La storia della discarica di contrada Stallaini, nel territorio di Noto, è un interminabile dramma giudiziario e ambientale che si trascina dal lontano 1988. Decenni di braccio di ferro che oggi tornano drammaticamente d’attualità, riaprendo una ferita mai rimarginata tra le istanze di sviluppo industriale e la tutela irrinunciabile di uno dei contesti paesaggistici e naturalistici più pregiati della Sicilia sud-orientale.
Il pericolo della realizzazione dell’impianto di recupero e smaltimento di rifiuti “non pericolosi” (proposto dalla Soambiente Srl) torna oggi a farsi concreto in seguito alle vicende giudiziarie culminate con la sentenza del TAR Catania n. 00287/2025 che ha annullato il diniego di proroga della VIA precedentemente opposto dalla Regione (D.D.G. n. 397/2024). Una decisione amministrativa che rimette in gioco la validità dell’autorizzazione ambientale, stabilendo che la società ha facoltà di riaprire l’iter correggendo le vecchie carenze documentali.
Ma ciò che allarma maggiormente associazioni e comitati – certi che parlare oggi di nuove discariche, anziché concentrarsi sulla riduzione dei volumi di rifiuti e sul recupero spinto, appare anacronistico e ancor più folle in un contesto di inestimabile pregio naturalistico – è il sospetto che, complice un mutato clima all’interno degli organismi tecnici e regionali, si cerchi di fare ripartire e sbloccare il progetto proprio alla vigilia dell’istituzione del Parco degli Iblei, un riconoscimento che blinderebbe definitivamente l’area, impedendo per legge qualsiasi intervento di questo tipo.
Si ritiene infatti che, pur in presenza dei dichiarati adeguamenti tecnici o prescrizioni progettuali (piani di monitoraggio, sistemi di impermeabilizzazione ecc) da parte della Soambiente, in nessun caso si possano eludere le criticità di fondo dell’area scelta.
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Il sito si trova comunque a poche centinaia di metri dalla Riserva Naturale Orientata di Cavagrande del Cassibile: una vicinanza che rende insuperabile il fattore geografico. Così come appare impossibile modificare la conformazione e le pendenze naturali di un terreno che, per sua stessa natura, riversa potenzialmente i deflussi all’interno della riserva e delle falde idriche della vallata. Tanto è vero che il Piano Paesaggistico della Provincia di Siracusa vieta tassativamente di allocare impianti di questo impatto in quell’area specifica.
La vicenda di Stallaini porta con sé ombre pesanti fin dalle sue origini. Già nel 2012 l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) originaria fu rilasciata da funzionari successivamente coinvolti in inchieste giudiziarie sulle discariche private in Sicilia. A ciò si aggiunsero, nel corso degli anni, i cambi d’assetto societario della Soambiente (alle prese con verifiche antimafia e successive riammissioni in white list) e la ferma opposizione dei sindaci del territorio dell’epoca – come quelli di Noto, Avola e Canicattini Bagni – che scesero in campo a fianco dei cittadini e dei movimenti ambientalisti (come Natura Sicula e l’Ente Fauna Siciliana) con mobilitazioni storiche.
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Ma oggi, di fronte alla riapertura dei giochi amministrativi e alle sentenze che rimettono in pista il progetto, si registra una pericolosa ambiguità e una mancata presa di posizione definitiva da parte di quelle stesse istituzioni che avrebbero il dovere primario di proteggere il territorio.
Così, mentre la società punta a ripartire facendo leva sulle brecce normative, la cittadinanza attiva e il fronte ambientalista denunciano il rischio concreto di una “bomba ecologica” a tempo stabilito.
La salvaguardia del territorio non può restare in balia dei cavilli procedurali: serve una presa di posizione politica netta e coraggiosa, capace di blindare l’area prima che i forti ritardi e le molteplici resistenze che stanno frenando l’istituzione del Parco degli Iblei favoriscano un danno ambientale irreparabile.
Quali azioni concrete intendono intraprendere oggi i Comuni del territorio, la Soprintendenza e gli enti preposti alla tutela del territorio per sbarrare definitivamente la strada a qualsiasi speculazione ambientale in contrada Stallaini?
(foto Saro Cuda)

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