La catanese Mavie Carolina Parisi e “Il sonno della ragione”. “I mostri che emergono sono mostri della mente, tutta l’irrazionalità da cui nascono paure e ossessioni”

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

“Ci sono luoghi della mente dove si annidano ricordi ed emozioni. E poi ci sono ripostigli impenetrabili dove si cerca di nascondere dolori profondi e umiliazioni”.

Rebecca e il suo terapeuta Riccardo Macis. Il racconto di sogni dolori paure e il coraggio di affrontare – fragile specchio riflesso – le proprie memorie e ossessioni: questo e molto altro nell’ultimo romanzo della catanese Mavie Carolina Parisi, “Il sonno della ragione” che “La Civetta” ha intervistato per voi.

Leggendo il titolo, si pensa immediatamente a Goya. Che "mostri" emergono nel tuo libro?

In effetti mi sarebbe piaciuto che il mio libro contenesse l’immagine dell’acquaforte di Goya perché è proprio da lì che nasce il titolo.

I mostri che emergono sono mostri della mente, tutta l’irrazionalità da cui nascono paure e ossessioni ed è appunto quando la ragione dorme che tutti noi attraversiamo quel confine sottilissimo e permeabile che separa ciò che viene considerata normalità da ciò che se ne discosta.

In fondo, tutti i miei romanzi ruotano intorno a quel confine e questo forse più degli altri.

Catania, Siracusa, Enna... che accoglienza ha ricevuto il tuo libro?

Le presentazioni sono andate molto bene, a Catania ne ho già fatte due, naturalmente chi partecipa per lo più non ha ancora letto il libro, ma cominciano ad arrivare dei feedback molto positivi. Sono contenta.

Raccontaci del tuo percorso di scrittura: dal tuo esordio con Giulio Perrone Editore sei approdata a L'Erudita, una sorta di "costola" della GPE. Dicci delle tue esperienze editoriali, dei premi e dei consensi che il tuo lavoro ha ricevuto.

Diciamo che non mi sono mai mossa dalla casa editrice Giulio Perrone, tranne una piacevole esperienza con una casa editrice di Catania (Algra) con la quale ho pubblicato una raccolta di racconti.

In generale i miei romanzi hanno avuto un’accoglienza molto buona e alcuni mi hanno dato anche la soddisfazione di vincere dei premi come il premio Aniante per “Quando una donna” o il premio di Calabria e Basilicata per “Dentro due valigie rosse”. Quest’ultimo, “Il sonno della ragione”, è ancora in fasce. Vedremo.

Forse questo libro più degli altri risente della tua formazione scientifica, anche se è preponderante l'esplorazione del mondo femminile che forse è la tua vera cifra. Cosa puoi dirci in proposito?

Penso che qualunque cosa si scriva risenta un po’ di tutta quella che è la nostra formazione. Mi si è fatto notare che a volte uso termini di derivazione scientifica o nello stesso modo mi avvalgo di metafore particolari. Penso sia inevitabile ed assolutamente inconsapevole.

Del resto un mio amico scrittore dice sempre che nella scrittura non si butta via niente. È una frase scherzosa, ma anche profondamente vera.

Per quanto riguarda il mondo femminile, è vero, le mie protagoniste finora sono state delle donne, forse perché è l’universo che conosco meglio. Posso affermare comunque che per parlare dell’animo umano, delle sue incertezze e fragilità, di quel famoso confine cui accennavo all’inizio, il genere non conta.

Ad ogni modo credo che il mio prossimo romanzo avrà per protagonista un uomo, ma non ritengo che la cosa cambierà il mio modo di scrivere e di cercare di penetrare dentro la psicologia dei personaggi.