Il dott. Ugo Sortino: “In Italia non siamo obbligati ad aderire a un albo nazionale e purtroppo l’abusivismo è una piaga che affligge questa professione”

 

La Civetta di Minerva, 9 marzo 2019

Questa settimana abbiamo parlato con il dott. Ugo Sortino, fisioterapista di grande esperienza in ambito sportivo e professionale. Già impegnato nel basket della Trogylos Priolo, nella pallanuoto femminile, nel Siracusa calcio e nel Palazzolo calcio, il dott Ugo Sortino è professionista esperto anche nell’educazione alla corretta postura attraverso il pilates, l’insieme di esercizio e coordinamento fisico e mentale, svolto con attrezzi studiati appositamente e sotto la supervisione di allenatori specializzati.

“Il Pilates - ci spiega il dott. Sortino - è postura mentre la fisioterapia, attraverso strumenti a scopo terapeutico e alla manualità, assieme all’esame baropodometrico, risulta lo strumento per la risoluzione pratica dei problemi motori. Partiamo da un concetto di base: il Pilates non è tecnica che può essere improvvisata e purtroppo a Siracusa spesso si finisce nelle mani sbagliate! Mi è accaduto in passato che pazienti, a conclusione del percorso di fisioterapia, abbiano poi continuato con improvvisati insegnanti di pilates che, di fatto, ne hanno danneggiato le condizioni di salute. Oggi la qualità è aumentata e vi sono esperti molto preparati ma il Pilates, proprio per la funzione estremamente seria che ha, non va esercitato da chi non è titolato a farlo. Dunque mi sento di invitare tutti quando si segue questa attività a stare attenti ai titoli di studio di chi si propone insegnante di tale sistema di allenamento.

Il Pilates, dicevo, è postura, può essere praticato a qualsiasi età e da anni è inserito in tutti i contesti di recupero che interessano infartuati, soggetti con problemi respiratori e di circolazione, nella preparazione atletica sportiva e nelle palestre; è utilizzato per la riabilitazione o come metodo di allenamento e, grazie alla quantità e diversità degli esercizi di cui dispone, può essere adattato alle capacità di ciascuno. Un professionista attento mirerà a calibrare il programma sulla base delle particolari esigenze di ogni persona e potrà tenere conto di eventuali difficoltà o problemi individuali.

Dunque, per calibrare bene gli esercizi ed attenzionare singolarmente gli iscritti a un corso è auspicabile non avere un numero eccessivo di partecipanti alla lezione, altrimenti il lavoro diviene inutile. Mi sorprendo sempre dinanzi a sale piene fino all’esagerazione”.

Ma perché scegliere proprio il pilates che, oggettivamente, sembra meno appetibile di una salsa, merengue o di un bel tango argentino? E poi quanto incide la postura sullo sport?

“Anche nella nostra città – ci spiega il dott Sortino - si è diffusa la cultura del Pilates poiché è filtrata nell’opinione pubblica che esso serva sia ad acquisire un’identità posturale sia perché è un’attività simmetrica che fa lavorare i muscoli che di solito non sono utilizzati. Qualunque ballo o sport associa i movimenti e la musica alla postura dalla quale non si può prescindere. Sarebbe bello che anche nelle scuole si diffondesse la cultura del Pilates per dare ai giovani un’identità posturale da associare a qualunque altra attività sportiva. Basta guardare tra gli sportivi quanto si è diffusa la consapevolezza dell’importanza della corretta postura, fondamentale anche come recupero dopo qualunque malattia e patologia: dalle paralisi alle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive”.

Ma oltre al grande amore per il Pilates, Ugo Sortino è soprattutto un fisioterapista impegnato da 25 anni nel settore. “Oggi il nostro lavoro ha finalmente l’importanza che merita. Mi piace fare un esempio pratico: pensiamo a Schumacher che è in coma e vive grazie anche alla presenza costante di otto fisioterapisti che tutti i giorni fanno svolgere al pilota quei movimenti che, ahimè, da solo non può esercitare. Quindi la fisioterapia va ad inserirsi anche in casi complessi evitando ad esempio le piaghe da decubito; nei casi di artrite ed artrosi la fisioterapia ritarda l’involuzione ossea; nei casi di patologie tumorali i fisioterapisti oncologici aiutano i pazienti a star meglio. Quelli che un tempo erano chiamati conciaossa oggi rappresentano un elemento fondamentale sia nella riabilitazione dei pazienti che nella rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive. Con l’esperienza ho imparato che ognuno di noi ha un lato emotivo che va attenzionato e il fisioterapista deve tenerne conto, ascoltare il paziente e la sua emotività, evitare di applicare tempi standard con l’orologio puntato… insomma bisogna metterci il cuore”.

È sempre più vero che nella nostra società la fisioterapia deve necessariamente ricoprire un ruolo centrale anche se anche qui qualche lato negativo è riscontrabile: i fisioterapisti italiani non sono obbligati ad aderire a un albo nazionale e purtroppo, come in molti settori, l’abusivismo è una piaga che affligge questa professione. “Non esiste un albo dei fisioterapisti – ci spiega Sortino - né a livello nazionale nè regionale o provinciale. Dal 1995 si aspetta una regolamentazione che, di fatto, non è mai arrivata. Inoltre, se dobbiamo dircela tutta, nel segmento del pubblico non c’è stato uno sviluppo del settore fisioterapico e tutto è incardinato su orari e qualità delle prestazioni standard; le attività sono effettuate da centri di fisioterapia accreditati sul nostro territorio ma le prestazioni più importanti ed efficaci non sono purtroppo convenzionate: onde d’urto, tecar, terapie criogene. Ovviamente non è certo colpa dei centri di fisioterapia accreditati sul nostro territorio”. Certo che no, aggiungiamo noi, ma del sistema sanitario pubblico che non riesce ad evolversi e noi cittadini ne siamo purtroppo vittime.