Si discuterà di Pillirina nel question time del 30 ottobre alle 10 a Palazzo Vermexio.
Nell’interrogazione presentata dai consiglieri del PD (Massimo Milazzo, Sara Zappulla, Angelo Greco) sono diversi i temi su cui si chiede che il Comune faccia chiarezza, risposte attese da tempo da tutti coloro che da anni lottano per la salvaguardia di uno dei siti più suggestivi della costa aretusea, di rilevante valenza archeologica, naturalistica, paesaggistica e geo-paleontologica, su cui gravano innumerevoli vincoli.
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Tra le problematiche evidenziate dai consiglieri quella relativa alla recente (e incredibile) notizia di una ‘presunta’ sdemanializzazione di alcune particelle afferenti al demanio marittimo.
Secondo quanto affermato da Emanuele Cisa Asinari di Gresy, l’Elemata Maddalena, proprietaria dal 2009 dell’area, ha presentato nel 2015 la richiesta di revisione della dividente demaniale (il confine tra aree pubbliche e aree private) per emendare un ‘errore’.
“Non esiste alcun diritto del pubblico sulla spiaggia o sulle particelle demaniali in questione. Come è stato chiarito più volte, Elemata ha acquisito le batterie militari senza alcuna presenza di particelle demaniali. Solo successivamente, nel 2013, il demanio ha erroneamente incluso due particelle nella propria giurisdizione, errore che è stato giustamente corretto” è riportato nella ‘nota ufficiale’ della società diramata dai media locali.
“Chiediamo all’Amministrazione comunale di spiegare se insistono o no vincoli demaniali sulla particella n.175, limitrofa alla costa, quella che l’ordinanza del primo ottobre della Regione Siciliana (di interdizione dell’area per pericolo di crolli a salvaguardia dell’incolumità delle persone, ndr) esclude in quanto ‘privata’, e che esponga le procedure preliminari alla rettifica degli errori relativi alla proprietà di Elemata di cui è a conoscenza – dicono i consiglieri PD -. Chiediamo anche di avere chiarimenti sui presidi bellici dell’ex batteria per i quali l’Amministrazione ha approvato una destinazione d’uso residenziale, che a noi non risulta, in un sito per di più a rischio crollo e di eccezionale valore archeologico, storico e ambientale. A nostro avviso l’Amministrazione Comunale dovrebbe rivedere le condizioni di rilascio del permesso a costruire, emesso nel gennaio dello scorso anno, tenuto conto che nell’aggiornamento del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) quel tratto di costa è indicato a un livello di alta pericolosità, circostanza ribadita dalle reiterate ordinanze di interdizione prima della capitaneria e per ultima dallo stesso dipartimento regionale”.
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Sono in realtà molte le incongruenze rilevabili nell’intera storia della Pillirina, di cui alcune riferite nelle premesse dell’interrogazione del PD.
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In primis, che sarebbe dirimente, quella riscontrata nel recente intervento dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) che, in merito alla vendita del sito a privati nel dicembre 1982 (con un’asta pubblica da parte dell’allora Intendenza di Finanza), prospetta la successione automatica della Regione autonoma Siciliana nella titolarità dei beni appartenenti al demanio dello Stato, una volta cessato l’utilizzo ai fini della difesa dello Stato. Quindi Punta della Mola, persa la sua connotazione militare dopo la fine della seconda guerra mondiale, non avrebbe potuto essere venduta bensì sarebbe dovuta passare tutta al demanio regionale come previsto dalle leggi vigenti. Una interpretazione che, se confermata, avrebbe effetti dirompenti e riporterebbe la vicenda all’anno zero dando nuova linfa a un contenzioso già infinito.
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Ma discutibile risulta essere anche il permesso a costruire rilasciato dal Comune, su cui si chiedono spiegazioni e sul quale molte sono le contestazioni: l’omessa e carente istruttoria nell’aver consentito l’edificazione privata a poche decine di metri dal mare, per di più per un uso non volto alla diretta fruizione del mare; il consenso a un ‘recupero funzionale’ di immobili che in realtà non hanno mai avuto una destinazione abitativa, trattandosi di ruderi di opere militari per la difesa nazionale, tra l’altro in area di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dal mare; la disapplicazione di tutte le norme relative ai tanti vincoli gravanti sul sito e il non aver attivato la procedura di valutazione di incidenza ambientale; l’irrilevanza data non solo al Piano paesaggistico ma anche a una perizia geologica per la quale il promontorio di Punta della Mola poco si presta all’insediamento di strutture abitative per la grande esposizione alle mareggiate e per un’elevata dinamica geologica. Solo per citare qualcosa.
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E infine il diniego all’accesso: l’Amministrazione intende intervenire a tutela quanto meno della vista del paesaggio marino costiero? Intervenire perché siano ancora possibili le numerose e frequenti visite organizzate dalle associazioni ambientaliste oggi interrotte a causa dell’interdizione al libero transito?
La letteratura giurisprudenziale è pressoché univoca sul diritto al libero e inviolabile accesso al mare, “essendo esso connesso all’intrinseca funzione di uso pubblico del bene comune demanio marittimo, a prescindere dalla proprietà”. Poco importa quindi dove esattamente inizi la proprietà dell’Elemata, dove la vigilanza privata fermi il passo ai tanti che da sempre frequentano quei luoghi su quella traversa Sant’Agostino a memoria d’uomo di pubblica fruizione.
L’appuntamento è allora a mercoledì 30 alle ore 10 presso la sala Borsellino di Palazzo Vermexio per sapere come l’Amministrazione comunale risponderà all’interrogazione dei consiglieri del PD.
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Per chi volesse approfondire rimandiamo agli ultimi contributi sull’annosa questione
https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1086845346779497&id=100063621248860&_rdr
interrogazione all’Assemblea Regionale Siciliana di Ismaele La Vardera, deputato del gruppo misto
nota dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

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