Tutti i prezzi dei farmaci non mutuabili in Italia sono enormemente gonfiati. Uno sputo in faccia ai cittadini e la prova che qualcuno protegge una classe di speculatori

La Civetta di Minerva.16 febbraio 2018

A riprova della recessione globale della nostra economia, civiltà, maturità politica e sociale, è drammatico assistere da protagonista a quello che accade ormai tutti i giorni a chi deve comprare farmaci in Italia.

Rifletto sull’ignobile realtà italiana della vendita di farmaci più che centenari a prezzi astronomici rispetto al valore intrinseco. Curarsi un dolore, una febbre diventa proibitivo in farmacia per chi è caduto in povertà. Capirei se si trattasse di sostanze provenienti da ricerca costosa e recente, ma sono farmaci che all'estero costano così poco da essere regalati, a volte. Tutti i prezzi dei farmaci non mutuabili in Italia sono enormemente gonfiati. Uno sputo in faccia ai cittadini e la prova che qualcuno protegge una classe di speculatori e disprezza l'intelligenza di noi tutti.

Ecco un problema da porre a chi in questi giorni promette di tutto agli italiani pur di stare in parlamento, perpetuando la serie di porcherie che sono avvenute alle spalle del popolo. Desolante vedere un delinquente abituale condannato ed espulso dal Parlamento promettere qualsiasi cosa alla masnada d’illetterati o complici che lo vota, pur sapendo che proprio nel ventennio d’ignominia che ci ha regalato, sono avvenuti i tentativi, spesso riusciti, di dare alle lobby del farmaco e ai farmacisti possibilità prima inaudite di potere e guadagno.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti. Seminato ad arte nelle regioni più arretrate ogni tipo di dubbio sui farmaci equivalenti, la Sicilia brilla in negativo per la percentuale di vendita di queste molecole fra le più basse d’Italia.

Tutto questo per non diminuire la fetta di guadagno su un mercato, quello dei farmaci con ricetta fascia C, che fattura molto: nel 2015 valeva circa tre miliardi di euro, pari al 36% della spesa privata sostenuta dai cittadini. Soldi che entrano subito nelle casse dei farmacisti, che non devono aspettare il rimborso dal Servizio Sanitario Nazionale.

Forse non tutti sanno che dal 2012 le farmacie possono fare sconti sui farmaci di fascia C con ricetta medica, in altre parole quelli a totale carico del cittadino e non rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale. Ma non li fanno. Quasi mai. È quanto emerge da una famosa inchiesta di Altroconsumo in 100 farmacie visitate attraversando tutta Italia (Milano, Torino, Bologna, Roma, Napoli, Palermo, Bari, Firenze, Genova e Padova) per acquistare due farmaci molto venduti, Gentalyn Beta (pomata antibiotica e cortisonica) e Yasmin (pillola anticoncezionale). Solo una farmacia su 100 ha fatto lo sconto (dell'8% sulla confezione). Le altre 99 hanno applicato il prezzo stabilito dalla casa farmaceutica in tutta Italia, quello che si trova stampato sulla confezione. Non un centesimo in meno.

Uno dei servizi che le farmacie dovrebbero offrire al cittadino, per legge, è informarlo sulla possibilità di sostituire il farmaco di marca con un equivalente, cioè con lo stesso principio attivo, ma meno caro (vale per i farmaci di fascia A e C): in media, si risparmia il 30%.

Un obbligo ignorato dal 68% delle farmacie che sono state visitate nell’inchiesta, che si sono guardate bene dal proporlo. Solo il 32% l’ha suggerito, ma quando chiesto esplicitamente. Anche se per la pillola Yasmin, ben il 16% dei farmacisti ha detto che il generico non c’è o che è sconsigliato. Non è così. Basta consultare alcune banche dati sui farmaci per rendersi conto che Yasmin costa 16,20 euro contro i 9,50 euro del generico meno caro. Ma questo è solo un esempio. Si potrebbero mettere in atto una serie di strategie per fare in modo di riportare i prezzi almeno ai livelli di altre nazioni sia dell’Unione che no.

I prezzi di aspirina e paracetamolo sfiorano aumenti del 1000% sul loro infimo valore reale. Per non parlare dell’abilità di bassa lega, quasi da fiera di paese, per cui si turlupina il consumatore ammalato rimescolando farmaci antichi e anche obsoleti in nuove formulazioni ogni anno diverse e a prezzi astronomici rispetto al valore reale intrinseco. Una pantomima accompagnata da pubblicità martellanti che fanno la ricchezza di chi possiede “i media”. In piena consapevolezza affermo che il consumatore italiano è trattato come un bambino scemo e regolarmente ingannato e spremuto.

Vogliamo un mercato più aperto, concorrenziale e trasparente e pretendiamo dai nostri rappresentanti in Parlamento scelte che guardino al futuro nell’interesse generale, non è più tempo di proteggere gli interessi di pochi con strumenti obsoleti.

Il paracetamolo (Efferalgan, Tachipirina, Acetamol e altri nomi commerciali) ha 140 anni di storia e settanta di uso clinico diffuso. L’aspirina deriva dal salice, un albero usato per le febbri e dolori fin da 5000 anni prima di Cristo, sintetizzata e studiata nel Settecento e l’Ottocento e brevettata nel 1899. Cento venti anni di storia clinica. Si smetta di lucrare su questi farmaci rialzando ogni anno i prezzi e di venderli agli italiani fino a otto volte il loro prezzo all’estero.

Vorrei gridare che qui nessuno è fesso! Poi penso a quel che vedo girare sui social e sulla scena mediatica, il tenore delle proposte e dei commenti degli elettori e mi deprimo!