Reti idriche a Siracusa: il grande paradosso di Aretusacque tra “malati terminali”, alibi e tariffe in crescita

Un paziente cronico, malato terminale, destinato a un’eterna e inefficace terapia palliativa: così viene considerata la rete idrica di Siracusa. È emerso questo nel dibattito pubblico di venerdì 6 novembre – organizzato dal Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente insieme al Comitato Rinascita Borgata Santa Lucia e trasmesso sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/share/v/1EzNg6Ag4g/  – così come  nei recenti incontri tra forze politiche, associazioni e vertici di Aretusacque, trincerati dietro alibi che fanno a cazzotti con la realtà, con la competenza tecnica e persino con le regole delle gare d’appalto
La relazione tecnica presentata dall’ingegnere Pucci La Torre, oggi consulente di Aretusacque che conosce palmo a palma la storia e i tracciati delle condutture siracusane per l’annosa esperienza sul campo, ha fornito un’immagine impietosa ma cristallina dell’infrastruttura idrica di Siracusa sulla quale ogni intervento di riparazione non è una soluzione, ma un mero tamponamento. Si aggiusta una conduttura logora e, sistematicamente, cede il tratto immediatamente successivo a causa di un effetto domino inarrestabile.

La causa è ovvia, di una sconfortante semplicità: su condutture e impianti del capoluogo non si è mai investito seriamente per garantirne efficienza e funzionalità (un’ammissione che suona come una ritardata e ormai quasi inutile confessione). E ciò nonostante ingegneri e tecnici sappiano esattamente cosa occorra per curarlo anziché tenerlo in vita “artificialmente”.

L’installazione di inverter sui sistemi di pompaggio e di valvole per regolare i flussi ed evitare i dannosissimi colpi d’ariete. La posa di sfiatatoi e di sistemi di avvio graduale delle pompe per scaricare l’aria accumulata nelle condotte (principale causa dei disagi in quartieri come la Borgata e Ortigia). La compartimentazione e il telecontrollo delle pressioni per prevenire le rotture a catena. Il ripristino di infrastrutture strategiche come la centrale Petino e la condotta ex Cassa del Mezzogiorno per potabilizzare le acque dell’Anapo e migliorare una risorsa oggi segnata da elevata salinità.

E di fronte a questa radiografia impietosa, l’aspetto più sconcertante – e politicamente inaccettabile – risiede nelle giustificazioni addotte dai vertici di Aretusacque, (dal presidente del Consiglio di sorveglianza Giuseppe Assenza al presidente del Consiglio di gestione Giuseppe Cocozza), secondo cui la reale situazione non era pienamente conoscibile al momento della gara d’ambito.

Una tesi poco credibile per almeno tre ragioni fondamentali.

Chi partecipa a una gara per la gestione del servizio idrico integrato, un affidamento trentennale da oltre 1,2 miliardi di euro, ha l’obbligo (e i tecnici per farlo) di effettuare sopralluoghi rigorosi e analisi preliminari approfondite sullo stato dei beni trasferiti. Aretusacque avrebbe potuto contare da subito su professionalità e consulenti che il territorio lo vivono e lo studiano da decenni e soprattutto è essa stessa espressione di colossi del settore come Acea, considerati l’eccellenza nazionale del water management. È mai possibile che il “top” del settore idrico italiano si sia presentato a Siracusa senza un adeguato inventario dello stato di salute delle tubature, arrivando addirittura – come registrato nei momenti di crisi più acuta – a dover mobilitare squadre speciali fatte arrivare appositamente da Roma persino per individuare una perdita occulta che scaricava a mare?

Se i colossi della gestione idrica sbarcano in Sicilia ereditando una rete colabrodo, non possono scoprire oggi che la condotta è vecchia o che i blackout elettrici mettono in ginocchio i serbatoi. La verità, almeno dal nostro punto di vista, è che si è preferito puntare su una partenza “amministrativa e burocratica” della società, rimandando i veri investimenti strutturali e usando la scusa degli imprevisti e del maltempo come uno scudo protettivo.

I sei milioni di euro oggi disponibili per le condotte di adduzione sono un tassello, ma non bastano se non si cambia passo: Siracusa non ha bisogno di comunicati di scuse a gettone dopo ogni rottura, ma di un piano industriale coraggioso che metta mano definitivamente agli impianti, uscendo dalla logica dell’emergenza perenne: un piano che i cittadini hanno diritto di conoscere perché è sulle loro tasche che andrà a gravare.

 

 

Da leggere

Siracusa tra giallo e romanzo sociale: IL NIDO di Lucia Corsale

Il romanzo di Lucia Corsale “Il nido” continua a mietere riconoscimenti: finalista al premio letterario …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti