste per venderveli.

Facciamoci domande e diamoci risposte:

  • Se gli integratori non curano nulla e non sono farmaci, come mai si vendono sempre di più?
  • Si può pensare che gli italiani mangino cosi poco e male da aver bisogno di integrare l’alimentazione per tutta la popolazione?
  • Se sono pochissime le persone che hanno necessità di integrare la propria alimentazione con vitamine o simili e che, spesso, questa integrazione per loro sia gratuita, poiché dispensata dalla mutua, che senso ha spendere grosse cifre per integrare che cosa?
  • Possiamo ipotizzare che la forza vendita che prima si occupava di pubblicizzare farmaci, ora licenziata dalle multinazionali, si sia convertita a vendere vecchi rimedi secolari a basso prezzo, presentandoli quasi fossero veri farmaci, quindi ingannando i cittadini?
  • Possiamo ipotizzare che la crisi internazionale che ha ridotto di molto la possibilità di elaborare e portare al mercato nuove molecole ad azione farmacologica, si sia convertita a creare falsi bisogni e falsi rimedi che consentano ai produttori altissimi guadagni con costi infinitesimali delle materie prime, senza alcuna spesa per ricerca e sperimentazione?
  • Possiamo ipotizzare che, sfruttando in maniera criminale i media, il web e i social, e la scarsissima scolarizzazione e cultura scientifica degli italiani, qualcuno abbia pensato bene di inventare nuove mode e tendenze per far leva sulla voglia di benessere e di salute delle persone, rifilando loro vecchie truffette prive di ogni base scientifica?
  • Possiamo ipotizzare che ci sia qualcosa da chiarire immediatamente se un medico o uno specialista, invece di suggerire quale alimentazione il malato debba seguire e quali farmaci debba assumere, conclude la sua visita prescrivendo alimenti a carissimo prezzo piuttosto che farmaci, interventi chirurgici o fisioterapici?

 

Il mio personale punto di vista su questo fenomeno che ci vede profondere capitali in tempi di povertà crescente in cambio di nulla, consiste nell’amara convinzione che la causa della povertà materiale è da ascrivere al dilagare di quella culturale e civica, senza una strategia nazionale di contrasto. Anzi, si osserva un dilagare di movimenti e partiti che hanno tutto l’interesse a mantenere alto il numero delle persone che pensano per slogan e non per logica.

Il più bel complimento che mi fanno alcuni miei pazienti è l’accusa velata che io non prescrivo mai integratori mentre tutti gli altri medici lo fanno!