Italia Nostra Melilli incontra la drammaturgia classica

Conferenza della prof.ssa Alessandra Privitera sulle tragedie del ciclo tebano. Eteocle e Polinice, può una guerra fratricida essere la soluzione dei mali che affliggono una comunità? Prossimo appuntamento con le “Rane” di Aristofane

 

La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017

Presso la saletta dell’EcoMuseo Monti Climiti di Melilli, dopo il saluto e la presentazione del vice presidente IN, Giuseppe Immè, è stato possibile assistere a un piacevole incontro tenuto dal socio di Italia Nostra Alessandra Privitera sulle “tragedie gemelle”, scelte per le rappresentazioni della 53a edizione di spettacoli classici al teatro antico di Siracusa.

Può una guerra fratricida essere la soluzione dei mali che affliggono un’intera comunità? È lecito che le colpe dei padri ricadano sui figli? Per rispondere a queste e molte altre domande, la prof.ssa Privitera ha presentato le tragedie legate allo stesso ciclo tebano, I Sette contro Tebe di Eschilo e Le Fenicie di Euripide che narrano lo scontro fatale tra i fratelli Eteocle e Polinice, figli (nonché fratelli) del patricida Edipo e della moglie-madre Giocasta e le relative conseguenze.

Su Eteocle e Polinice incombe, infatti, l’anatema paterno, a protezione dei cittadini da sicuri castighi divini, per la macchia di taluni reati ignominiosi verificatisi: secondo l’infelice destino la prole reale avrebbe potuto spartirsi l’eredità solo «a fil di lama». Il miasma, cioè la contaminazione che grava su chi ha compiuto atti orrendi, incarna in ambedue le tragedie la nozione arcaica dell’impurità che, indipendentemente dalle cause, si trasmette per contagio.

In questo contesto la storiografia del Novecento ha voluto rimarcare, più o meno concordemente, la convinzione che alla base del mito rappresentato, all’ombra della discendenza del leggendario fenicio Cadmo, ci fosse la volontà dei due tragediografi, sebbene con punti di vista dissimili (più dissacrante, ad esempio, la prospettiva euripidea per la distorsione della canonica formulazione del modello mitico), di assimilare la figura di Eteocle alla tirannide e quella dell’esule Polinice – con un ovvio riferimento italiano alla situazione dantesca – alla democrazia.

La Tebaide, secondo la rivisitazione del mito anche nel poema di Stazio, ha suscitato sempre e riesce ancora oggi a suscitare sentimenti contrastanti, sulla scorta pure dell’impotenza materna nel veder avverata l’orribile maledizione: rassegnazione, ribellione, contestazione, rinuncia etc… Nonostante l’intervento della saggezza (con il disperato tentativo di far riconciliare i due contendenti), allo scatenamento delle passioni umane sopraggiunge sempre implacabile la catastrofe. Chiarificatrici ed emblematiche sono in tal senso le parole nell’Edipo Re di Sofocle: «Nessun uomo mortale può dirsi felice, prima di aver varcato il termine della vita senza prima aver patito dolore».
A conclusione dell’incontro la presidente locale di Italia Nostra, Nella Tranchina, ha puntualizzato che nell’ottica esegetica del mito, l’incontro di IN Melilli ha dato la possibilità ai numerosi soci e non intervenuti di guardare con una consapevolezza diversa, più matura, i personaggi rosi dalle passioni, sofferenti e folli su uno sfondo chiaramente moralistico.

Il prossimo appuntamento con il teatro classico vedrà la trattazione, sempre a cura di Alessandra Privitera, della commedia “Le Rane” di Aristofane.

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