Un primo e concreto risultato ottenuto dagli ecologisti, grazie alla iniziativa dei referendum

 

Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mi.S.E.), tramite il Bollettino degli idrocarburi dà notizia di aver adottato 27 provvedimenti di rigetto delle richieste di permessi e concessioni in corso volte alla ricerca ed estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine. Un passo avanti, quindi, nella battaglia per liberare il mare dalle trivelle. Le 9 istanze interamente ricadenti entro le 12 miglia sono state respinte, mentre le 18 parzialmente ricadenti entro le 12 miglia sono state rigettate per la parte interferente, annunciando una riperimetrazione delle aree.

“Gli effetti della proposta referendaria iniziano a dare dei frutti”. Questo è l’incipit di una nota del Coordinamento nazionale No Triv ed è frutto della pressione esercitata con la richiesta dei referendum, di cui uno è già stato accolto definitivamente dalla Corte Costituzionale, mentre per altri due pende, davanti alla Consulta, un ricorso promosso da 6 Regioni italiane (Basilicata, Liguria, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto). Se venisse accolto, potrebbero resuscitare altri due quesiti sulle trivelle ora neutralizzati dalle modifiche della legge di stabilità: quello relativo alla proroga dei titoli sulla terraferma e quello sul Piano delle aree.

Il governo ha tentato (senza successo) di evitare la consultazione con alcune modifiche inserite nella legge di stabilità. Sono proprio queste modifiche ad aver costretto il Ministero a rimandare al mittente le 27 istanze. Ora, tuttavia, è necessario andare fino in fondo poiché i provvedimenti di rigetto riguardano solo i procedimenti in corso entro le 12 miglia marine, ma non i permessi e le concessioni già rilasciati, come per esempio il recente permesso di ricerca che interessa le Isole Tremiti.

Ecco perché i promotori della campagna referendaria, incassato il parziale successo, dovranno continuare a lavorare sodo per convincere l’opinione pubblica ad esprimersi nella data che verrà fissata nei prossimi giorni. Entro il 7 febbraio, infatti, la Corte Costituzionale comunicherà formalmente alle istituzioni la sentenza del 19 gennaio, con la quale afferma l’ammissibilità del quesito rimasto in vigore. Resta da vedere se l’esecutivo acconsentirà a indire un’election day, accorpando la consultazione al primo turno delle amministrative di giugno.

«Se i cittadini decideranno, col referendum, di cancellare la norma che al momento consente alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia senza limiti di tempo, potranno dare anche un chiaro segnale al governo, e cioè che occorre uscire progressivamente e rapidamente dall’era del petrolio, investendo nel risparmio ed efficientamento energetico, nelle energie rinnovabili e favorendo la riconversione ecologica dell’economia».