Si chiama Bamba, o meglio si chiamava Bamba, perché è morto il 20 dicembre sul battello che lo avrebbe portato all’incontro con la nave militare che a bordo lo prese solo da morto. Il cadavere è così giunto al porto di Augusta. I suoi amici da allora non hanno più avuto notizie. Oggi è sepolto al cimitero di Siracusa, era malato di cancro. Aveva venti anni, aveva la speranza di poter guarire nel nostro paese. Purtroppo non ha fatto in tempo.

Vivere queste storie fuori dal sentito dire o dall’aver letto ci dà la dimensione della tragedia. Parlare di migrazione è come entrate in una nebulosa senza uscita. Bisogna incontrarsi, guardarsi negli occhi e stringersi le mani. Senza l’incontro si perde il rapporto con la realtà. I volti, i drammi si vivono solo empaticamente. Il resto è solo chiacchiera da social forum.