Le irregolarità sono consistenti: pubblicità, piano economico finanziario… Ma i responsabili se la cavano con un buffetto, e l’invito a non riprovarci. Tutto qui? Forse

 

La Civetta di Minerva, 30 settembre 2016

Il 16 settembre il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha depositato e, quindi, reso nota la delibera n. 959 del 31 agosto in merito all’esposto presentato da due consiglieri comunali (Salvatore Castagnino e Fabio Alota) e dal deputato regionale Vincenzo Vinciullo. L’esposto aveva segnalato varie presunte illegittimità relative all’affidamento del servizio idrico a una nuova gestione privata. Ebbene, l’ANAC (Autorità Nazionale Anti-Corruzione) ha rilevato varie criticità: «la durata della procedura» di affidamento si pone in netto contrasto con l’urgenza». «Anche la proroga di 20 giorni del termine per la presentazione delle offerte non appare coerente con la scelta di una procedura in via d’urgenza».

Ricordiamo ai nostri lettori che l’amministrazione Garozzo ha fatto ricorso ad una ordinanza contingibile ed urgente (la n. 59 del 20 giugno 2014), con la quale ha conferito «al dirigente del settori Lavori Pubblici la responsabilità delle procedure di scelta del soggetto gestore del servizio idrico integrato per il periodo strettamente indispensabile». Il Comune di Siracusa «ha evidenziato di non avere le risorse umane e strumentali per la gestione diretta del servizio idrico e che le norme […] vieterebbero di assumere il personale necessario per la gestione del servizio stesso». Per tali circostanze, il sindaco ha ordinato al Dirigente del settore Lavori Pubblici di attivare «anche in deroga alle vigenti normative tutte le procedure necessarie, urgenti e indifferibili atte a garantire la prosecuzione della gestione del servizio idrico integrato, al fine di scongiurare disservizi e danno ambientale».

Noi profani ci chiediamo: perché allora non si è derogato rispetto alle norme che vieterebbero di assumere il personale necessario per la gestione del servizio stesso? Si è preferito derogare rispetto ad altre norme (e agli impegni assunti con l’elettorato) e riaffidare il servizio a privati.

Successivamente, alla scadenza del primo anno, con Ordinanza sindacale n. 15 del 25 febbraio 2016, è stata disposta la continuazione della gestione da parte di SIAM fino al 31-12-2016.

Per l’Autorità anticorruzione è «da stigmatizzare l’adozione sistematica di ordinanze contingibili ed urgenti da parte dei sindaci dei Comuni siciliani per l’affidamento del servizio idrico». Quanto alla scelta di affidare a privati la gestione del servizio idrico, sostiene l’Autorità anti-corruzione che essa «non appare confliggere con il dettato normativo della legge regionale n. 12/2014» (legge Vinciullo-Di Marco). Ritiene infatti l’autorità che «con la locuzione “i Comuni sono autorizzati a gestire direttamente il servizio idrico” l’intento del legislatore appare quello di dare la possibilità ai Comuni di gestire il servizio idrico in luogo dell’ATO8 e non quello di imporre ai Comuni una sorta di “amministrazione diretta” del servizio stesso».

Avendo consultato, in merito, l’estensore del testo della legge (il deputato regionale Vincenzo Vinciullo) possiamo assicurare che la volontà del legislatore era invece proprio quella di consentire una gestione/amministrazione diretta e pubblica. E apprendiamo che Vinciullo, attraverso una propria missiva, avrebbe avuto modo di esternare all’Autorità la propria interpretazione del proprio scritto legislativo; tuttavia conveniamo che l’interpretazione fornita dall’Autorità, al di là delle reali e confermate intenzioni del padre della legge, ha una sua logica. L’interpretazione dell’ANAC spiega “gestire direttamente” come “gestire in luogo dell’ATO8”, a cui era consentito ricorrere in modo del tutto lecito ad affidamenti. Ci inchiniamo all’interpretazione arzigogolata, ma non illogica, fornita dall’Autorità. La possiamo considerare forse un tantino ultronea, nel senso che essa va al di là delle intenzioni del legislatore. Ma sappiamo che la norma è anche il risultato di interpretazioni e non solo di intenzioni e di espressioni letterali.

Non vogliamo però immaginare cosa accadrebbe se al sindaco attuale saltasse in mente il ghiribizzo di spiegare ai suoi cittadini che anch’egli aveva in mente una interpretazione di tal genere quando promise di realizzare «la gestione pubblica dell’acqua – attivando tutte le procedure per una risoluzione anticipata del contratto con ATO idrico, e di conseguenza con SAI8». Intendeva solo sottrarre all’ATO la facoltà di affidamento? Non crediamo. Promise una gestione pubblica. Ovvero di gestire direttamente il servizio idrico.

I ricorrenti hanno rilevato (a nostro avviso, giustamente) una carenza di pubblicità e, in particolare, l’omesso utilizzo del bando di gara di tipo europeo: la gara indetta non sarebbe stata assolutamente adeguata ad un affidamento dell’importo previsto. L’Autorità anticorruzione conferma la carenza di pubblicità e scrive: «tenuto conto che il valore dell’affidamento in esame è ampliamente sopra la soglia comunitaria (oltre 16 milioni di euro solo per il primo anno), sarebbe stato più opportuno che il Comune di Siracusa pubblicasse l’avviso non solo nel proprio sito web, ma anche nella Gazzetta Ufficiale ed in quella dell’Unione Europea». Più opportuno? Non necessario? Si è trattato di una carenza così veniale da non compromettere la validità della gara?

Il Comune si sarebbe giustificato spiegando che si trattava solo di una procedura negoziata e non di una procedura aperta; ma l’Autorità ritiene «che i principi di pubblicità e trasparenza nelle procedure sopra soglia, […] poiché costituiscono principi di carattere generale, valgono a prescindere dalla tipologia di affidamento adottata (aperta o negoziata)».

Da profani, rimaniamo sorpresi dall’elasticità delle norme e dalla opinabilità delle interpretazioni. Se la procedura d’asta non è corretta per il valore dell’affidamento, se non c’è stata sufficiente pubblicità, siamo di fronte ad un atto, a nostro avviso, illegittimo. Ma l’Autorità anticorruzione sembrerebbe pensarla diversamente. Essa rileva anche incongruenze nella tempistica della Convenzione. Ma non sembra dar troppo peso alla cosa. Cita il ribasso dello 0,5333% (che a noi profani appare stranamente irrisorio), ma non pare fiutare in esso alcun elemento sospetto. E non trova nulla da ridire sul fatto che le poche ditte che hanno manifestato interesse (cinque, di cui una, di fatto, fuori concorso, trattandosi della Saceccav, che faceva parte di SAI8) siano state spinte dalla richiesta di manifestazione di interesse e dal successivo bando di gara a unirsi in un raggruppamento temporaneo di imprese, cosa che, a nostro modesto avviso di profani, potrebbe aver tolto o ridotto la competitività, che dovrebbe essere l’ingrediente principale di ogni gara.

L’Autorità anticorruzione ha inoltre registrato che i requisiti di moralità sono stati acquisiti mediante copia di «certificazioni della Prefettura di Siracusa emesse il 25 febbraio 2015 relativamente ad Onda ed il 12 marzo 2015 per Dam», ovvero dopo la stipula della Convenzione per la gestione (contratto del 13 febbraio 2015). Ha rilevato, infine, che il testo di tale Convenzione «non appare indicare in modo chiaro e preciso le obbligazioni contrattuali del concessionario». A noi profani questi rilievi non sembrano di poco conto. Le criticità non ci appaiono veniali.

Ma, premesso quanto abbiamo riferito e molto altro ancora, il Consiglio dell’Autorità anticorruzione conclude e delibera:

-        La pubblicazione dell’avviso per l’affidamento «non è conforme ai principi di pubblicità, trasparenza e non discriminazione, anche in considerazione della rilevanza economica dell’affare, di importo ampiamente superiore alla soglia comunitaria;

-        Il Piano economico Finanziario allegato alla Convenzione non appare conforme alla norma poiché non consente di verificare la copertura degli investimenti e della connessa gestione per tutto l’arco temporale della concessione;

-        Dà mandato all’Ufficio di Vigilanza […] di inviare la presente delibera alla città di Siracusa […], con l’invito espresso ad evitare l’emanazione di ulteriori ordinanze contingibili ed urgenti per l’affidamento del servizio idrico integrato.

Seguono le firme del presidente Raffaele Cantone e del segretario Maria Esposito.

Tutto qui? Possibile? Noi riteniamo di no. Altrimenti la conclusione sembrerebbe ispirata ad un famoso canto: «Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto e scurdammece o passato. Simme e Napule, paisà».

Noi riteniamo che l’Autorità, senza darne notizia nella delibera, abbia trasmesso o voglia trasmettere l’atto anche alla magistratura ordinaria ed alla magistratura amministrativa, per le azioni di rispettiva competenza. Altrimenti tutto questo non avrebbe senso: non avrebbero senso le norme, impunemente ignorate ed ignorabili; non avrebbe credibilità il contrasto alla corruzione. Si rafforzerebbe invece la convinzione che le norme ci sono… per essere ignorate. Tanto - si sarebbe portati a pensare - nessuno invalida un atto illegittimo e nessun trasgressore è sanzionato. Al massimo qualcuno gli farà un predicozzo sull’opportunità di rispettare le leggi e, se ha abusato di qualche procedura particolare (come quella del ricorso ad una ordinanza contingibile ed urgente), gli dirà di non riprovarci.

Ma noi non crediamo che le cose stiano esattamente così! Aspettiamo sviluppi. Anche da parte dell’Autorità; non solo da parte dei ricorrenti, che forse si rivolgeranno al TAR.