Risposta alle critiche di un intellettuale sui temi del convegno di Siracusa Resiliente. La Carta dei Comitati per l'audit sul debito locale, nuove idee e nuova linfa per una politica anemica

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Un intellettuale della sinistra locale ha trovato da ridire (proprio sulle pagine di questa Civetta) sui temi del debito pubblico e su altri argomenti connessi, a cui Siracusa Resiliente dedica, da tempo, la dovuta attenzione. Forse farebbe bene a fare ammenda e a documentarsi su iniziative che si vanno moltiplicando un po’ dappertutto.

A Pescara, proprio il giorno successivo a quello del Convegno di Siracusa Resiliente del 26 gennaio (sul quale abbiamo riferito in un precedente numero), su iniziativa di ATTAC, che, a livello nazionale, aveva già contribuito alla fondazione di Cadtm Italia (Comitato per l'annullamento dei debiti illegittimi), ha preso il via una Rete dei comitati per l'audit sul debito locale.

Dall’incontro pescarese sono scaturiti due gruppi di lavoro: quello della scrittura della Carta dei comitati e quello per la produzione di un Kit per l'audit sul debito locale.La Carta è già stata approntata e approvata. Il kit per l'audit sul debito locale sarà diffuso nella prossima settimana; il gruppo di lavoro ne sta curando le ultime limature. La Rete si sta allargando e diffondendo. Ed è già fissato un prossimo appuntamento nazionale a Napoli per sabato 5 maggio (data in attesa di conferma definitiva).

A beneficio di tutte le persone di buona volontà che vogliano cimentarsi con una politica al servizio della cittadinanza, riportiamo di seguito un estratto della Carta dei Comitati per l’Audit sul Debito Locale.

«Siamo donne e uomini di comitati, associazioni e realtà territoriali, attivi sui temi dei diritti sociali, dei beni comuni, dei servizi pubblici e della democrazia. Da tempo stiamo assistendo al progressivo svuotamento del ruolo […] dei Comuni, che, tra forti riduzioni dei trasferimenti di risorse (9 miliardi in meno negli ultimi sette anni) e vincoli dettati dal patto di stabilità interno e dal pareggio di bilancio (-32% di spesa per investimenti), hanno drasticamente ridotto la loro funzione pubblica e sociale […].

Tutto questo risponde a un contesto più generale, all’interno del quale la crisi economico-finanziaria […] è stata riversata sulla finanza pubblica. Il fallimento della finanza speculativa si è trasformato così in un successo. A livello globale le banche private, i loro proprietari e manager superpagati sono saldamente in sella, più ricchi e potenti di prima, mentre la crisi del debito pubblico, da loro causata, è utilizzata come “shock” per poter approfondire le politiche liberiste di privatizzazione della ricchezza collettiva, la cui parte preponderante - patrimonio pubblico, beni comuni, servizi pubblici locali - è in Italia in mano ai Comuni e alle comunità territoriali.

La trappola del debito è quella che ha permesso, nonostante il contributo dei Comuni all’indebitamento pubblico nazionale non superi il 2%, di scaricare sugli stessi la gran parte delle misure relative al rispetto dei vincoli finanziari, dettati dal Fiscal Compact a livello europeo e dalla conseguente riforma dell'art. 81, che ha introdotto il pareggio di bilancio nella Costituzione.

Il debito agisce come un boomerang sui Comuni, che più di tutti pagano per questa crisi: se a livello nazionale l'Italia spende ogni anno il 5 % del suo PIL per rimborsare i tassi di interesse sul debito (terza voce di spesa dopo la previdenza sociale e la sanità), la spesa dei Comuni arriva al 12% delle loro entrate per quelli più grandi e addirittura al 25% per quelli più piccoli.

A fronte di questo quadro, riteniamo che, senza un’azione incisiva, a livello locale e nazionale, di contrasto alla trappola del debito e senza una riappropriazione collettiva di quello che a tutti appartiene, […] nessun cambiamento in direzione di un altro modello di città, di territorio e di società sia praticabile.

Si tratta di mettere in campo un nuovo percorso di democrazia partecipativa, che veda le singole persone e i comitati locali quali reali portatori di cambiamento nell'approccio alla finanza pubblica. Un percorso che abbiamo intrapreso […] dalla stesura collettiva della Carta di Genova nel luglio 2016 alla partecipazione alla III Assemblea internazionale dei Movimenti popolari organizzata da Papa Francesco nel novembre dello stesso anno. Una lunga marcia di sedimentazione e di potenziamento dell’auditoria locale, che garantirà energia, saperi e pratiche per attivare presto anche una Commissione nazionale di audit indipendente e popolare sul debito pubblico nazionale.

Sono queste le ragioni che ci hanno spinto ad avviare, in ogni città e in ogni territorio in cui siamo presenti, esperienze di audit, ovvero d’indagine indipendente e popolare sul debito dei Comuni, per contrastarne concretamente la legittimità e liberare risorse in direzione del soddisfacimento dei bisogni fondamentali delle comunità territoriali.

Per questo, nel riconoscimento reciproco delle nostre esperienze, abbiamo deciso di coordinare le nostre attività secondo i seguenti principi: OMISSIS

L’attività di audit che avviamo ha l’obiettivo di smascherare la trappola ideologica del debito, mettendo in discussione le compatibilità […] e dimostrando come l’attuale configurazione della finanza locale pregiudichi pesantemente i diritti sociali e metta a rischio servizi pubblici e beni comuni. Non è quindi solo un’ipotesi di riconversione della spesa pubblica, bensì uno strumento di conflitto per un altro modello di città e di comunità territoriale.

L’attività di audit che avviamo è uno strumento per costruire la partecipazione diretta delle persone alle scelte che riguardano una città o un territorio; è di conseguenza un’attività pubblica e partecipativa, che prevede assemblee pubbliche e informazione costante su ogni tappa raggiunta […].

L’attività di audit che avviamo è uno strumento di conoscenza e azione per contrapporre un altro modo di valutare il benessere di una comunità territoriale: a chi oggi misura la “salute” di un Comune sul rispetto del patto di stabilità e del pareggio di bilancio in termini finanziari, vogliamo contrapporre il “pareggio di bilancio sociale”, soppesando quanti diritti fondamentali aspettino di ricevere risposta e come utilizzare le risorse collettive per raggiungere questo obiettivo.

Sulla base di questi principi, dichiariamo di voler agire per: intraprendere a livello locale un'indagine indipendente e popolare sul debito […]; decidere collettivamente, sulla base di questa indagine, quale parte dei debiti contratti sia da ritenersi illegale, illegittima o insostenibile, e deliberare come agire in merito; essere funzionali a tutte le battaglie in corso per i diritti sociali, la riappropriazione sociale dei beni comuni, la gestione partecipativa dei servizi pubblici, […].

Ecco ciò che la nostra azione nei territori intende rivendicare.

Trasparenza dei bilanci comunali: se il debito è pubblico, ogni comunità territoriale deve essere messa a conoscenza di ogni operazione fatta in tale direzione, per poter sapere come, da chi e per quali finalità sia stato contratto. In questo senso, tutta la documentazione riguardante il bilancio, le modalità di finanziamento, i contratti per mutui attivi, i derivati, deve essere accessibile alla cittadinanza, in applicazione delle leggi vigenti in materia, e deve essere presentata in maniera semplice e comprensibile a tutti;

Trasparenza dei bilanci delle società partecipate: […] il fatto che siano società per azioni, non può esimere gli enti locali dal dover rendere di pubblica conoscenza l’impiego delle risorse collettive, nelle stesse modalità di quelle relative ai bilanci comunali;

Disobbedienza al patto di stabilità e al pareggio di bilancio: gli enti locali, invece di esserne gli automatici esecutori, devono divenire luoghi di contrasto ai vincoli imposti dal patto di stabilità e dal pareggio di bilancio […] e devono sospendere i pagamenti dei debiti finché la Commissione di audit non ne abbia verificato l'origine e la legittimità;

Riduzione del debito: esso va sviscerato contratto per contratto, […] vanno drasticamente rivisti tutti i tassi di interesse applicati, anche in considerazione del fatto di come le banche ricevano liquidità dalla Banca Centrale Europea a tassi di interesse prossimi allo zero e finanzino con quei soldi gli enti locali a tassi di interesse ben superiori, realizzando profitti da una mera “partita di giro”;

Socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti: per riaprire la strada ad una nuova finanza pubblica e sociale in un paese che ha privatizzato tutto il settore bancario e finanziario, diviene centrale la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, […] per il finanziamento a tasso agevolato degli investimenti degli enti locali […];

Si tratta semplicemente di rimettere il destino delle comunità territoriali nelle mani delle stesse, rivendicando un altro modello di città, di territorio e di democrazia».