Lettera alla Civetta, atto di accusa fortissimo contro il sistema, specie in Sicilia: “Sono una giovane, una disoccupata, una licenziata…”

La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018

Stiamo vivendo il tempo forte della Pasqua – che è “pesah”, ovvero passaggio, porta dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza, dalla schiavitù del peccato alla liberazione della misericordia, dal buio del sepolcro alla luce del giardino della resurrezione.

Durante la Messa della domenica delle Palme papa Francesco ha esortato i ragazzi e le ragazze ad esprimersi anche quando “noi anziani e responsabili, tante volte corrotti, stiamo zitti”. Purtroppo "far tacere i giovani è una tentazione sempre esistita”, ma il pontefice ha spronato i giovani a non lasciarsi zittire né anestetizzare o addormentare ma a far sentire il proprio grido: “Voi griderete? Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre".

Ed è proprio un grido quello che è giunto alla nostra redazione.

Spiace doppiamente dover leggere una lettera come questa, un atto di accusa fortissimo contro un sistema che non protegge né tutela i giovani, non li ama e soprattutto non li ascolta.

Sono parole che arrivano dalla penna di Mia, ovvero Miriam Vinci, blogger e scrittrice netina in erba  - cura lo spazio www.ciaolibri.it, ha pubblicato un romanzo, “Io, vampira”, e una raccolta poetica (“È in questa nudità che vorrei vestiti di poesia”, Libreria Editrice Urso), selezionata nell’ambito del concorso “Libri di-versi in diversi libri” in memoria del poeta-scrittore Salvatore Di Pietro, edizione 2016-2017.

La Civetta di Minerva ve le offre come tema di riflessione, specie a settant’anni dall’entrata in vigore di quella che Roberto Benigni ebbe a definire la più bella del mondo, la nostra Costituzione.

MARZO 16, 2018 di MIA - Lettera di una suicida assassinata.

Cara me: “Andiamo, è tempo di migrare”, lascio l’Italia, cultura ed allegria, pasta pizza e disoccupazione. La vita è un soffio, una meraviglia che non sto vivendo. Non si possono negare i fatti, la disoccupazione è elevata ed è un serio problema che affligge la società moderna. Il futuro è incerto tanto quanto lo è il presente ed io non mi vedo vivere. Questa non è un’incertezza personale, non è depressione, non è un problema di salute, non è una fantasia, e soprattutto: la disoccupazione non è una scelta, la disoccupazione è realtà. La disoccupazione è il fallimento dello Stato. Vorrei poter lavorare, Stato cosa mi offri? (Art. 1, comma: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”).

Sono molti i disoccupati in Italia e molti quei giovani disoccupati che, finito il percorso scolastico, si ritrovano disorientati e abbandonati da uno Stato che non dà loro la possibilità di una scelta lavorativa o di una occupazione retribuita adatta ad esigenze e capacità individuali (art.4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”); e per di più assassinati perché non abbiamo alcun sostegno economico di base che consenta di vivere umanamente, in attesa di una possibilità di mettersi in gioco in ambito lavorativo ed è così che vivere diviene sopravvivere (art. 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”).

Finito il percorso scolastico mi ritrovo assassinata, non partecipe come cittadino dignitoso… e sogni idee e futuro entrano in crisi per un presente già critico in cui la dignità sociale è calpestata spudoratamente (art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”). Sono giovane, siamo giovani ma siamo abbandonati e per di più anche beffati da un governo che parla parla parla e viene a mancare a ciò che è alla base della nostra Italia: la Costituzione, testamento storico dei nostri avi.

Basterebbe rispettare la Costituzione per vivere in un paese migliore e rinascere. Ma intanto la vita passa, come un soffio, e crollando il singolo, crolla lo Stato e l’economia stessa, perché se crolla la base crolla la piramide intera costruita su di essa (art.3, comma 2: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”).

Chi sono io? Io sono una suicida assassinata, sono una giovane, una disoccupata, una licenziata, sono di una generazione dimenticata e tradita, ma soprattutto sono una sopravvissuta. Sono mio fratello, il mio amico, il figlio che non avrò, sono te, lettore, e sono io, io sono, ma chi sono?

Sono: “…un grido unanime, sono un grumo di sogni…” che vuole vivere.