Ai nastri di partenza Vinciullo, Reale, Granata, Milazzo, Randazzo, Garozzo, i M5S, Valeria Troia e manca ancora il candidato del PD, sempre che ci sia

La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018

Alla fine spuntò un Fico alla Camera e la nonna di Ruby al Senato.

Certo, è difficile ammettere che adesso sia meglio di prima. Che questi rappresentino il nuovo mentre Grasso e Boldrini erano lo schifo (per usare uno dei termini più puliti del linguaggio stellato o leghista). Fa molto appeal che il Fico vada a Montecitorio in bus mentre per 5 anni precedenti ha usato quasi sempre il taxi  portando a rimborso oltre 15 mila euro (si puteva accattari na machina e lasciarla allo Stato) mentre non fa scandalo alcuno che la neo presidente del Senato abbia fatto assumere la figlia al ministero della salute e difeso a spada tratta la nipote di Mubarack.

Ma adesso bisogna mettere da parte rancori, risentimenti e rivendicazioni. Saggezza e logica esigono che si giri pagina, si dia fiducia e si badi ai fatti.

Ora è il tempo dei cambiamenti, se non della rivoluzione, finiranno i privilegi, i vitalizi, le auto blu, gli sprechi, le scorte, i festini (tranne ad Arcore), gli inciuci (tranne quelli indispensabili al cambiamento). Chissà (visto che non li hanno nè votati nè sostenuti, anzi avversati) se aboliranno pure gli 80 euro mensili, la legge sul Dopo di Noi, il bonus per Giovani Coppie, l'obbligatorietà dei vaccini, la legge sul Biotestamento, quella contro il Caporalato, la legge sulle Unioni Civili, il bonus Cultura di 500 euro ai 18enni, il bonus Bebè, ecc. ecc. Siamo fiduciosi, non possiamo che sperare in meglio.

E poi, a noi qui e adesso, interessa parlare di territorio, di cose locali. Tra poco più di due mesi avremo un nuovo sindaco e una nuova giunta, oltre che un nuovo consiglio comunale. Non più 40 (prima erano 50) ma 32 siederanno sugli scranni comunali, non ci saranno più i consiglieri di quartiere e dunque, di certo, c'è già una mezza rivoluzione economica e di risparmio. 

Ai nastri di partenza si stanno già riscaldando Enzo Vinciullo, Paolo Reale, Fabio Granata, Massimo Milazzo, Giovanni Randazzo, Giancarlo Garozzo, e uno dei tre (o forse 2 o forse 3) del M5S (di loro ne dovremo parlare a parte). In pre-riscaldamento Valeria Troia, forse in attesa di un dirigibile. Manca ancora all'appello il candidato del Pd (semmai ci sarà) per il quale, a parte quelli di Area Dem, non sembra si abbia tutta sta voglia, considerata la possibilità per alcuni di potersi accasare in casa altrui e con altre casacche onde evitare possibili e ulteriori dannose batoste. Già corrono voci in città che molti dirigenti e militanti del Pd abbiano dovuto cambiare bar e barbiere, alcuni spostandosi perfino in provincia proprio per evitare le critiche, le polemiche, le derisioni conseguenti alla recente tornata elettorale nazionale: l'insopportabile pesantezza dell'essere piddino ai tempi del post renzismo.

Si registra dunque la definitiva rottura e separazione consensuale tra Paolo Reale e Massimo Milazzo (primo degli eletti nel 2013 proprio nella lista di Reale) prima alleati adesso avversari; il ritorno a casa Reale del figliol prodigo Gianluca Scrofani (indicato assessore da Reale nel 2013 ma poco dopo passato a fare l'assessore con Garozzo); stessa situazione per Michele Mangiafico, anche per lui un ritorno alla casa Reale. Come dire, la coerenza è la virtù degli ignoranti. La Primavera incalza, e sarà calda.