La storia dell’ex parlamentare siracusano prima missino, poi dc (tre volte sottosegretario di Stato), infine postcomunista, ma sempre a cavallo

 

La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016

Il 5 dicembre del 1934 una terribile disgrazia si abbatteva sulla città di Siracusa che ne sarebbe però rimasta per tanti anni inconsapevole. D’altronde chi avrebbe mai potuto immaginare che quel bimbo paffutello appena nato sarebbe stato per decenni il padrone di Siracusa, continuando a comandare e a scegliere sindaci fin oltre gli ottant’anni suonati?

Stiamo parlando evidentemente del Matusalemme del potere siracusano, del vecchio che non tramonta mai. L’inossidabile e sempreverde Gino Foti. Era fascista il giovane Foti, e da lì iniziò la sua scalata al potere. Arrivò ad essere il federale del MSI.  Ma il suo sogno di diventare deputato non poteva certo essere soddisfatto restando nel partito dei neofascisti italiani.

Lo soccorse una visione. La Madonna gli comparì in sogno e gli fece comprendere che doveva mondare i suoi peccati e diventare il leader del partito cattolico in provincia. Fu così che divenne democristiano.

In Paradiso la Madonna non dovette certo giustificarsi. Il Creatore, che tutto conosce, sapeva perfettamente che la responsabilità della visione notturna del prode Gino era da attribuire semmai a una peperonata. La stessa visione era stata poi un po’ sovradimensionata. Foti ne raccontò ai giornali una versione certamente romanzata, ma solo lui può conoscere la verità. Quella non la raccontò mai, ma ogni volta che ci ripensa gli viene da ridere.

I suoi ex amici neofascisti pronosticarono per lui un totale fallimento e lo diedero per finito. Invece Gino indovinò. Si legò al carro andreottiano e, carezzando quella gobba, in pochi anni divenne prima sindaco e poi deputato per ben quattro legislature dal 1979 al 1994. Per ben tre volte persino sottosegretario. Un’abbuffata perfetta. Era diventato il padrone della città.

Non era certo un uomo raffinato, tutt’altro, ma conosceva il prezzo di ciascuno dei suoi clienti e non pagava mai tre lire qualcuno che ne valesse due. Anzi, qualche volta riusciva a pagare due lire qualcuno che ne valeva tre.

Gino Nacchio lo chiamavano e i motivi di questo bel soprannome si sono ormai persi nelle sinapsi di una città che dimentica tutto. Era insaziabile. Si divertiva come un bambino a guardare tutte quelle marionette che rispondevano ai suoi voleri.

Ma tutto passa e finiscono anche i tempi d’oro dei democristiani. Nel 1994, assediato da Mani Pulite, l’esercito dei potenti italiani fugge. Alcuni nel privato, alcuni addirittura all’estero. Parafrasando il Diaz del 1918 contro l’Austria – Ungheria si sarebbe potuto dire: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.”

Anche questa volta i suoi avversari lo danno per finito e considerano chiuso il suo capitolo. D’altronde ha già 60 anni. Ma Foti ha sette vite. Resta imperturbabile e continua a tessere le sue fila. Non si perde d’animo e si accasa prima nel CCD, poi nell’UDC, poi nell’Udeur. Appena vede una casa nuova si infila dalla porta e ne prende subito il comando. Non c’è sigla postdemocristiana che non lo vede in prima fila sempre a trattare con amici, politici e imprenditori di tutta Italia. Si allea con il centrodestra, con il centrosinistra, con chiunque sia così stupido da non capire che Foti sa usare tutti e non regala niente a nessuno.

E’ Gino che continua a decidere. La processione in casa sua non ha fine. Tiene unite le truppe e si prepara all’ultima clamorosa cazzicatummula. Appena nasce il Partito Democratico, Foti si schiera e vi posiziona dentro tutto il suo esercito. L’operazione appare un po’ sfrontata e mentre tutti si chiedono “cumu ci appatta a facci”, con un colpo da maestro decide di non iscriversi e di gestire il tutto dall’esterno come simpatizzante. Come in ogni teatro delle marionette che si rispetti, chi muove i fili da dietro il palco non figura tra i protagonisti ma li manovra tutti.

Questa volta neanche i bookmaker accettano scommesse. Non può riuscire a stare ancora in sella. I comunisti lo distruggeranno. Non accetteranno mai il predominio di un ex loro nemico. E invece Foti si comporta come una perfetta razza aliena dei film di fantascienza e prende possesso dei loro corpi. Fino al colpo di scena finale. La sfida delle sfide. Fare eleggere a sindaco un giovane dilettante allo scopo di controllarlo per tutto il mandato senza neppure nascondere la propria vicinanza e il proprio appoggio. Controllarlo fino al punto di fargli nominare il nipote come assessore all’Urbanistica e alle Infrastrutture. Nessuno ci credeva, ma Gino c’è riuscito.

Ha 81 anni. Controlla la città. Il sindaco dipende da lui. Si è passato tutti gli schieramenti. Non si vergogna di nulla. Cosa può volere di più? L’immortalità. E’ un obiettivo difficile, ma lui sta trattando.