Per risparmiare dentro la struttura e individualmente appena liberi. Finanziato con fondi destinati ai Comuni il cui Consiglio è stato sciolto per infiltrazioni mafiose

 

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

L'anno inizia con l'inserimento della casa di reclusione in una di quelle iniziative che "danno un senso". Si tratta del progetto "Fare con Meno" di cui è capofila il comune di Augusta e che ha l'ambizione di andare oltre la differenziazione dei rifiuti. "Il miglior rifiuto è quello che non si  produce", come recita il più emblematico e suggestivo  degli slogan che accompagnano il progetto, presentato lunedì scorso nel salone Rocco Chinnici del comune di Augusta.

Ma veniamo all’iniziativa, all'inserimento della casa di reclusione nel progetto, al suo significato,  ai risvolti e ed alle opportunità che esso può offrire. Intanto l’aspetto del rapporto col territorio, cercato, tessuto, coltivato. Il fatto poi  che il carcere divenga, insieme agli istituti scolastici, un luogo della città dove viene sperimentato il più innovativo dei progetti è al tempo stesso un primo obiettivo raggiunto e la premessa di un nuovo non facile impegno. Poi c’è l'aspetto della sensibilizzazione e dell'educazione: non mi ha mai convinto il termine ri-educazione, lo trovo invasivo, sa di reminescenze sovietiche,  è pretenzioso. Preferisco di gran lunga parlare di risocializzazione oppure, in questo caso usare il termine che si attaglia  perfettamente al tema: di educazione alla cittadinanza. Rifletto allora sul fatto che il tema dei rifiuti si fonde con quello del risparmio energetico recentemente lanciato dall'amministrazione penitenziaria e rivolto a detenuti, personale, e direzione.

Limitare i consumi di acqua, di energia, di bombolette di gas (di cui i detenuti fanno largo uso per cucinare il vitto extra che comprano a proprie spese e  per cose come il caffè, il tè); consumare " il giusto", dismettere. cattive abitudini quali lasciare tutto il giorno la TV accesa nella cella,  o lo stesso cattivo uso degli ambienti comuni che vengono speso sporcati e la cui ripulitura richiede spesa e lavoro. Apro una parentesi, il detenuto tipo si comporta in maniera precisa, spiccicata come il cittadino libero medio, meridionale. Se entrate in una cella restate ammirati oltre che dall'inventiva, dall'ordine e dalla pulizia. Appena dalla cella ci si sposta nel  corridoio l'impronta delle scarpe sui muri - giusto per farne uno di esempio - la fa da padrona. Naturalmente c’è un contrasto a questa cattiva abitudine, che potrebbe comportare una sanzione, ma sarebbe importante che l’aspetto repressivo diventasse non necessario o  residuale.

E allora il progetto “Fare con Meno” offre tanti spunti: per un risparmio interno, per una educazione civica da portare all'esterno, una volta usciti, per imparare tecniche quali quella del compostaggio. E a  proposito del portare all'esterno, durante l'esposizione del progetto si è parlato del fatto che insegnare una cultura del fare con meno agli studenti serve ad educare le famiglie. Sarebbe straordinario insegnare a chi sconta una pena un valore da diffondere all'esterno. Tutte cose che ci spiegherà  a breve, per conto del comune,  il dinamico assessore Danilo Pulvirenti, che verrà a trovarci nei prossimi giorni e che fra le altre cose organizzerà dei corsi per detenuti e per il  personale.

Da ultimo, last but not least, la cosa più importante: il progetto è stato finanziato con dei fondi destinati a comuni il cui consiglio è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Un progetto di tutela della legalità che trova degno posto in una istituzione dello Stato.