Le stelle renziane guardano il fiume e gli altri pensano solo al Vermexio. Le proposte di Siracusa Resiliente meno drastiche rispetto all’abbattimento per via giudiziaria

La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018

Il colossale debito pubblico italiano ha come concausa un procedimento irrazionale ed intollerabile di emissione monetaria (emissione a debito). Tale irrazionalità non è frutto di complotto ordito segretamente da loschi figuri e da traditori della repubblica, ma è il prodotto di vecchie e nuove politiche miopi e di atteggiamenti furbeschi da parte di generazioni successive di banchieri predoni. Non è complotto ciò che risulta realizzato alla luce del sole e in assoluta coerenza con leggi, trattati, regolamenti e statuti; ma si tratta pur sempre di un complesso intreccio di norme sbagliate, in quanto irrazionali, che sono state prodotte e consolidate nel tempo da politici ignari (inadeguati e ingenui) o deboli e soggiogati da un potere bancario che è divenuto sempre più straripante. O da politici complici e conniventi rispetto a tale potere debordante.

Il punto di forza o il fulcro di questo ragionamento risiede nella constatazione dell’unico elemento che conferisce valore alla moderna moneta: la legge degli Stati. Questo dato di fatto (incontrovertibile) è un elemento inconciliabile con le norme e la prassi che regolano l’emissione monetaria. Norme che impongono agli Stati stessi di prendere in prestito, addirittura indirettamente (a tasso di mercato), quella moneta che l’istituto di emissione “presta” a tasso di favore (prossimo allo zero ed oggi pari a zero) solo alle banche del sistema bancario. Non agli Stati! Sarebbe invece giusto che gli Stati ricevessero in consegna la moneta creata. Senza dover pagare alcun interesse. Invece la prendono in prestito. Tutto ciò è assolutamente irrazionale. 

È parimenti irrazionale (in quanto viziato da un conflitto di interessi senza eguali) un sistema bancario piramidale a tre livelli, nel quale le banche di base possiedono la Banca d’Italia e le altre banche, cosiddette nazionali, di Francia, di Spagna, di Germania, ecc. (che occupano il livello intermedio) ma sono da queste controllate. Ed è ugualmente irrazionale che le banche cosiddette nazionali (tali solo di nome) possiedano la BCE (la banca al vertice della piramide), ma siano da essa controllate. In questa assurda situazione piramidale il controllato possiede (in quota) il controllore, di rango superiore.  Con quale scarsa efficacia siano esercitati tali controlli (in regime di eclatante conflitto di enteressi) è sotto gli occhi di tutti. Questa situazione assurda, di conflitto elevato a potenza, grida vendetta al cielo.

Se questa osservazione critica è fondata (e lo è), la politica non può continuare a fare orecchio da mercante. Deve interrogarsi sulla necessità di porre rimedio ad una situazione divenuta catastrofica, impegnandosi ad apportare le dovute revisioni e rettifiche, ormai improcrastinabili. Tra le Otto Proposte di SRRS è possibile individuare alcune ipotesi in merito a tali rettifiche, che sterilizzerebbero (per il futuro) le conseguenze della irrazionalità presente, attualmente, nel sistema e che consentirebbero di mettere in quarantena (ed anche di elidere, in un secondo momento) una parte cospicua del debito pregresso (liberandoci oltretutto dal peso dei relativi interessi, divenuto insostenibile e causa di ulteriore indebitamento). Questo secondo obiettivo sarebbe per altro raggiungibile senza danneggiare in alcun modo i cittadini risparmiatori, che hanno prestato allo Stato i loro sudati risparmi e che devono giustamente vederseli restituire con gli interessi pattuiti. Le proposte di SRRS hanno anche il merito di prospettare soluzioni rivoluzionarie negli effetti, ma realizzabili in modo indolore e tramite semplici ed essenziali riforme del quadro normativo. Riforme di singoli articoli e commi, effettuabili col cacciavite e non con l’ascia, come si suol dire. 

Le proposte illustrate nel documento di Siracusa Resiliente (discusso con vari politici locali e da essi sostanzialmente condiviso) sono quindi meno drastiche rispetto ad un’altra possibilità di abbattimento del debito per via giudiziaria: quella del ripudio del debito definibile “odioso” o ripudiabile (e più volte ripudiato nella storia) secondo la dottrina del giurista Alexandre Sack.

Essa è mirabilmente riassunta in un numero recentissimo de «Il granello di sabbia», periodico online dell’associazione ATTAC Italia: «se un prestito è accordato ad uno Stato in modo manifestamente contrario agli interessi della sua popolazione e se il creditore ne era cosciente, o era nelle condizioni di esserlo, il debito può essere considerato odioso e quindi dichiarato nullo. Sack aveva elaborato questa dottrina per difendere gli interessi dei banchieri, che avvisava così dei rischi a cui si esponevano, in particolare in caso di cambio di regime nel paese debitore». Eric Toussaint rivela, in una sua intervista pubblicata sul Granello, che negli ultimi due secoli, sulla base di tale dottrina (ovvero sulla base del fatto che il prestito non era servito agli interessi della popolazione), si è arrivati più volte al ripudio del debito: «da quattro stati degli USA nel 1830, dal Messico nel 1861, o ancora dal governo sovietico nel febbraio 1918».  Sempre Toussaint afferma che questa dottrina, già storicamente consolidata, potrebbe benissimo essere applicata «nel caso della Grecia di oggi! I debiti reclamati dalla Troika sono stati contratti dai suoi governi successivi per condurre delle politiche contrarie agli interessi della popolazione. I governi francese e tedesco in particolare hanno creato la Troika per prestare del denaro alla Grecia, a condizione che questa rimborsasse gli interessi alle banche private dei loro rispettivi paesi, che privatizzasse, riducesse salari e pensioni, chiudesse gli ospedali... Inoltre i creditori avevano tutti gli elementi per sapere che dettavano condizioni contrarie agli interessi del popolo greco e in violazione della costituzione del paese, così come del diritto internazionale. Siamo di fronte ad un debito odioso quasi puro».

A nostro modesto avviso, tale via giudiziaria è praticabile solo nei confronti di un debito contratto nei confronti di istituzioni sovannazionali (FMI) e di banche straniere. Poiché il debito pubblico italiano è stato contratto per metà nei confronti di cittadini risparmiatori (a cui le banche hanno consigliato di investire in BOT e CCT, vendendo ad essi una buona metà di tali titoli), il ricorso alla strategia di Sack appare poco convincente. I cittadini italiani, che da privati risparmiatori hanno prestato soldi allo Stato, non possono essere considerati inconsapevoli circa l’operazione creditizia ed è anche più arduo dimostrare che tutti i possessori di BOT abbiano prestato i loro risparmi avendo consapevolezza che il prestito sarebbe risultato contrario agli interessi della nazione. Ragionevolmente non è possibile escludere che tra loro ci fosse qualcuno ben consapevole dei perversi effetti, nel lungo termine. Tuttavia essi, in massima parte, semplicemente perseguivano un interesse privato, non ritenendolo in conflitto con l’interesse dello Stato ad ottenere la disponibilità dei loro risparmi. Ma, al di là di qualsiasi considerazione esprimibile su questo argomento, riteniamo che ogni misura adottabile debba preservare i privati cittadini risparmiatori. Per questo siamo convinti che le soluzioni additate da SRRS, realizzabili in modo indolore e per via di forte pressione politica, siano di gran lunga preferibili al percorso giudiziario prospettato da chi fa riferimento alla dottrina giuridica di Sack. 

Ma il punto che qui preme sottolineare è un altro: tra sovranismo nazionalista (di una destra nostalgica del passato, che vorrebbe l’abbandono della moneta unica e il ritorno ad una moneta nazionale qualsiasi, come se già la lira non venisse emessa a debito, esattamente come l’euro di oggi, prestato agli Stati dell’eurozona) e abdicazione storica alla sovranità monetaria a favore di un istituto di emissione sostanzialmente privato (come la BCE), una politica che sia degna di rispetto ed una sinistra degna delle migliori tradizioni di cura degli interessi pubblici e del bene comune ha una prateria riformista sconfinata davanti a sé. Peccato che la sinistra nostrana (del PD, di LeU e dei cespugli vari, con la sola eccezione di Paolo Ferrero) rimanga pressoché indifferente rispetto a questi temi. Tutt’al più si limita a balbettare che occorre ampliare i margini di una certa flessibilità rispetto ai limiti di ulteriore indebitamento consentito (entro l’assurda soglia del 3% del rapporto deficit/PIL, assunta risibilmente a dogma senza alcuna base scientifica. Cfr. Patto di stabilità e crescita del 1997). Tale indifferenza rispetto a un tema di così vasta portata (che ha riflessi su ogni ipotesi di politica economica, sul salasso del fiscal compact, sul patto di stabilità interno che costringe i Comuni a restare a stecchetto…) condanna la sinistra ad un ruolo di sudditanza rispetto all’establishment e, in prospettiva, alla estinzione. In altri termini la sinistra ha rinunciato a perseguire politiche economiche di sinistra ed ha supinamente accettato un sistema di monetazione irrazionale che è la causa primaria (non l’unica) del nostro indebitamento. E ci meravigliamo poi che perda consensi?

Di fronte a queste tematiche (divenute ineludibili) cosa fa la sinistra tradizionale? Resta a guardare il fiume della storia, in attesa di veder passare il cadavere di qualche avversario di Renzi.  E di fronte alla difesa della democrazia da un progressivo svuotamento da parte del potere tecnocratico e bancocentrico che fa?  Continua a ignorare la questione. E di fronte alla dimensione dei problemi che vanno aggrediti con seri propositi riformatori che fa? Tace. E qualche singolo esponente di essa apre bocca solo per predicare che ci si deve occupare solo di problemucci locali, come quello di trovare il miglior sindaco per la nostra sfortunata città. Problema serio e degno di attenzione anche questo; ma si rendono conto alcuni amici che anche il miglior sindaco si trova oggi in gravissime difficoltà perché i Comuni sono rimasti a stecchetto a causa delle politiche imposte dall’alto e, in particolare, in conseguenza del patto di stabilità interno?  Il quale è conseguenza dell’austerity. La quale è giustificata dai suoi sostenitori con l’esigenza di ridurre drasticamente il debito, a colpi di rate annuali da 50 miliardi circa per vent’anni. Senza fiatare. Senza nemmeno dubitare della legittimità di buona parte di tale debito e dei relativi interessi. Complimenti!