Le 71 villette a ridosso delle mura dionigiane. Ancora oscuri i motivi che indussero il CGA a scegliere come consulente un esperto in competenze non urbanistiche. Fu lui a quantificare in 247 milioni di euro il risarcimento addebitato alla Regione

 

 

LaCivetta di Minerva, 24 marzo 2017

Ma chi sono Vincenzo Naso e Mauro Verace? Quando e in quale occasione hanno intercettato delicate questioni siracusane?

All’ingegnere aerospaziale Vincenzo Naso, abbiamo dedicato a partire dal 2015 alcuni articoli, incuriositi dal fatto che, per noi misteriosamente, a un esperto di tutt’altro settore, il CGA, presieduto dal dottor Filippo Maria De Lipsis, affidasse il compito di stabilire il diritto o meno della società Am Group (gruppo Frontino) a costruire a un passo dalle mura dionigiane 71 villette con annesso centro commerciale e struttura turistico-ricettiva, fatto che già a solo enunciarlo dovrebbe far sgranare gli occhi.

Precisiamo: il diritto o il danno ricevuto dal diniego opposto dalla Soprintendenza di Siracusa. Sappiamo già quali siano stati gli esiti della consulenza dell'ingegnere Naso, in linea con i desiderata della società dei Frontino e che si traducono nella richiesta di un risarcimento danni di 246 milioni a carico della Regione Sicilia.

Ripercorriamo come si dice, "a random" la vicenda da noi raccontata nel tempo con la "dovuta" attenzione: sull'area, da sempre a destinazione agricola, grava il vincolo archeologico di inedificabilità assoluta (ex art. 21 della Legge 1089/1939, convalidato nel 1966 e tuttora operante, in forza del quale “è vietato qualsiasi lavoro che esuli dalla ordinaria conduzione del fondo e dalle normali opere di trasformazione agricola eventualmente necessari"); il piano regolatore della città nel 2007 prevede una zona di concentrazione volumetrica, con la possibilità di costruire con altissimi indici di cubatura, in realtà inassentibile; proprio in concomitanza con la segnalazione dell'irregolarità da parte della Soprintendenza, l'allora dirigente comunale all’urbanistica firma con la società privata delle convenzioni (sulla cui nullità non ci dovrebbe essere alcun dubbio) per la formazione di un comparto edificatorio; il Tar, in prima istanza, rigetta il ricorso dei privati contro il diniego della Soprintendenza all'edificazione; dato il nuovo ricorso della società, la decisione  passa al C.G.A. che nomina, per noi sorprendentemente, quale suo consulente, l'ingegnere Vincenzo Naso del Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale (sic!) della Sapienza di Roma, specializzato in fonti energetiche; l'ingegnere presenta le proprie valutazioni, come detto, in linea con quelle della AM Group ma probabilmente l'indagine aperta dalla Procura di Siracusa, con delega ai carabinieri della sezione tutela patrimonio culturale, nell'ottobre 2015, determina lo standby del procedimento amministrativo.

E chiariamo: in sede di approvazione del prg presso il Consiglio Regionale Urbanistica, anche a causa dell'inspiegabile assenso dell'allora Soprintendente di Siracusa, viene di fatto modificato in maniera del tutto irrituale e illegittimo il vincolo gravante sull'area. La procedura di revisione dei vincoli archeologici infatti è rigidamente normata dall'articolo 128 del decreto legislativo 42 del 2004 che prevede l’adozione di uno specifico decreto dirigenziale dell'assessorato che non ci risulta esserci mai stato. Ebbene, nessuno ha mai ritenuto opportuno valutare quanto accaduto in quella sede e stabilire le responsabilità, ciò nonostante alcune segnalazioni in Procura.

Nel febbraio 2011, nel corso delle sedute di concertazione con l'amministrazione comunale per l’approvazione del Piano Paesaggistico, la Soprintendenza, questa volta memore del vincolo, impone sull'area, come d'obbligo, il massimo livello di tutela segnalando nuovamente l'errore presente nel prg.

E qui entra in campo l'ingegnere Mauro Calafiore, su cui pesa, dal novembre 2016, la richiesta di rinvio a giudizio per la stipula di una convenzione urbanistica a favore di un imprenditore "ricevendone in cambio utilità costituite da prestazioni sessuali da parte di prostitute remunerate"; lo stesso che ha avuto un ruolo di primo piano nelle vicende della costruzione del centro commerciale dell'Open Land, edificio che, secondo il pronunciamento del CGA del giugno 2013, non avrebbe potuto in alcun modo essere assentito in mancanza dei presupposti urbanistici e che invece ora è là, in piena attività, in attesa che sia addirittura la Corte di Giustizia europea a chiarire aspetti controversi in merito all'autorizzazione commerciale (4 ricorsi al Tar senza esito e una lettera anonima a sollevare alcuni pesanti dubbi sulla vicenda. Della serie: "non ci facciamo mancare niente").

Rimosso nel 2010 dall'urbanistica l'ingegnere Natale Borgione, accusato di tentata corruzione a danno dei Frontino e posto agli arresti domiciliari per 18 giorni - misura cautelare successivamente revocata dal Tribunale del riesame di Catania -, assolto insieme ad altri funzionari del Comune di Siracusa nel dicembre 2015 "perché il fatto non costituisce reato", dopo la reggenza ad interim, per circa un anno, dell'ingegnere Andrea Figura, il quale ha continuato a negare all'Open Land la certificazione di concessione edilizia, assentita in regime di silenzio assenso, invitando anche la società alla sospensione dei lavori, è appunto l'ingegnere Calafiore, nominato dirigente all'urbanistica quasi fosse l'unico professionista possibile, a revocare l'atto di negazione alla costruzione del Centro, ciò nonostante il parere contrario del consulente legale del Comune, l'avvocato Nicolò D'Alessandro, che paventa la condanna al risarcimento danni.

E infatti dalla revoca di Calafiore scaturisce la richiesta di risarcimento danni che almeno in parte l'amministrazione comunale ha già iniziato a pagare (quasi 3 mln di euro sugli oltre 40 pretesi), in attesa della completa definizione della vicenda in sede amministrativa che tarda ad arrivare, per fortuna. E per completezza ricordiamo che anche in questa vicenda tutto ruota intorno a una consulenza su cui molto si è argomentato.

Ma torniamo ai fatti del 2011: allora, piuttosto che agire in autotutela e rimediare all'errore nel prg,  il primo marzo, l'ingegnere Calafiore, stipula con la AM Group srl, presso lo studio del notaio Giambattista Coltraro in Augusta, due convenzioni per la creazione di un comparto edificatorio: la società ha ceduto all’amministrazione 94 ettari dell'area di sua proprietà da destinare a Parco delle Mura Dionigiane più altri 20 ettari per servizi pubblici, viabilità e parcheggi, ma ha ottenuto indici di cubatura altissimi per il suo complesso residenziale.

Scrive a questo proposito l'avvocato Salvo Salerno: "Considerato che il prg di Siracusa, al tempo delle stipulate convenzioni, era già inefficace nella parte delle N.T.A e relativa Scheda Norma che assentono l’edificabilità su aree gravate dai preesistenti vincoli ..., il dirigente dell’Ufficio Urbanistica si trovava in assoluta carenza di potere a promettere e attribuire la “potenzialità edificatoria” ai privati. Anzi, vista la previsione del comma 4 bis dell'articolo 11 L. 241/1990, sarebbe quanto mai utile accertare quale organo e con quali procedure e contenuti abbia trasferito al dirigente una così grande potestà dispositiva di interessi pubblici in realtà poco o nulla disponibili. La questione appare di grande rilevanza e meritevole delle opportune valutazioni nella sede giudiziaria, atteso che, come si apprende da fonti giornalistiche, il 23 febbraio 2011 si era tenuta, tra Soprintendenza e Comune di Siracusa, una delle sedute istruttorie di concertazione ai fini della adozione del Piano Paesaggistico, nel corso della quale era stata comunicata ai rappresentanti del Comune l’apposizione del massimo livello di tutela ai luoghi interessati e comunque ribadita la preesistenza degli altri vincoli. La prosecuzione della seduta di concertazione, fissata a breve per il successivo 1° marzo, non ebbe luogo, ma giusto il primo marzo risultano stipulate le convenzioni urbanistiche dal predetto dirigente, per conto del Comune. Quanto alla parte privata, si rileva che anch’essa, per conto proprio, era consapevole quanto meno della trascrizione del vincolo indiretto, quindi non avrebbe potuto negoziare con l’animus dominicale effettivamente libero dall’impedimento in questione. Analoghe considerazioni valgono per l’ufficiale rogante (il notaio Giambattista Coltraro, ndr) che, nonostante sembri edotto degli stessi vincoli ex D.Lgs. 42/2004, tuttavia nei rogiti li derubrica a meri adempimenti sulla denuntiatio ex art. 59 del Codice, per altro non dovuta in caso di terreni interessati da vincolo indiretto".

Si è fatto inoltre notare (L'altra città febbraio 2014) come in quelle convenzioni non sia mai usata la definizione Parco Archeologico delle Mura Dionigiane. Il termine archeologico sparisce ma non per distrazione dal momento che proprio la sequenza parco archeologico farebbe scattare di per sé la prescrizione (ex articolo 15, comma E, L.R.78/1976) dell'arretramento delle costruzioni di 200 metri dai confini del parco. "Clausola che avrebbe ridotto in modo significativo la superficie edificabile - scrive Luciana Bedogni - Aspetti che non sono sfuggiti ai giudici del TAR di Catania che, nel rigettare il ricorso presentato dalla AM Group per l’annullamento sia del provvedimento della Soprintendenza di diniego al nullaosta per la realizzazione delle villette sia del decreto assessoriale di adozione del Piano paesaggistico della provincia di Siracusa, hanno bacchettato tutti quelli che non hanno valutato adeguatamente la compatibilità tra il piano e i vincoli esistenti sull'area".

E tuttavia, nonostante quanto evidenziato, oggi siamo in attesa che la situazione si chiarisca e che semmai sia la stessa Procura di Siracusa a fornire le risposte non solo sulla assoluta terzietà dell'ingegnere Naso nelle sue vesti di consulente, requisito fondamentale come si è visto assente nel caso Cisma, ma anche sul perché il CGA abbia scelto quale suo consulente un professionista che per titoli professionali non sembrerebbe atto a rilasciare pareri in materia urbanistica e archeologica. Di certo c'è che l'ingegnere nella propria relazione non ha individuato profili di illegittimità nelle richieste di AMGroup che a questo punto dovrebbe avere diritto al risarcimento in ogni caso: se il progetto edilizio risulterà compatibile con il vincolo, potrà costruire ed essere in più risarcita per diniego illegittimo, se incompatibile in ogni caso vanterebbe le convenzioni sottoscritte. E qui non commentiamo.