Nell’istituto Orso Mario Corbino di Augusta incontro con il fotografo catanese Alessio Mamo, che è stato inserito nella lista dei finalisti del World Press Photo 2018. Nei suoi scatti i feriti curati ad Amman da MSF

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Insieme alla IV A della scuola primaria facente parte dell’Istituto Comprensorio Orso Mario Corbino di Augusta si è tenuto un incontro col fotografo catanese Alessio Mamo e la giornalista palermitana Marta Bellingreri. L’incontro è stato organizzato dal Collettivo Antigone, blog che si occupa principalmente di migrazione, in collaborazione con la scuola stessa per dare agli studenti la possibilità di comprendere meglio le terribili conseguenze della guerra soprattutto sul corpo di bambini e adolescenti.

Dopo aver raccontato il proprio lavoro e averne illustrato tipologie e finalità, Alessio e Marta hanno fatto vedere una selezione di scatti provenienti dal progetto “The Hospital of all wars. Back to life” (L’ospedale di tutte le guerre. Ritorno alla vita) dove, alternando foto a colori ed altre in bianco e nero, venivano raccontate le storie di alcune delle persone curate presso l’ospedale di chirurgia ricostruttiva di Medici Senza Frontiere ad Amman, in Giordania. In bianco e nero veniva ritratta la vittima di guerra presso la struttura di MSF nella fase della convalescenza, del buio e del dolore, mentre lo scatto a colori riportava la luce e il sorriso della guarigione, alimentando la speranza di un futuro di pace.

Così, abbiamo conosciuto Haydal, un elettricista di Baghdad che una mattina mentre lavorava è rimasto ferito da un’esplosione che gli ha fatto perdere una mano, prima di passare ad Amal che a 23 anni è stata vittima di una esplosione che le ha danneggiato il volto e le preziosissime mani con cui amava cucire. Amal, il cui nome significa speranza, grazie a MSF ha però recuperato la funzionalità degli arti colpiti e nello scatto a colori cuce, ridendo insieme alla madre. Poi abbiamo scoperto la storia del piccolo Ibrahim, yemenita, che ha ingerito un acido potentissimo che gli aveva danneggiato bocca e apparato respiratorio. La guerra nel suo paese, dove ricevere cure mediche è pura utopia, lo avrebbe ucciso se MSF non avesse fatto di tutto per trasferirlo ad Amman dove ha intrapreso il lunghissimo calvario della guarigione: ora, dopo moltissimi interventi, la sua bocca si sta riaprendo. Infine, abbiamo scoperto Wa’el che ama giocare a calcio nonostante sia rimasto profondamente ferito negli scontri del 2011 in Yemen durante una manifestazione per chiedere più diritti e Manal che è valsa ad Alessio la nomination come finalista al World Press Photo 2018.

Lo scorso 14 febbraio, infatti, il fotografo catanese è stato inserito nella lista ufficiale dei finalisti di questo prestigioso concorso che assegnerà il riconoscimento più importante del mondo della fotografia e il prossimo 13-14 aprile a Amsterdam ci sarà la cerimonia conclusiva. Alessio concorre nella categoria “People” con un singolo scatto, il ritratto di Manal, una bambina irachena di 11 anni conosciuta nell’ospedale giordano dove Alessio e Marta hanno trascorso molto tempo a documentare le atroci conseguenze della guerra e di ogni conflitto sulla pelle delle persone, particolarmente giovani e bambini. Da questa esperienza è nato un progetto che restituisce umanità a molte delle anonime vittime di bombe, granate, missili e lanciarazzi. Lo scorso novembre le foto di Alessio con le parole di Marta sono state al centro di una mostra organizzata per ricordare il decimo anniversario dalla fondazione dell’ospedale di MSF che fino ad allora aveva già curato oltre 4500 pazienti con circa 11mila interventi chirurgici. La mostra intitolata “The Dawn of Recovery” (L’Alba della Guarigione) ripercorre il delicato calvario di chi vede la propria vita sconvolta dalla guerra e cura pazienti provenienti dai più sanguinosi teatri di guerra, quali Siria, Yemen, Palestina.

Oltre la cieca brutalità della guerra, però, sono state ore di speranza quelle trascorse con questi bambini e bambine di IV elementare che hanno fatto molte domande e vorrebbero anche invitare la piccola Manal a disegnare insieme qui ad Augusta, dimostrando come per coltivare la pace servano dialogo, empatia e testimonianza. Il nostro augurio è che lo scatto di Alessio Mamo arrivi primo della sua categoria, anche se per noi Manal ha già vinto. A prescindere dall’esito, infatti, Manal insieme agli altri scatti viaggerà per il mondo e col suo sorriso dietro la maschera, con le sue unghie smaltate e i disegni appesi alle spalle servirà da monito al mondo intero che sta annientando il suo stesso futuro a solo beneficio dell’industria bellica.

Infine, a fronte delle troppe scuole che ripiegano su un militarismo dannoso ed insensato, rincuora vedere che ad Augusta c’è chi sceglie la pace. Questa città, in virtù del ruolo che la storia le ha assegnato come principale porto di sbarco per i migranti e le migranti salvati in mare, ha un dovere imprescindibile: diventare simbolo di pace ed accoglienza ripudiando non solo a parole, ma nei fatti e nelle scelte quotidiane, l’abominio chiamato guerra.

L’unica guerra giusta è quella che non si fa.