Alfredo Boccadifuoco, titolare della storica agenzia marittima, infuriato: “Il problema è la banchina due, il cedimento c’è stato. L’indagine dirà se i lavori sono stati fatti male”

 

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

Usa toni alti, ed espressioni colorite, il titolare della storica Agenzia Marittima Boccadifuoco. Come sempre quando viene chiamato a dire la sua sui lavori del porto. “Hanno da poco scavato una canaletta di 5 metri per i cavi dell’elettricità che ancora manca alle colonnine e si sono fermati… dovevano iniziare prima dell’estate, poi a ottobre, ora a dicembre 5 metri. Di questo passo solo per lo scasso di pochi metri ci impiegheranno un anno. E poi ci vorrà il tempo per completare”.

E ha qualche dubbio anche sulla qualità dei lavori Alfredo Boccadifuoco: “Soprassediamo sulle due bitte del Foro Italico che hanno subito ceduto. Le hanno rafforzate. Ma il problema è la banchina 2, quella all’estremità del Molo Sant’Antonio. Qui il cedimento c’è stato, il “tappeto” su cui poggiano i primi cassoni non ha retto. Lavori fatti male? Qualcuno mi ha detto che è così, ma certo lo dovrebbe verificare l’indagine ingegneristica aperta, quella che dovrebbe anche proporre una soluzione al grave problema. Ma non si può aspettare all’infinito. Forse la soluzione da scegliere, se l’amministrazione ogni tanto si degnasse anche di ascoltare qualche suggerimento da chi è del settore, è quella di intanto completare e attivare la banchina 3. Si dovrebbe colmare l’invaso, inutile, che hanno fatto per movimentare i cassoni. In un mese ce la si potrebbe fare, e consentire almeno la fruizione di quella parte del molo per le navi di grande stazza. Non si sa quanto tempo ci vorrà per evitare ulteriori cedimenti alla banchina 2, quindi …”.

“Un problema davvero non previsto – conferma il rup l’ingegnere Emanuele Fortunato. – Davvero pensavo che fossimo in dirittura d’arrivo. L’impresa sta cercando di trovare una soluzione ma davvero forse il primo progetto di riqualificazione sarebbe stato migliore”.

La proposta del Genio civile opere marittime di Palermo, dunque, quella di ricorrere per la riqualificazione delle banchine del Porto Grande “semplicemente” alle palancole, la stessa tecnica  che ha consentito di terminare ultimamente le banchine 3 e 4. Una scelta del rup per rispondere all’esigenza di una riduzione dei costi di costruzione imposta dal gravoso risarcimento “dovuto” alla Sics ma anche un modo per far presto.

Eppure, nel 2004, alla Regione si decise diversamente, si optò per quella tecnica dei cassoni che qualcuno diceva già vecchia di sessant’anni. Ma già allora, come modifica al progetto di massima presentato, l’ingegnere dell’impresa ritenne necessario una “variante”: realizzare sui fondali, di fango, una piattaforma su cui poggiare i cassoni, un consolidamento diciamo “a pressione”, per schiacciamento, che a quanto pare non sta funzionando.

Ancora ritardi, si rammarica l’ingegnere Fortunato, che rivendica comunque all’amministrazione in carica la soluzione di molti problemi ereditati dal passato e si chiede se anche per l’assurda storia dei cassoni non si dovrebbe cercare di individuare le eventuali responsabilità. “Non tutti coloro che sono chiamati a provvedere al bene pubblico sono chiamati a rispondere in egual modo del proprio operato. E questo non è un bene”.