RISERVA CIANE-SALINE IN FUMO: I DOCUMENTI SVELANO IL “BUCO NERO” DELLA PREVENZIONE AD AGOSTO

L’incendio che lo scorso 30 agosto ha devastato la Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa non è stato solo un tragico scherzo del destino o del meteo. Dietro le fiamme che hanno consumato uno dei patrimoni naturalistici più preziosi del territorio, emerge oggi un quadro allarmante di omissioni, ritardi e regole ignorate.

A rivelarlo sono i documenti ufficiali ottenuti tramite due recenti richieste di accesso agli atti, effettuate dall’associazione Ortigia Resistente, che scattano una fotografia impietosa della gestione dell’area protetta nelle settimane immediatamente precedenti al rogo. Le carte parlano chiaro: nel momento di massimo rischio climatico, la prevenzione si è letteralmente fermata.

Il dato più sconcertante emerge dai registri operativi degli interventi di scerbamento. Da marzo a luglio 2026, le squadre della società in house Siracusa Risorse S.P.A., incaricate della manutenzione, hanno operato con una certa regolarità all’interno della Riserva. Poi, ad agosto, il vuoto.

A certificarlo è una nota interna inequivocabile, datata 24 agosto 2026 (Prot. Int. n. 127), a firma del Direttore della Riserva. Nel documento, indirizzato al Capo del X Settore del Libero Consorzio, si legge testualmente: “il personale di Siracusa Risorse nel mese di AGOSTO non ha effettuato il servizio di diserbo presso la R.N.O Ciane Saline di Siracusa”.

Un’assenza prolungata e ingiustificabile, interrotta solo in extremis: il registro degli interventi mostra infatti che una squadra è stata inviata sul posto per lo scerbamento soltanto il 29 agosto, esattamente 24 ore prima del disastro. Il giorno seguente, il 30 agosto, lo stesso registro segnerà un drammatico intervento di emergenza tra le 18:00 e le 23:00 per la “rimozione canne bruciate”. Troppo tardi.

Ordinanze e allarmi ignorati

La paralisi agostana assume contorni ancora più gravi se confrontata con gli obblighi di legge. L’Ordinanza Sindacale n. 14 del 2 aprile 2026 imponeva categoricamente agli enti gestori di terreni  di effettuare la bonifica delle aree incolte e di mantenere in efficienza fasce tagliafuoco di almeno 10 metri lungo l’intero perimetro. Un obbligo da rispettare senza interruzioni dal 15 maggio al 31 ottobre.

A questo si aggiungevano le chiare direttive della Prefettura di Siracusa (nota del 22 aprile), che raccomandavano all’Ente Gestore un’adeguata attività di vigilanza e sorveglianza delle aree di pregio naturalistico, proprio per scongiurare l’innesco dei roghi e segnalare tempestivamente i focolai. Appelli e prescrizioni che, alla luce dei fatti, sono rimasti lettera morta nel mese più rovente dell’anno, ma alla richiesta se esistesse un piano antincendio specifico per la riserva, l’Ente risponde che “nulla risulta agli atti”.

Nessuno in servizio il giorno dell’incendio

Si parla di “vigilanza continua, garantita 365 giorni l’anno con 3 addetti alla sorveglianza coordinati dal direttore e integrati da 4 collaboratori tecnici ambientali”: una presenza non indifferente per appena 300 ettari di riserva.

Eppure, come emerso dalla consultazione del registro delle relazioni, domenica 30 agosto nessuno era in servizio, nonostante un’allerta rossa della Protezione Civile per rischio incendi diramata il giorno precedente (avviso 188 del 29/8, rischio incendio e attenzione al massimo livello per la provincia di Siracusa).

Nel mese di agosto il servizio di vigilanza antincendio, come confermato da una lettera del Direttore della Riserva, era organizzato con due unità per turno dalle 8:00 alle 19:00, dal lunedì al sabato. La domenica – e già questo è un elemento inammissibile – non era previsto alcun servizio regolare, ma una sola unità “in disponibilità”. Il 30 agosto, quest’unica unità è stata richiamata in servizio alle 16:20 a incendio già in corso, quando sul posto erano già presenti Polizia e Vigili del Fuoco. Se fosse stata richiamata prima, considerata l’allerta rossa in atto, avrebbe forse potuto fare la differenza, quantomeno nella tempestività dell’allarme.

Il paradosso dei fondi: 1.350 euro per la manutenzione

L’analisi contabile offre un’ulteriore chiave di lettura sul livello di attenzione riservato all’area. Dai documenti emerge un quadro finanziario paradossale. Se da un lato il Libero Consorzio ha attestato la congruità di un’offerta di ben 154.225 euro (oltre IVA) alla Società Siracusa Risorse per i servizi generali del decimo settore (Territorio e Ambiente) per l’anno 2026, i fondi specificamente e direttamente impegnati per la “manutenzione, gestione e valorizzazione” della singola Riserva Ciane-Saline appaiono a dir poco irrisori: appena 1.000 euro per il 2025 e 1.350 euro per il 2026. Cifre chiaramente  simboliche che demandano ogni intervento agli  eventuali  finanziamenti  regionali.

Riserva integrale o orientata ?

Alcune considerazioni contenute nella relazione del direttore della riserva al presidente del LCC  del 7/9, e riprese dal presidente  nella recente seduta comunale aperta sulla Riserva, dimostrano una sorprendente incapacità di comprendere  i compiti istituzionali  di cui l’ente è fatto carico dalla convenzione di affidamento: affermare che la zona A della riserva è un’area di riserva integrale dove nessun intervento è ammesso è un FALSO che confonde la zona A di una riserva naturale orientata (quale è il Ciane-Saline) con una riserva naturale integrale, una tipologia di area protetta totalmente diversa come chiaramente specificato nella LR 98/81. Si fa confusione fra i divieti generali esposti nel regolamento, e rivolti ai fruitori e ai privati, e i compiti dell’ente gestore che DEVE prevedere, con le dovute procedure ex LR98/81, interventi all’interno della zona A al fine di raggiungere le finalità cui è appunto orientata la Riserva: tutela del papiro e della zona umida delle saline. Questo significa anche l’obbligo di GESTIRE la vegetazione all’interno del previsto piano di gestione della zona A, eventualmente, nel caso dei canneti, con interventi che ne garantiscano  uno stato ottimale di conservazione. Sostenere che un ambiente artificiale come le saline debba essere lasciato ad una non meglio precisata evoluzione naturale significa non aver compreso la motivazione stessa della istituzione della riserva. Viene però da chiedersi se tale bizzarra interpretazione non sia anche funzionale a giustificare le inerzie gestionali del LCC.

 Di chi è la colpa ? Non si può affermare con certezza matematica che la mancanza di diserbo sia stata la causa diretta e unica dell’incendio, ma i documenti dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio l’esistenza di condizioni di prevenzione e presidio significativamente deboli, quando non del tutto assenti.

Le responsabilità amministrative, nero su bianco, appaiono chiare. Il Libero Consorzio Comunale di Siracusa, in veste di Ente Gestore, aveva il dovere giuridico e statutario di implementare la prevenzione antincendio. In solido, la responsabilità materiale ricade su Siracusa Risorse S.P.A., braccio operativo dell’ente, la cui totale inattività per 28 giorni ad agosto ha lasciato la riserva disarmata di fronte al fuoco.

Ora che le carte sono scoperte, spetterà alle autorità competenti valutare se questa catena di omissioni documentate debba tradursi in conseguenze legali, per dare finalmente giustizia a un patrimonio andato in fumo.

Giuseppe Ansaldi (Comitato Parchi)                     Carmelo Iapichino (LIPU)

 

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