Ne “L’inganno dell’ippocastano”, il pasticciaccio dell’assassinio di Ascanio Restelli, imprenditore mazza & cazzuola il cui cursus honorum è tappezzato di malversazioni,  dà il colpo di dadi al tortuoso percorso investigativo di un vicequestore

 

La Civetta di Minerva, 10 giugno 2016

Curioso come un romanzo possieda capacità anticipatorie.

Gli scandali di Roma capitale e le elezioni del nuovo sindaco dell’Urbe sembrano infatti adombrati nel noir “L’inganno dell’ippocastano” uscito per i tipi di Salani editore – in tempi non sospetti, potremmo dire – grazie alla penna di Mariano Sabatini.

La cronaca ci ha tristemente abituati a storie di corruzione, a “commendatori” e “cavalieri” tutt’altro che commendevoli, intenti a tutt’altro che le sorti del paese e Roma sembra essere una sorta di gabinetto di un dottor Caligari della politica e del malaffare, di servizi e media deviati.

La trasfigurazione letteraria che ne fa Sabatini ci tratteggia una Roma in cui il torbido plumbeo pantanoso pasticciaccio dell’assassinio di Ascanio Restelli, imprenditore mazza & cazzuola il cui cursus honorum è tappezzato di malversazioni, dà il colpo di dadi al tortuoso percorso investigativo del vicequestore aggiunto Jacopo Guerci – a proposito, chissà se anche i nomi di questo libro sono omina, presagi… troviamo perfino un professor Puritz ˗ e di quello non ufficiale, battuto dai giornalisti Viola Ornaghi e Leonardo Malinverno – che incarna forse anche col suo nome l’inverno di uno scontento che è sia quello nazionale e romano in generale che quello climatico-esistenziale, nonostante lo status di “bell’uomo, sicuro di sé fino a rasentare la tronfiezza”, il successo lavorativo e amoroso: “Roma d’inverno sembra volersi tirare sulle ginocchia millenarie una coperta di lana”.

Nessun genere come il noir forse riesce a cogliere – con la preveggenza che al romanzo nero italiano questo libro riconosce Maurizio De Giovanni – nelle malmostose trame dell’oggi i sintomi del futuro.

Mariano Sabatini, giornalista e critico televisivo, già autore per la Rai e TMC, mostra di conoscere bene il mondo di carta in cui fa muovere i suoi protagonisti: i veleni di redazione, le ansie e le fatiche di chi racconta il mondo gli appartengono.

Il libro si lascia leggere piacevolmente, grazie ad una scrittura ritmata e visiva – ancora una volta, l’impronta del mestiere di Sabatini – e chissà che non possiamo tornare a seguire le gesta di Malinverno, magari in una fiction che non ci faccia rimpiangere la pagina scritta.

L’autore, che pur impegnato in un sostanzioso giro di presentazioni del romanzo sarà giurato del Kalat Nissa Film Festival a metà luglio, si prende anche lo sfizio di stilettare i programmi dei telebecchini, oppure di omaggiare “zio” Luciano Rispoli e il professor Gian Luigi Beccaria, che insieme ad Anna Carlucci hanno fatto un pezzo di storia della televisione italiana con “Parola mia”.