L’amministratore: “Si riconsegna a costo zero una struttura stimata oltre cinque milioni”. La decisione del Tribunale del 19 novembre un punto fermo in un lungo percorso tortuoso

 

27 novembre 2015 - Sta per calare il sipario sulla vicenda del fallimento della Clinica Rizzo: così sembra almeno essere, dopo che è stato autorizzato dalla Procura anche il sequestro dei beni della TD Medical, società proprietaria delle strumentazioni, il primo passo per rendere possibile, sebbene non ancora certa, la continuità dell'attività sanitaria. Ma se solo si guarda a quanto accaduto in questi due anni l'ottimismo fa fatica a incunearsi e sicuramente non mancheranno in futuro altre azioni eclatanti.

Intanto è stata determinante la data del 19 novembre quando la Prima Sezione Civile del Tribunale di Siracusa ha decretato la restituzione dell'azienda al dottor Gianluigi Rizzo che ormai da due anni rivendicava i propri diritti di "legittimo" proprietario. Un punto fermo, in un percorso tortuoso contrassegnato da atti contraddittori. Solo nell'ultimo anno, nel corso del 2015, tutti i provvedimenti assunti dal Giudice Delegato erano stati via via annullati dallo stesso Tribunale Fallimentare. Così, quello di gennaio, che riconosceva alla CVR il diritto di vedersi restituito l'immobile (annullato a ottobre), poi a febbraio il decreto che sanciva la fine dell'esercizio provvisorio con conseguente restituzione dell'azienda al dottor Gianluigi Rizzo (annullato a maggio) e, ancora, quello di inammissibilità di una proposta di concordato presentata dalla società Città di Siracusa in giugno (proposta ritenuta sì inammissibile, ma per altre circostanze, dal Tribunale il mese successivo ma invece considerata legittima dalla Corte di Appello di Catania in ottobre).

La certezza del diritto, verrebbe da commentare!

Identica confusione e dubbi hanno contrassegnato la querelle relativa all'oggetto della proprietà: solo l'immobile o l'azienda in senso lato? quali gli eventuali diritti sulla villetta di via Zappalà? e in che termini la restituzione? a costo zero o riconoscendo il valore aggiunto dell'azienda prodotto dalla gestione della società NCVR? e infine, da ritenersi possibile la volturazione dell'accreditamento regionale?

Naturalmente da parte del dottor Rizzo e del suo legale non c'è mai stato alcun dubbio: l’azienda doveva essere considerata unitariamente e complessivamente, "quale universitas di beni e diritti materiali ed immateriali afferenti ed inscindibilmente connessi all'esercizio dell’attività sanitaria". Di parere opposto invece gli avvocati della curatela: "I contratti di affitto, sottoscritti dalla fallita (la NCVR, ndr) in bonis, sono in realtà contratti di locazione immobiliare aventi ad oggetto unicamente l’immobile di via Agati". In contrasto le opinioni dei magistrati: se infatti per il giudice delegato dottore Giuseppe Artino entro il 2 marzo 2015 si sarebbe dovuto riconsegnare ai proprietari il solo immobile di via Agati, precedentemente si era prospettata la possibilità di una restituzione dell'intero complesso aziendale sostanzialmente a costo zero, senza riconoscere nulla ai creditori della NCVR. "Eppure nel 2013 una società di Catania, la Gretter e Lucina, aveva avanzato una richiesta di acquisto per 7 milioni e mezzo - fa notare l'amministratore della NCVR Giuseppe Liuzza -. Una proposta alla quale la Regione non ha mai dato una risposta conclusiva. Se allora, e a nostro avviso era possibile, si fosse consentita la vendita, i creditori sarebbero stati soddisfatti. Anzi, essendo ancora nella fase del concordato preventivo, non si sarebbe neanche mai parlato di fallimento. Ritengo che ciò che sta accadendo abbia del surreale. Si riconsegna ai proprietari, a costo zero, una struttura che una recente valutazione ha stimato per oltre 5 milioni".

E in effetti ancora in ottobre il Tribunale di Siracusa riconosceva sì il diritto della CVR di riavere l'azienda ma insieme il suo obbligo verso i creditori per tutte le differenze d'inventario comprendendo anche i costi sostenuti per la ristrutturazione dell'immobile (circa due milioni) nonché il maggior valore valutato intorno ai 5/6 mln di euro, impostazioni che sembrano contrastare con l'ultimo decreto del 19 scorso che, accogliendo il reclamo della CVR contro il decreto del giudice delegato del 14 ottobre (che si opponeva alla restituzione dell'immobile così come invece stabilito dal Tribunale il primo ottobre) ha stabilito la restituzione dell'azienda, tutta, comprensiva quindi dell'immobile di via Agati e di via Zappalà, lasciando evidentemente qualsiasi altra valutazione in merito al valore attuale dell'azienda e dell'accreditamento regionale ad altre fasi processuali.

Dunque, per rendere più chiari i passaggi finali: il primo ottobre il Tribunale decide per la restituzione dell'azienda alle condizioni già dette, il giudice delegato il 14 ottobre decreta la non esecutività del provvedimento di restituzione e dispone la continuazione dell'esercizio provvisorio, la CVR presenta reclamo, la Procura interviene quale parte del procedimento con una propria memoria a favore della restituzione dell'azienda, il Tribunale, il 19 u.s., revoca il decreto del 14 ottobre del giudice delegato e stabilisce la restituzione degli immobili.

Nella caoticità oggettiva della questione, complicata da ricusazioni dei giudici, denunce ed esposti a destra e a manca, di tutti contro tutti, l'attenzione dei media presenti con aggiornamenti quotidiani, quasi a voler mettere la parola fine, ecco dunque l'intervento della stessa Procura, plaudito dal legale della CVR: "E’ mia intenzione lodare l'atteggiamento professionale e certo super partes della Procura della Repubblica, intervenuta nel procedimento" ha dichiarato l'avvocato Giuseppe Cavallaro.

E intanto, l'assessorato regionale? In genere favorevole a trasferimenti per volturazione della titolarità delle autorizzazioni sanitarie e dell'accreditamento istituzionale da una casa di cura a un'altra (tre i decreti in questo senso nel solo 2013, due per Catania e uno per Ragusa), in questa occasione è apparso, almeno inizialmente, recalcitrante: nel caso di una disgregazione aziendale della clinica Rizzo con restituzione dell’immobile ai proprietari, l’accreditamento non potrebbe essere mantenuto né trasferito a chi non ne abbia la titolarità, affermava nel febbraio scorso (e riconfermava poi in agosto) il dirigente regionale dottor Ignazio Tozzo.

Eppure solo un anno prima la volturazione dalla NCVR alla CVR era stata fatta, sebbene poi annullata in autotutela a seguito del parere contrario del Tribunale di Siracusa.

E ora? A giudicare dalle dichiarazioni del legale del dottor Rizza non ci sarà alcuna soluzione di continuità nel passaggio dalla gestione della curatela a quella della proprietà né problemi per ottenere l'accreditamento regionale.

"Dopo due anni e mezzo finalmente la NCVR è stata restituita al legittimo proprietario - così le dichiarazioni dell'avvocato Cavallaro alla stampa -. La società CVR è pronta sin da subito a subentrare alla gestione provvisoria, a risolvere i numerosi problemi che tale gestione, in questi due anni, ha accumulato. Al momento del passaggio delle consegne si terrà una conferenza stampa con la presenza del direttore generale (proprio il dottor Ignazio Tozzo! ndr), dell'assessore e di altre autorità. Si ringraziano l'assessore regionale alla sanità Gucciardi nonché la direzione generale per l'accreditamento in persona dell'avvocato Tozzo per la competenza che hanno dimostrato in questa annosa vicenda".

Si direbbe che sia tutto in discesa quindi, soprattutto ora che con il sequestro dei beni strumentali non sarà più necessario chiudere la struttura per portarvi nuove apparecchiature. Si va avanti con quello che c'è. Se poi tutto questo risponda a giustizia è davvero difficile dirlo.