Scandaloso Tony

Vi prego, prestatemi orecchio, vengo per “seppellire” TonyPitony, non per lodarlo!

Ma prima della tumulazione qualche domandina me la farei. Da dove sbuca fuori questo frutto spurio della produzione musicale italiana metamoderna? Cosa nasconde questo esplosivo miscuglio di canzone teatro cabarettistico-circense che riempie le piazze, dando vita ad un liberatorio rito collettivo, in cui i fedeli rispondono in coro alle oscene invocazioni del ministro officiante? Booohhh, sarebbe la risposta sincera e fuori luogo, per rimanere in sintonia con l’oggetto perturbante. Ma siccome il campo delle ipotesi è più largo di quello che si fa chiamare progressista, provo a sparare anch’io qualche stronzata.

Direi che la prima mossa da fare per cercare di capirne qualcosa è andare ad un suo concerto, cioè ad un suo spettacolo, che comincia già prima del concerto, quando protagonista è la folla del pubblico pagante, che gioiosamente fa a gara per apparire sui maxischermi posti ai lati dell’altare-palcoscenico, inquadrata dalle telecamere che riprendono i volti da prospettive diverse: e allora ci si mette sulle spalle di un compagno per svettare in alto, o si indossa la maschera dell’idolo officiante, o si sbandiera un cartello con la scritta creativa,“Tony mostraci il culo”, da bravi chierichetti che prendono parte al rito sacro, seppure da comparse.

Nel mentre appaiono in successione inserti pubblicitari degli sponsor, annunci di nuovi spettacoli in programma, spot da pubblicità progresso, in successione “a come viene”, per cui dopo lo spot della polizia di stato sul “viaggiare sicuri”, che ti raccomanda, bla bla bla, di non metterti alla guida se hai bevuto, perché metteresti a repentaglio la vita tua e l’altrui, ti compare a ruota il lancio pubblicitario della birra ghiacciata da consumare all’istante per drenare la sete: sottotesto per i non udenti, “sono tutte minchiate”. In effetti, che si possa trattare di minchiate i non udenti lo avevano già intuito all’ingresso della sala del regno, quando, dopo essere stati costretti dagli addetti alla “sicurezza” a consegnare le bottigliette d’acqua in quanto pericolosamente dotate di tappo-proiettile, si sono visti rifilare dal baretto interno una analoga bottiglietta in totale stato di integrità, tappo incluso, a prezzi osceni. Quel “sono tutte minchiate”, è in fondo la verità di fede, che da lì a poco verrà proclamata dall’altare-palcoscenico, in una esplosione di luci e di suoni, quando a trionfare sarà la musica: ha così inizio la messa beat dei millennials.

Da neofita giunto qui senza un adeguato catechismo intuisco ben presto che c’è una base concettuale comune alle melodiche preghiere offerte al culto dei fedeli: il sesso. Ma questo non deve trarre in inganno: non vi è nulla di più pudìco di questa ossessiva presenza del sesso nei gesti, nei testi e nelle teste di chi canta e di chi ascolta. Si tratta di un sesso totalmente deroticizzato, inteso più come pratica igienica di scarico ormonale, che di intrigante trasgressione. Qui di trasgressiva c’è solo la facciata, che non a caso è una maschera. La maschera di TonyPitony: sacerdote-divo.
Ma Concittadini, ascoltate bene, quella maschera parla di noi. La maschera in volto è l’equivalente del calcolato camuffamento con cui comunemente amiamo recitare nel nostro civile conversare. Solo con una maschera in volto osiamo dire l’indicibile: non si tratta di verità, ma di rivelazioni. La società delle madri e dei padri che nei dibattiti da apericena reagisce scandalizzata al turpiloquio di questi smaliziati ventenni, allevati nel tempo libero tra abusivismo edilizio, depistaggi ed evasione fiscale, non è in grado di riflettere sulle proprie responsabilità. E inorridisce per le deviazioni dalla norma, quando migliaia di voci cantano all’unisono il melodioso monologo interiore del neoromanticismo mercantile:


“Donne ricche”:
Mia nonna, quando è morta, non mi ha lasciato niente/Mio nonno è esploso in guerra, non mi ha lasciato il Rolex/Ma tu, bro, sei diversa, la mia rivoluzione/Non vado a lavorare, tuo padre è senatore/(…) Per te laverei i piatti, mi scopo una Dyson/Sarei con una ricca anche se fossi gay/(…) Ho il cazzo duro, scoppia come Chardonnay/Voglio stapparlo con te stanotte, eh, eh/ (…) Ho il cazzo-grattacielo, non c’ho più l’orgoglio/Tre metri sopra il pelo quando apri il portafoglio
Voglio i tuoi soldi, mica la tua anima (…)
E via di questo passo, la funzione va avanti, inframmezzata dalle apparizioni ora di un elfo sculettante che ci mette in guardia sulla necessità di rispettare madre-natura, ora di un nano da palcoscenico, che si presenta come un bimbo annegante tra la folla, provvidenzialmente posto in salvo da una donna-scialuppa tenuta a galla da due seni enormi, mentre per tutto il tempo dell’esibizione una nonna cucina sul palco un risotto al ragù che verrà distribuito ai fedeli al momento dell’eucarestia. Perché non c’è nessuna ingenuità in tutto ciò che accade dentro e fuori il palco: pensiero calcolante e pensiero meditante non operano distintamente né tantomeno in contrasto tra loro.

La macchina dello spettacolo che si vuole sputtanare è la stessa da cui si ricava nutrimento; il risultato è uno dei frutti del narci-cinismo recalcatiano, con buona pace per l’invito alla “diserzione” di Bifo e dei suoi epigoni. Ne viene fuori un composto sapientemente condito con la buona musica, che rende commestibile il lutulento pasto verbale, facilitandone la cantabilità: “Resterà di me solo una macchia sui vestiti di Chanel”. D’altronde la rima, si sa, aiuta a ricordare, tant’è che un tempo vi erano molti pastori e contadini analfabeti che conoscevano a memoria interi canti della “Commedia”. Così sarà facile recitare in coro: “E non importa se non me la dai/Ti distruggo il culo mentre dormirai”.
Giunti alla benedizione finale, il sacerdote-divo lancia un’ultima illuminante raccomandazione all’assemblea dei fedeli: “Ricordate, l’importante è giocare. Chi non gioca non è vecchio. È morto!”.
Allora, esci dal tempio con in corpo la inquietante sensazione che ti abbiano preso per il culo. E ti è pure piaciuto.

 

(foto dal web)

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