Il segretario generale del Comune che per l’incarico di responsabile sulla Trasparenza e Integrità nell’amministrazione ha ottenuto un’integrazione del 50% di stipendio, omette di pubblicare la sua posizione patrimoniale e retributiva

 

Recentemente un consistente numero di associazioni ambientaliste, di rappresentanti dei Comuni interessati dagli insediamenti industriali in Sicilia, di formazioni politiche e di cittadini hanno inoltrato un esposto al Procuratore Capo del tribunale di Siracusa, dott. Francesco Paolo Giordano, prospettando i gravi problemi di salute ed ambientali causati dalle immissioni in atmosfera, nell’acqua e nel suolo di inquinanti prodotti dagli stabilimenti che operano nella zona industriale siracusana.Molti di detti inquinanti risultano estremamente pericolosi in quanto potenzialmente cancerogeni per l’uomo e determinano patologie di ogni specie, sia nei lavoratori di dette industrie che nei residenti nelle zone vicine agli insediamenti stessi, come riportato nell’Atlante regionale sanitario e confermato dagli studi epidemiologici di recente pubblicati su Sentieri.

Con D.P.C.M. del 30/11/1990 i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli di Gela, Butera e Niscemi, della provincia di Caltanissetta, sono stati dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale”. Nell’esposto è stato portato all’attenzione del Dott. Giordano il fatto che, ignorando la dichiarazione di cui sopra, nessuna bonifica sia stata realizzata nei siti industriali di dette aree, mentre consistenti somme sarebbero state destinate a detto scopo. Sembra, infatti, che già nel novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana 100 miliardi di lire per Siracusa e 40 miliardi per Gela, e che nel 2005 sarebbero stati stanziati 770 milioni di euro, dall’allora ministro dell’ambiente Prestigiacomo, per Siracusa al fine di attuare l’accordo di programma che prevedeva, oltre alla riconversione e riqualificazione degli impianti, le bonifiche dei suoli e delle falde acquifere contaminati, dei fondali della rada di Augusta e del Porto Grande di Siracusa.

Per l’area di Milazzo, che comprende i 6 comuni del Comprensorio del Mela, dichiarata a rischio nel 2002, sembra che il piano di risanamento non sia mai stato redatto. Ma anche in questo caso i 7.500.000 euro, stanziati dall’ARTA per il piano e per gli interventi, non si sa come e dove siano stati impiegati. Se questo dovesse rispondere a verità, è evidente che si è di fronte ad uno spreco di denaro pubblico che va dagli anni 90 ad oggi, visto che nessun intervento di risanamento e/o di bonifica è stato mai fatto. Nell’esposto si fa presente che nella zona industriale siracusana e nelle città ad essa vicine, l’aria è spesso irrespirabile per presenza di idrogeno solforato, mercaptani ed idrocarburi non metanici, fra cui il benzene. Le concentrazioni dell’idrogeno solforato misurate a Melilli, Priolo e Belvedere spesso vanno oltre i 70 µg/Nmc e cioè oltre la soglia odorigena fissata dall'OMS che è pari a 7 µg/Nmc; per quest’ultimo inquinante sarebbe l’ora di fissare dei limiti in atto mancanti. Nell’esposto viene lamentato il fatto che delle immissioni maleodoranti che ammorbano la gente, anche per lunghi periodi, non si riesce a conoscere e stabilire da quale industria esse provengano.

Il reverendo Arciprete Palmiro Prisutto di Augusta, ha invitato i cittadini a comunicargli giorno, ora e luogo in cui questi cattivi odori si verificano, al fine di creare una mappa dei luoghi dove più frequenti si registrano tali eventi, sperando che questa possa finalmente contribuire ad individuare l’industria che le genera. Senza disturbare don Prisutto, nell’esposto viene suggerita la realizzazione di una rete di monitoraggio fissa che, analizzando in continuo le immissioni industriali, possa trasmetterne, in tempo reale, i valori registrati ed i tipi di gas identificati ad una stazione centrale, ai sindaci ed alla Prefettura. Nell’esposto infine ci si chiede come mai i controlli nelle varie industrie non vengano effettuati in continuo, 24 ore al giorno per 365 giorni, mentre attualmente essi sono limitati ad un controllo quadrimestrale, della durata di 8 ore, il che equivale ad un controllo annuale che dura complessivamente 24 ore, contro le oltre 8.700 ore lavorate. Inoltre la data dei controlli viene stabilita molto tempo prima della sua esecuzione, cosa che potrebbe determinare “comodi aggiustamenti impiantistici provvisori”.

Il controllo in continuo fornirebbe le quantità annue certe di inquinanti generati ed immessi dalle singole industrie. Alla misura in continuo i cittadini sono abituati, infatti a casa loro sono installati contatori registrano i consumi annuali di elettricità, di acqua e di metano, e non si vede il motivo perché questo non debba applicarsi anche alle industrie.