ZAITUNA O DELL’ESSERE MEDITERRANEO (Un ulivo a Gaza)

Senza girarci troppo intorno: Zaituna è una cultivar di olivo. Nello specifico, l’oliva Zaituna è conosciuta anche come Sarausana ed è tipica della nostra zona. Per cause filologiche quello che più mi appassiona è il suo nome che letteralmente traduce la parola Olivo in arabo. Riformulo: una delle cultivar più caratteristiche della nostra zona porta ancora il nome arabo che verosimilmente ha attecchito qui più di un millennio fa.
Un paio di giorni prima del saluto siracusano alla Flottilla ci ha contattati Andrea, prezioso amico e compagno, ancor più prezioso perché contadino e in quanto tale in lotta costante. Andrea vive senza sonno e conosce ogni lotta contadina in corso su tutti i suoli del mondo, sa perfettamente che non esiste giustizia sociale senza giustizia ambientale. Per questo vive e comprende pienamente (e non sono in molti) il dolore dei contadini Palestinesi.
L’occupazione sionista dei territori palestinesi, tanto a Gaza quanto in Cisgiordania passa ovviamente dalla conquista della terra nel suo senso primordiale. Nella terra come fonte di vita e sostentamento. Coltivata a fatica nel tentativo di governare i cicli naturali del suolo e del cielo. Affidata di generazione in generazione dai nostri predecessori in un mestiere infinito che modella il paesaggio con un ritmo lento e per noi impalpabile. La terra è ricchezza e identità, cancellarne i tratti modellati da un popolo crea i presupposti per cancellare quel popolo, in una memoria che non trova più testimonianza, che non può più collocare i propri ricordi. Non è un caso se a fine luglio l’esercito israeliano ha attaccato la Banca dei semi dell’UWAC, a Hebron, nella Cisgiordania meridionale.
Ovviamente Andrea questo lo sa bene (mentre noi no e dovremmo tutti approfondire adeguatamente questa storia, si trova facilmente) e per questo, molto semplicemente, nel sentire della missione e del nostro coinvolgimento il suo pensiero è stato veloce e cristallino: “Dobbiamo mandare un ulivo a Gaza”.  Ci abbiamo messo un po’: in questo periodo i vivai si stanno rifornendo in vista delle piantumazioni autunnali, la domanda è forte e l’offerta ancora stenta, ma l’abbiamo trovato. Ad essere sinceri lo abbiamo trovato esattamente la mattina della partenza. A quel punto ci sarebbe andata bene qualsiasi cultivar e invece abbiamo trovato proprio la Zaituna. Una piantina di un paio d’anni, snella e alta un paio di metri, col suo bravo pane di terra. Non sapevamo a quel punto se avremmo effettivamente trovato spazio a bordo e in che condizioni la pianta avrebbe dovuto affrontare il mare, per cui abbiamo dovuto equipaggiarla.
L’ulivo non è mica fatto per galleggiare, esposto al sole, venti e salsedine in mezzo al Mediterraneo. Lasciarla com’era sarebbe stato come mandare un ramo secco. Tessuto non tessuto, plastica, cartone, ognuno con la sua utilità, coperture diverse per le diverse parti della pianta, un accesso semplice per l’irrigazione e due biglietti in diverse lingue.
Ai nostri fratelli e sorelle Palestinesi:
Sappiamo bene di fare troppo poco, siamo piccoli e sentirci piccoli è un ostacolo. Eppure siamo tanti, se imparassimo ad agire come le api potremmo fare molto di più. Ma siamo anche contadini e quel poco che possiamo fare non vogliamo che sia perduto. Non dobbiamo spiegarvi la cultura dell’ulivo: è anche la vostra, la nostra. Delle tante specie di ulivo che i popoli del Mediterraneo hanno modellato nei secoli, in Sicilia, ne conserviamo una che porta ancora il suo nome arabo, anche se la grafia è latina: ZAITUNA. L’oliva “Zaituna” è detta anche Siracusana (ed è infatti da Siracusa che vi scriviamo). Siamo fratelli nella storia, nella terra, nella fatica, nel dolore. Speriamo di esserlo nella gioia e nella rinascita. Speriamo che questa pianta arrivi fino a voi e che con voi possa crescere e continuare ad abbracciare il Mediterraneo insieme a tutte le altre, di tutti i popoli nostri fratelli, come tutti stiamo abbracciando voi, ora e sempre. Terra, acqua, vita. Resistenza!
Ai nostri fratelli e sorelle Israeliani:
Se questa pianta è giunta fino a voi, vuol dire che la missione della Flottiglia non ha raggiunto le coste di Gaza. Non dobbiamo spiegarvi la cultura dell’ulivo: è anche la vostra, la nostra. Vi auguriamo di essere anche voi come l’ulivo: generoso, paziente e saggio. Che possiate vedere l’innocenza e la potenza di questa pianta. Che con voi possa crescere e continuare ad abbracciare il Mediterraneo insieme a tutte le altre, di tutti i popoli nostri fratelli. Abbiatene cura, è un simbolo di pace e di fratellanza, le sue radici non conoscono confini, le sue foglie d’argento brillano in tutte le lingue. Abbiatene cura, come dobbiamo imparare ad aver cura di ogni nostro fratello e sorella, di qualsiasi nazionalità, religione, cultura. Questo è il Mediterraneo e il suo insegnamento. Siamo fratelli nella storia, nella terra, nella fatica, nel dolore. Speriamo di esserlo nella gioia e nella rinascita. Tutti, liberi da totalitarismo, superiorità, sfruttamento e speculazione. Tutti liberi da terrori, genocidio, shoah. Tutti liberi da occupazioni e sionismo. Terra, acqua, vita. Resistenza!
È utile, a questo, punto raccontarvi che l’ulivo ha navigato verso Gaza, e con lui ogni callo o cicatrice di ogni contadino siciliano degli ultimi mille anni. Ogni goccia di sudore, ogni coltello da innesto, ogni falce e zappa del Mediterraneo. Ogni crampo della fame, ogni preoccupazione per il meteo. Ogni gioia della raccolta, ogni festa della vendemmia, ogni canto del solstizio, ogni pazienza dell’inverno che ha preparato una primavera.
Nel chiederci ora dove sia giunto e cosa stia raccontando…Restiamo Mediterraneo, restiamo umani.

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