Gli avvocati Marilena Del Vecchio e Paolo Tuttoilmondo hanno risposto atto su atto alla pervicace volontà dell’Elemata di trasformare Punta della Mola in una sorta di condominio.
La cartellonistica e le delimitazioni del cantiere comparsi a inizio anno, dopo un lungo contestatissimo periodo di interdizione del passaggio a mare, hanno indotto i legali a presentare una richiesta di sospensiva dei lavori iniziati.
Diversi i motivi di opposizione. Intanto una ‘censura’ al Comune di Siracusa per omessa e carente istruttoria nell’aver consentito l’edificazione privata a poche decine di metri dal mare, per di più per un uso non volto alla diretta fruizione del mare. Il Comune ha infatti avallato il progetto di sistemazione, restauro e consolidamento di “fabbricati esistenti”, mediante “recupero funzionale” di immobili che in realtà non hanno mai avuto una destinazione abitativa, trattandosi di ruderi di opere militari per la difesa nazionale, destinati alla demolizione ma successivamente accatastati che insistono su particelle sdemanializzate come terreni. Da qui, a farne possibili edifici “di tipo abitativo” un abisso anche in spregio al vincolo di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dal mare (dallo stesso Comune certificato) e nonostante i divieti delle norme di attuazione del Prg vigente.
Vengono per tale via del tutto ignorati persino le direttive europee, trattandosi di un sito di interesse comunitario (SIC ITA090008 Capo Murro di porco, Penisola della Maddalena e Grotta del Pellegrino e SIC marino ITA090030), e i principi della convenzione di Aharus, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 108/2001, perché è stato ignorato l’obbligo di attivare la procedura di valutazione di incidenza ambientale, così come non si è neanche chiesto il parere degli enti competenti alla valutazione di incidenza naturalistico-ambientale del sito, terrestre e marino, prodromico al permesso rilasciato.
Per non dire, a monte di tutti i vincoli detti, dell’esistenza di quel Piano Paesaggistico che il Prg del Comune di Siracusa non ha mai formalizzato, non adeguando il proprio strumento urbanistico alle previsioni e disposizioni paesaggistiche del Piano che in ogni caso non per questo perde la propria forza normativa prevalente tutelando la destinazione agricola dell’area ed escludendo ogni edificazione.
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Il Comune, in altre occasioni schieratosi a tutela del sito, ha qualificato i ruderi presenti come “edifici esistenti” nonostante non ci sia traccia delle opere di urbanizzazione primaria (serbatoi, reti idriche ed infrastrutturazioni fognarie ed elettriche) che si presume dovrebbero esserci, tant’è che nel progetto dell’Elemata sono previste come realizzazione ex novo insieme al consolidamento del costone roccioso che si trova in progressiva erosione con pericolo di caduta massi di grosse dimensioni. Di fatto, da questo punto di vista, non si tengono in alcun conto addirittura le ordinanze della Capitaneria di Porto di Siracusa di interdizione per rischio crolli, come d’altra parte la stessa ordinanza sindacale del 27 aprile dello scorso anno che ha inibito il transito in quelle aree demaniali marittime “per rischio idrogeologico”, quindi per la sussistenza di un pericolo per la pubblica incolumità.
Secondo i legali, la perizia geologica di parte evidenzia che il promontorio di Punta della Mola, “sul quale dovrebbero sorgere le costruzioni illegittimamente assentite dal Comune”, poco si presta all’insediamento di strutture abitative per la grande esposizione alle mareggiate e per un’elevata dinamica geologica. I pericoli possibili sono attestati dalle stesse foto dei diversi crolli che hanno riguardato gli altri edifici costruiti sopra la fragile falesia su cui si trovano i ruderi che Elemata intende ‘ricostruire’. Sono riscontrabili fenomeni di sprofondamento improvviso del sottosuolo a causa di cavità nel sottosuolo visibili in aree attigue. Accade che le fortissime mareggiate a volte siano caratterizzate da onde alte fino a sei metri in grado di strappare dal fondo marino enormi blocchi e trasportarli sulla terraferma anche per diverse decine di metri dalla linea di riva. Come se non bastasse, deve essere presa in considerazione anche l’elevata pericolosità sismica dell’area, con il conseguente rischio Tsunami per il quale questo lembo di costa rientra tra le aree costiere italiane potenzialmente esposte a maremoti generati da terremoti (si veda il portale: https://sgi2.isprambiente.it/tsunamimap/). A causa di tali fenomeni, “a prescindere dai già assorbenti rilievi di ordine urbanistico, paesaggistico e naturalistico”, questo luogo risulterebbe “il meno adatto possibile in cui edificare delle abitazioni”. “E comunque – si evidenzia nella richiesta dei legali -, anche se per ipotesi si trascurassero irresponsabilmente i profili relativi alla sicurezza del luogo, rimarrebbe il problema di come affrontare i gravi fenomeni di erosione della costa per erigere le abitazioni assentite e della compatibilità delle soluzioni da adottare con le prescrizioni di tutela dei luoghi richiamate”.
Inoltre, evidenziano gli avvocati Del vecchio e Tuttoilmondo, l’avvio dei lavori, con la “rimozione della vegetazione infestante”, ha già reso concreto “il pericolo di danno grave ed irreparabile di distruzione delle specie endemiche in virtù delle quali è stato imposto il vincolo ambientale … oltre ad arrecare pericolo per il SIC marino ITA 090030 e per i valori ambientali per i quali l’area è soggetta alle norme di tutela per la riserva orientata “Capo Murro di Porco e Penisola Maddalena”.
Un danno a specie protette, quindi.
La parola ora al TAR di Catania.

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