IL BAR SOTTO IL MARE – ll neo eletto presidente, per nominare la giunta, ha subito 24 giorni di sviolinate, richieste aumma aumma, singole pretese, ambizioni, aspirazioni e respirazioni, sviolinate…

 

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

“Non è bello ciò che è bello, ma che bello che bello che bello” recita un celebre aforisma del frate pensatore Antonino di Scasazza, che ci sovviene innanzi alla dozzinale dozzina di assessori del primo governo Musumeci. Compagine che egli ha realizzato rigorosamente a mano con studiata lentezza, esponendola a cose fatte 24 giorni dopo la sua elezione a presidente-governatore della Regione Sicilia inclusi arcipelaghi e terre emerse varie, fatta eccezione per la Repubblica indipendente dell’Isola dei Cani, con annesso Bar sotto il mare, dirimpetto al centro storico isolano di Ortigia.

A Sebastiano Musumeci detto Nello da Militello Val di Catania (cittadina che ha dato altresì i natali e pure le pasque al nazional popolare Pippo Baudo e al meno noto, quanto degno di citazione, cantastorie Franco Trincale) le oltre tre settimane di gestazione sono state necessarie per la suddivisione partitica da manuale (Cencelli, va da sé) delle poltrone assessoriali disponibili.

La somma numerica in base ai risultati conseguiti da ogni partito (un metodo matematico davvero inedito e originale, degno di Archimede e di Talete) ha dovuto comunque fare i conti con singole pretese, ambizioni, aspirazioni e respirazioni, sviolinate, richieste aumma aumma, pressioni, ammuttùna e annacàte. Alla fine 4 assessori sono andati a Forza Italia, 2 all’Udc, due ai Popolari e Autonomisti, uno ciascuno a Fratelli d’Italia, Idea Sicilia, Diventerà Bellissima e a Sgarbi sé medesimo, addirittura in persona e dotato di dispositivo incorporato per la produzione dei classici strilli tipo carcarazza.

Assieme al critico d’arte urlatore e neo assessore ai Beni culturali, tra i pezzi da 90 del governo di centrodestra guidato dal pizzuto Musumeci spiccano – come da annunciato copione – il leader di Idea Sicilia ed ex rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla, che si occuperà di Formazione e Istruzione (fu assessore alla Sanità dal 2006 al 2008 nel secondo governo Cuffaro) e l’avvocato Gaetano Armao, che in quota Forza Italia occupa le caselle di vice presidente e di assessore all’Economia; anche per Armao si tratta di un ritorno dato che fu assessore ai Beni culturali durante il governo di Raffaele Lombardo.

In tale esplosione di novità e rinnovamento a prescindere, ad attaccarsi al tram è rimasta la Lega. Noi con Salvini, la formazione di ascari meridionali del già partito padano, ha partecipato alle elezioni siciliane in tandem con Fratelli d’Italia. A differenza di tutti gli altri alleati ai leghisti non è stato riconosciuto alcun assessorato e l’osannato modello siciliano del centrodestra comincia a incrinarsi. Salvini ha minacciato di uscire dalla coalizione, il che comporterebbe il passaggio all’opposizione dell’ unico leghista eletto in Sicilia, ossia il palermitano Tony Rizzotto dal variegato passato di democristiano, autonomista nelle file di Raffaele Lombardo, ecc. Il quale Rizzotto è stato recentemente coinvolto in un’indagine per presunte irregolarità (è accusato di peculato) che avrebbe commesso nelle vesti di presidente di un ente di formazione per disabili e disadattati sociali.     

Una rimostranza pubblica l’ha fatta pure Pippo Gennuso. Il bingo man del cono sud della Sicilia sud orientale, l’artefice delle elezioni regionali bis del 2012 in un pugno di sezioni di Rosolini e Pachino grazie ai suoi ricorsi vincenti presso gli organi di giustizia amministrativa, si è lamentato che, in virtù della sua quarta elezione all’Assemblea siciliana, almeno una telefonata Musumeci poteva fargliela. E invece quello non se l’è filato per niente. E sì che la formazione dei Popolari e Autonomisti con la quale è stato rieletto Gennuso ha acchiuppatu due assessorati, ma a lui nisba! A rappresentare la provincia di Siracusa da nord a sud e da est a ovest nella nuova giunta regionale c’è Edgardo, per tutti Edy, Bandiera. Commissario provinciale di Forza Italia, alle elezioni del 5 novembre nel collegio siracusano dove è stato candidato è arrivato secondo alle spalle dell’avvocato Rossana Cannata sorella del sindaco di Avola. Già 5 anni fa, nello stesso collegio elettorale il figlio dell’ex sindaco democristiano Tatai Bandiera risultò primo dei non eletti, allora nell’Unione democratica di centro (Udc) dove militava prima del passaggio negli azzurri di Faccia Rifatta Berlusconi.

Ma grazie alle disavventure giudiziarie dell’oggi doppio ex (deputato regionale e sindaco di Melilli) Pippo Sorbello, Edgardo detto Edy subentrò al suo posto nel parlamento siciliano per circa un anno e mezzo. A sorpresa trombato alle elezioni, a sorpresa ma non tanto è stato nominato assessore con  delega alle Risorse agricole. E siccome ha studiato da agronomo, siamo di fronte a un caso di metaforiche braccia restituite all’Agricoltura.