Lo storico dell’economia: “Servirebbe a incrementare il prodotto sociale della città. Con lo sconto del 5% sulle tasse pagate sarebbe accettata da tutti”

 

La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019

Dopo l’articolo dell’ultimo numero in cui segnalavamo diverse esperienze di pratiche virtuose messe in atto da diversi Comuni per far fronte alle situazioni avverse dei loro cittadini, passiamo ora a un altro argomento che se ben praticato darebbe ottimi risultati. Parliamo di moneta comunale.

L’art. 42 della costituzione, ma anche gli articoli inerenti alle autonomie (Art. 24 L. 142/90, L. 265/99) danno ampia libertà al Comune su ciò, in particolare l’articolo 112 del TUEL enuncia che gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono - per la gestione dei servizi pubblici in particolari momenti - a realizzare e promuovere lo sviluppo economico e civile della comunità locale anche con una “moneta convenzionale”. Questa è compatibile con il sistema monetario europeo. Il progetto è altresì ammissibile col trattato di Maastricht, perché rispetta l’autonomia della Banca centrale europea. Ne parliamo con Giovanni Zero, storico dell’economia e specialista in tecniche finanziarie e bancarie.

Cosa potrebbe fare il Comune di Siracusa?

È vero, c’è bisogno di una moneta locale per far ripartire l’economia seguendo gli insegnamenti della teoria economica sintetizzati dall’economista Keynes e da un’ottima scuola italiana. Io penso che per garantire l’immediata accettazione di questa moneta da parte dei siracusani sarebbe opportuna una scontistica sul pagamento delle tasse comunali. Con lo sconto del 5% sulle tasse pagate questa moneta sarebbe accettata da tutti.

Questo il Comune lo può fare?

Certamente, si creerebbe così un mercato interessante, perché chi deve pagare le tasse ne coglierebbe l’occasione. In fondo, non c’è nulla da inventare, fu Filippo Cordoba, deputato siciliano eletto nel collegio di Siracusa e ministro nel governo Ricasoli, che l’ideò. L’introduzione di questa moneta che prevede il pagamento delle tasse comunali con uno sconto del 5% presenta l’obiettivo di attivare un maggiore Pil accrescendo la base imponibile.

Puoi spiegarci passaggio per passaggio?

Bisogna, innanzitutto, fare un’analisi di teoria economica partendo dal basso. Dobbiamo pensare a una economia circolare se vogliamo uscire da questa lunga sudditanza che il Comune vive dopo l’effimero sviluppo venuto dall’esterno, distruttore per decenni. Occorre invogliare i siracusani a comprare fuori dai GDO che portano via il denaro. Dobbiamo tener ben presente i danni che stiamo pagando per le esternalità negative che in economia consistono nei danni sull’ambiente causati dagli investimenti industriali.

Ma molte volte si giunge al posto di sindaco o assessore firmando compromessi, ciò potrebbe consentire piani autentici di sviluppo?

È vero, il sistema democratico comporta per gli amministratori il firmare cambiali prima di essere eletti, che non vengono dimenticate. Eppure il Comune, in questo periodo di bassissimi tassi d’interesse, ha tutte le possibilità di incrementare il prodotto sociale della città e con questi investimenti favorirebbe l’economia locale in un’ottica a medio-lungo periodo, senza far guerra alle rendite acquisite. Questo sarebbe un bene per tutta la città e i suoi strati sociali.

Si può temere l’inflazione?

Siamo in deflazione e con uno spaventoso tasso di disoccupazione, prima di giungere a una leggera inflazione ce ne corre. Invece emettendo una moneta si potrebbero programmare investimenti che portino occupazione con un modello autoctono slegato da quello esterno della zona industriale. Tu parlavi del “villaggio over 65” per pensionati italiani, io aggiungerei anche internazionali. Siamo nell’euro per essere competitivi, non possiamo che sfruttare al meglio le nostre invidiate risorse locali e offrirle al mondo in maniera intelligente. Ecco perché il Comune deve investire, certamente, programmando con prospettive reddituali future. I conti devono tornare, il circuito dei capitali che si attiverebbe deve chiudersi, ma con un lasso di tempo equo, giusto, consono agli investimenti programmati.

Oggi, le imprese non hanno interesse ad investire per aumentare una capacità produttiva già superiore alla domanda. Davanti all’iperliberismo ostinato e distruttivo dobbiamo applicare le teorie keynesiane. Il Comune deve intervenire per i bisogni dei cittadini attuando uno degli appropriati investimenti facendolo con una moneta locale, cioè con un debito irredimibile, a costo nullo. Consentire, a chi paga le sue tasse d’avere uno sconto del 5% avrebbe un’alta probabilità di riuscita, certamente, non quelle prese direttamente alla fonte quali dipendenti e pensionati.

Questa moneta sarebbe pari all’euro, ma quoterebbe sovra la pari: tutti avrebbero l’interesse a tenersi in tasca ad esempio 100 di questi che possiamo chiamare “Aretusei” sapendo di poter pagare un controvalore in tasse di 105 euro. Pensiamo ai grandi contribuenti che devono al Comune milioni di euro, una parte di loro non sarebbero propensi a ciò? Riprendiamo il progetto del “villaggio over 65” e poniamo che dei 370.000 pensionati che vanno via dall’Italia, per l’alto costo della vita, ne riuscissimo a dirottare appena l’1% l’anno, avremmo 3.700 potenziali nuovi consumatori che porterebbero, immediatamente, a 370 nuovi occupati diretti. Cioè tramite il moltiplicatore keynesiano si creerebbero il triplo di nuovi posti di lavoro. Non è abbastanza per riprogrammare il futuro di Siracusa riscoprendo le sue vecchie caratteristiche quali il clima, la pesca, l’artigianato, ecc.?

Passiamo ai passi concreti cosa dovrebbe fare il Comune?

Il Comune dovrebbe realizzare una carta elettronica investendo una piccola somma per la realizzazione della struttura informatica necessaria. Quel meno 5% che si attenderebbe dalle tasse future verrebbe recuperato e compensato dall’aumento della base imponibile generale di una economia ravvivata. Ma è importante che questi investimenti vengano finalizzati per lo sviluppo e l’occupazione. Insomma, chi è in difficoltà necessità di un onesto lavoro non di beneficenza.

Altro settore che reputo importantissimo è quello idrico. Siracusa con i cambiamenti climatici presenti e purtroppo attesi ha sempre più necessità di grandi interventi in questo settore. Con la concessione triennale che il Comune dà all’attuale società questa quale interesse ha per grandi investimenti di medio-lungo termine fondamentali in questo settore? Eppure è nell’interesse di tutti i siracusani avere acqua con sicuro approvvigionamento e migliore qualità. È il Comune che deve prendere in mano il servizio idrico con oculati investimenti. Può farlo affidandosi a banche? Invece, una forma d’indebitamento perpetua a costo nullo non può che essere quella descritta.

In altre epoche storiche lo Stato era ben conscio di questa magia, certamente, da non abusare. Attualmente, Siracusa vive una situazione di sottosviluppo da cui può uscire solo con scelte coraggiose. Non possiamo sperare in investimenti esterni di gruppi industriali con eventuali inquinamenti: essi vengono per la massimizzazione dell’utile saccheggiando solamente.

Quindi l’offerta della scontistica sul pagamento delle tasse comunali è opportuna?

Ultimamente, l’assessore Lo Iacono ha parlato di circa 400 milioni di tasse evase nel periodo 2004-2014. Anche solo una parte di questi non avrebbe l’interesse a entrare in possesso della moneta comunale per pagarsi il contenzioso? Inoltre, il capoluogo potrebbe, in certi casi, applicare contratti ad hoc. In questa maniera favoriremmo il cambio della moneta per chi è in possesso degli “Aretusei”. Ripeto: tutto questo va monitorato con una seria impostazione. Porto un esempio: fare un deficit del 3% annuo significano 11 milioni di “Aretusei” da investire. Una somma di tutto rispetto da impegnare nel settore idrico e nel “progetto over 65”.

Così si aprirebbe un quadro a 360° per la città in ulteriori aspetti?

Certo, si avrebbe una carta come quella usata nei supermercati con l’immissione di punti, ma questa volta con il proprio Iban, e avremmo locali commercianti, artigiani, ecc. che accetterebbero il pagamento in “Aretusei”. L’unica spesa per il Comune sarebbe sui 30.000€ relativi alla struttura da costruire. Partendo dal fatto che 1€ = 1 “Aretuseo” la caratteristica nel mercato sarebbe che sempre più siracusani sarebbero disposti a pagare 101, 102, 103€ per avere 100 “Aretusei”. Insomma, la moneta locale avrebbe più valore dell’€, perché chi la possiede saprà d’avere benefici fiscali. L’obiettivo sarà lo sviluppo e l’occupazione.

Insisto: l’impiego primario dovrebbe essere nel settore idrico. L’ente pubblico, facendo attenti investimenti, non andrebbe a perdere perché ridurrebbe la morosità degli utenti, fornendo finalmente un prodotto salubre. Anche a me viene voglia di non pagare per la scarsa qualità del servizio, che peggiorerà se non si fanno le dovute opere di ripristino. Infine, sono certo: l’uso della moneta locale porterebbe a un cambio di mentalità a medio-lungo periodo nei politici siracusani.