Nel periodo gennaio-ottobre 2017, costituiscono il 93% dei minori arrivati via mare. Dinamiche d’inclusione difficili da realizzare. Le coop siciliane ospitanti rischiano il fallimento

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Parlare di accoglienza e d’integrazione nel nostro Paese è diventato per alcuni la pratica banale di un patetico buonismo da estirpare, e che poco ha che fare con le dinamiche di una campagna elettorale in cui i protagonisti politici si rincorrono a vicenda nel promettere prebende e rassicurazioni di ogni tipo. Il tema dell’accoglienza, nello specifico, ha assunto alla luce degli eventi recenti una priorità esclusiva all’interno del dibattito pubblico, fino a diventare preda di speculazioni e di propaganda che quasi mai aiutano a comprendere bene una realtà complicata e in piena emergenza.

Già in crisi. Perché nonostante la retorica comune continui a puntare il dito su coloro che gestiscono cooperative o centri di accoglienza, accusandoli di fare “business”, pochi conoscono la legislazione che regola gli aspetti principali della gestione del fenomeno. E in questa confusione, alimentata da pregiudizi e generalizzazioni di ogni tipo, il rischio è di non riuscire a distinguere chi specula da chi invece con merito e in condizioni difficilissime ogni giorno opera per dare un’accoglienza dignitosa alle tante vite umane che sbarcano sulle nostre coste.

Tra questi l’aspetto più delicato riguarda la condizione dei minori non accompagnati. Rispetto a tutti i minori che sbarcano nel nostro Paese la componente di giovani soli è sempre più rilevante. Il peso relativo di essi è andato crescendo nel tempo: nel 2014 costituivano il 49%, nel 2015 il 75% , nello scorso anno il 92% degli oltre 28mila minori sbarcati e nel periodo gennaio-ottobre 2017 costituiscono il 93% dei minori arrivati via mare, a testimonianza di una migrazione prevalentemente individuale di giovani quasi adulti originari soprattutto dal continente africano (Guinea, Costa d’Avorio e Gambia i principali paesi di provenienza).

Molte cooperative siciliane che ospitano nelle proprie strutture minori stranieri non accompagnati (msna) rischiano il fallimento. Il problema riguarda in particolare la Sicilia visto che essa rappresenta la principale porta d’ingresso dei migranti per l’Europa. Aldilà di ogni retorica, nell’Isola vengono accolti circa 5 mila minori, più del 50% di quelli presenti in tutta Italia, per i quali lo Stato trasferisce un contributo economico appena sufficiente a coprire le spese, e molto spesso dopo parecchi mesi. Se le cose dovessero rimanere invariate molte comunità sarebbero costrette a chiudere i battenti. Un’ipotesi nefasta sia perché si verrebbe a creare un vero e proprio vuoto che impedirebbe di fatto di garantire i diritti e la tutela dei minori, sia perché farebbe perdere il lavoro a migliaia di persone che oggi tra mille difficoltà tengono in piedi il sistema dell’accoglienza dei più fragili e indifesi.

La maggior parte dei msna (minori stranieri non accompagnati), presenti in gran numero in Sicilia, si ritrovano ad essere accolti in strutture di prima accoglienza o d’emergenza per molto più tempo dei trenta giorni previsti, a causa di attese estremamente lunghe per i trasferimenti nelle strutture di seconda accoglienza, generando nei ragazzi frustrazione e sfiducia verso la voluta e sperata ricerca di integrazione. La situazione non migliora con il raggiungimento della maggiore età: la fascia d’età che comprende il maggior numero di questi ragazzi in Italia, va dai 16 ai 17 anni. Si tratta quindi di ragazzi molto vicini alla perdita della tutela che l’ordinamento italiano prevede per i minori. Al compiere dei diciotto anni diventano legalmente a tutti gli effetti adulti e la delicata fase di passaggio che si ritrovano ad affrontare da neo-maggiorenni non viene minimamente tutelata ma paradossalmente resa ancora più ardua. Una delle principali cause risiede nella mancanza di uniformità delle prassi e le varie province della Sicilia orientale si differenziano per scelte e metodi di esecuzione.

A Siracusa, dopo le numerose richieste inviate dai centri di prima e seconda accoglienza per minori al Servizio Centrale ai fini dei trasferimenti in SPRAR, e non soddisfatte per mancanza di posti, si presentano due alternative: i titolari di protezione internazionale vengono trasferiti negli SPRAR fuori provincia, interrompendo quindi anche il primo percorso d’inserimento dei ragazzi, mentre i richiedenti asilo in attesa vengono mandati nei diversi CAS di Rosolini e Citta Giardino. Ai ragazzi con permesso di soggiorno per motivi di studio rimangono invece solo due alternative: la richiesta di prolungamento fino ai 21 anni o la strada. Ed è così che nella confusione totale, tra leggi e responsabilità poco chiare, l’impegno degli operatori dei centri di accoglienza diventa un punto di riferimento per loro: ci sono per assisterli legalmente e psicologicamente, per prepararli a una professione e agevolare il più possibile la loro integrazione nel tessuto sociale della nostra società.

Questo è il lavoro che da agosto scorso portano avanti i responsabili del centro di accoglienza per minori A. Roncalli di Augusta, con l’aiuto prezioso di altre associazioni come la Croce Rossa o gli scout, e l’impegno istituzionale delle scuole e di volontari che nel pomeriggio organizzano corsi d’italiano per i ragazzi ospitati. Il Centro, che si trova a pochi chilometri dal porto commerciale dove i migranti arrivano, accoglie al momento 47 ragazzi e si avvale del contributo di 12 figure tra operatori, psicologi, e addetti amministrativi.

Chiara, responsabile del centro, mi spiega quali sono le principali attività svolte all’interno della struttura: “Il nostro lavoro oltre ad accogliere questi ragazzi consiste soprattutto nel cercare di inserirli all’interno della nostra comunità attraverso la partecipazione attiva a progetti e a iniziative condivise con altre realtà associative. Oltre ad aiutarli nel loro processo d’integrazione queste attività hanno il merito di aiutare i ragazzi ad alleviare, anche solo temporaneamente, la tragica condizione di chi attende per lungo tempo una risposta per il proprio riconoscimento”.

Ed è durante questa attesa, spesso lunga, che il supporto degli operatori diventa fondamentale. Come il lavoro di Daniela, psicologa all’interno della struttura: “Riuscire a coinvolgerli in tante attività insieme ad altre associazioni presenti in città è fondamentale. Ma ancor più importante è riuscire ad organizzare dei corsi in cui poterli impegnare per acquisire nozioni e elementi utili che possano aiutarli nel loro graduale inserimento nel nostro tessuto sociale”.

Per tutti questi ragazzi la possibilità di essere coinvolti in iniziative dà loro l’opportunità di non vivere 24 ore su 24 all’interno del centro e non sentirsi reclusi dietro a un muro d’indifferenza. Spesso si tratta di ragazzi giovanissimi con alle spalle esperienze di violenze e privazioni inimmaginabili e che dopo mesi, se non anni di cammino tra gironi infernali di soprusi, si trovano ad attendere per lungo tempo in una condizione psicologica fragilissima una risposta che spesso tarda ad arrivare.

Ancora una volta tutto dipende dalle risorse che siamo in grado di mettere in campo, soprattutto a livello istituzionale. Se i tempi si dilatano aumenta l’inadeguatezza dell’accoglienza con tutto quelle che ne consegue, e se lo Stato non si organizza per gestire direttamente un fenomeno ormai stabile, e in costante aumento, i fondi non basteranno mai. Ma soprattutto diventa altissimo il rischio che i tanti sparsi ragazzi per l'Italia svaniscano nel nulla. Se un minore appena sbarcato è in grado uno o due giorni dopo di andarsene significa che ha un punto di riferimento sul territorio; un’organizzazione che gli dà contatti telefonici, nomi, indirizzi. E questo, di solito, non avviene nell’interesse del minore. Marginalizzati, o facile preda della criminalità, sono molti e diversi i rischi a cui vanno incontro, da quello relativo alla prostituzione minorile, allo sfruttamento nel lavoro, c’è poi la manovalanza nel crimine, lo spaccio, e tra i rischi non si esclude neppure il traffico di organi.