Gli strani casi della brava ragazza che ebbe l’incidente di diventare sindaco e dell’avvocato che insiste a fare politica

Inizia qui una nuova rubrica di satira che si ripromette di prendere in giro i politici della provincia di Siracusa (o quei surrogati che ne sono rimasti).

Il mio mestiere abituale non è questo e il mio stupore è stato grande quando il direttore del giornale mi ha proposto di scrivere questa rubrica. “So che scrivere ti diverte e scherzare sui politici siracusani è fin troppo facile. Quello che, insieme a Carmelo Maiorca, faceva una rubrica di satira mi ha piantato in asso dopo dieci puntate e io ho bisogno di riempire il buco.” Come potevo dirgli di no? D’altronde i rischi li corre lui.

Comincio dalla città che mi ha dato i Natali e anche qualche Pasqua: Augusta. La prima città grillina della provincia.

La sindaca è una brava ragazza che con la politica c’entra come la polenta con il sud. I cittadini infatti l’hanno eletta per paura degli altri candidati e soprattutto per paura dei loro sponsor.

Al Comune si aggira con l’espressione di quella che è stata scelta per sorteggio e che è stata informata dell’elezione solo quando ormai non poteva più rinunciare. Se uno la guarda percepisce subito che sta pensando “Oddio e ora come faccioˮ.

Nel suo partito le avevano spiegato che le cose erano tutte o bianche o nere, ma da quando è stata eletta, si trova davanti soltanto cose grigie. La più grigia di tutte, solo per fare un esempio, è quella dei precari che lavorano al Comune, alcuni dei quali da qualche decennio. Ai tempi, certo, non sono entrati né per concorso, né per estrazione casuale, e quindi i canoni del movimento purista dovrebbero prevederne il licenziamento con biasimo pubblico. Quindi è nera. Ma sono tutti lavoratori, in gran parte padri o madri di famiglia e anche brava gente. E quindi è bianca. Risultato finale è grigia.

La sindaca era stata addestrata come un computer: la cosa è nera, bocciare; la cosa è bianca, promuovere. Non l’avevano programmata per rispondere al caso della cosa grigia. E allora eccola balbettare. Prima dichiara il dissesto, mettendo a rischio i precari, poi comincia con le proroghe a stipendio ridotto, in attesa che il problema lo risolva qualcun altro (lo Stato o la Regione). Diamo noi un consiglio alla brava ragazza che ebbe l’incidente di diventare sindaco, e glielo diamo soprattutto perché abbiamo paura che si stanchi e scappi in Amazzonia e noi resteremmo con i candidati sindaco non eletti e i loro terribili sponsor: prenda in mano un buon vocabolario della lingua italiana e cerchi le parole confronto, elasticità e mediazione. Le studi a fondo e poi le applichi senza vergogna. Vedrà che si troverà bene e che non dovrà rinunciare neanche a un grammo della sua correttezza. Gli augustani d’altronde hanno eletto un sindaco, non un palo della luce.

E veniamo a un altro genio della politica siracusana. Ezechia Paolo Reale. Braccia sottratte all’avvocatura. Un raro esempio di persona con un ottimo mestiere e una grande capacità nello svolgerlo che predilige però la sua bizzarra vocazione nella quale è una straordinaria schiappa.

Vi è mai capitato un ottimo medico che costringe i suoi amici ad ascoltare mediocri poesie, o un eccellente cuoco che, malgrado sia stonato, costringe i suoi clienti ad ascoltarlo cantare?

Ecco, Paolo Reale è uno di questi casi. Avvocato di levatura nazionale, si ostina a frequentare la politica, per la quale certo non è tagliato. Aveva la sindacatura di Siracusa nelle sue mani e, invece di rassicurare tutti sulla sua distanza dai politici di professione, fa salire sul suo palco l’on. Vinciullo. Ed evidentemente perde.

Poteva diventare il leader dell’opposizione al sindaco Garozzo, mantenendo una posizione movimentista e fuori dagli schieramenti, e invece si schiera con forze politiche di livello regionale legate al segretario nazionale del PD Matteo Renzi. Quindi perde il ruolo naturale di leader dell’opposizione e si consegna di fatto a Garozzo, leader locale della corrente Renzi.

E’ dirigente regionale di Sicilia Futura. Potrebbe risalire la china puntando su questo, e, invece, lavora all’unità di piccoli movimentini cittadini. Mette insieme la sua vecchia creatura, Progetto Siracusa (epurata da chiunque potesse fargli ombra), Primavera Floridiana e Rinascita Leontina e crea nei fatti un partitino provinciale, cioè l’esatto contrario di quello che gli serve per uscire dal ristretto circuito siracusano. Un perfetto en plein di catastrofiche scemenze politiche.

E’ vero che nessuno tra i politici siracusani può essere annoverato nella categoria “geni”, ma alcuni almeno sono furbi. La provincia tutta deve unirsi in un afflato solidale per salvare l’avv. Reale dalla politicopatia che lo affligge e lo rovina. Chiunque lo incontri gli ripeta con insistenza: avvocato Reale s’arritirassi!