Turismo, artigianato tradizionale e agricoltura i settori maggiormente coinvolti. C’è bisogno anche di aree marine protette che chiediamo per Vendicari, Capo Passero e Isola delle Correnti
La Civetta di Minerva, 16 giugno 2017
Non ci stancheremo di ribadire il concetto che vi è un nesso tra ecologia ed economia. Ambedue hanno una radice comune e mentre la prima riguarda la conoscenza dell’ambiente che ci circonda, la seconda detta le norme per un uso corretto e compatibile dello stesso. Hanno cercato in tutti i modi e in maniera strumentale di separare queste due cognizioni, come hanno tentato di separare, in maniera artificiosa, l’agricoltura dall’ambiente mentre è evidente che se si realizza un’agricoltura biologica si compie una sintesi di sostenibilità economica ed ecologica ricavando un giusto guadagno senza compromettere il capitale ambientale. Lo stesso è avvenuto e avviene per la risorsa marina. Fermo restando che alcune zone della biosfera necessitano di tutela e salvaguardia, vi deve essere un uso armonico possibile e sostenibile della pesca e delle attività che si svolgono sui mari ed oceani (trasporti, turismo, ecc.).
Utilità delle aree marine protette – In occasione della giornata mondiale dell’Ambiente il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha messo in luce il ruolo importante delle aree marine protette per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici poiché esse contribuiscono a trattenere il carbonio e a proteggere l’habitat e la biodiversità. Uno studio scientifico internazionale sulle aree marine protette, pubblicato su PNAS, ha effettuato su 145 riserve marine in tutto il mondo delle ricerche sistemiche e di monitoraggio dell’impatto ambientale arrivando a conclusioni che sono ormai patrimonio generale della comunità scientifica mondiale: il riscaldamento globale provoca conseguenze nefaste per il Pianeta Terra poiché si intensifica l’acidificazione delle acque e ciò apporta una diminuzione della ricchezza ittica dei mari e degli oceani; inoltre l’esagerato sfruttamento adoperato con sistemi di pesca insostenibili e l’inquinamento delle acque ingigantiscono il problema creando danni economici, sociali ed ambientali immensi. Pertanto gli studi citati asseriscono che “l’adozione di aree marine protette concorre al ripopolamento delle specie ittiche, coadiuva l’autorigenerazione degli ecosistemi, mantiene i valori ambientali ed il contesto biocenotico”. Ecco le motivazioni per cui siamo fortemente impegnati a realizzare anche nelle nostre zone dopo l’area marina Protetta del Plemmirio, anche per quella di Vendicari, dell’Isola di Capopassero e dell’Isola delle Correnti.
Vantaggi e opportunità dei Parchi – Le risorse naturali, l’ambiente, il paesaggio non sono stati considerati, fino ad oggi, un patrimonio collettivo. Il loro utilizzo distorto, la loro distruzione sono stati visti come un passaggio obbligato verso la strada del progresso e della crescita economica. Coniugare le esigenze economiche e sociali con l’obiettivo di conservare l’ambiente naturale è la strada da percorrere e un’opportunità, che raggiunge il suo massimo potenziale nelle aree naturali protette.
Sono il turismo, l’artigianato tradizionale e l’agricoltura i settori maggiormente coinvolti in questo processo e sono quelli che beneficiano dei vantaggi apportati da parchi e riserve. Già con le direttive e regolamenti EU, le aziende agricole che ricadono all’interno delle aree di parco o di pre-parco godono di una riserva dei finanziamenti concessi dall’UE relativi ai metodi di produzione agricola compatibile con le esigenze di protezione dell’ambiente e con la cura dello spazio naturale. Lo stesso per l’introduzione od incremento dell’agricoltura biologica o per mantenere produzioni tradizionali tipiche (carrubo, ulivo, mandorlo, ecc.), o per la ricostruzione di elementi naturali e paesaggistici (muri a secco), o per la promozione della tutela di ambienti agricoli ad alto valore naturale sottoposti a rischi, o per la salvaguardia del paesaggio e delle caratteristiche tradizionali dei terreni agricoli, o per la selvicoltura, o per destinare a bosco aree agricole marginali.
E’, inoltre, ormai riconosciuta, una migliore opportunità di commercializzazione dei prodotti agricoli. E’, infatti, evidente l’effetto determinato dall’apposizione del marchio del parco sui prodotti in vendita; si tratterebbe di un marchio che garantirebbe le genuinità e la compatibilità ecologica di questi prodotti. Essi verrebbero ad essere identificati dal consumatore con il parco stesso, con un’immagine di produzione “pulita” e di alta qualità. Grazie a questa collocazione sul mercato dei prodotti del parco è possibile garantire un reddito più alto agli agricoltori e a tutti gli operatori economici coinvolti. Una vasta gamma di prodotti tipici e biologici possono essere coinvolti in un tale progetto: dal latte ai formaggi al miele, dalla produzione di frutta e verdura alla trasformazione di queste, all’olio, ecc, con positivi effetti.
Per rendere l’idea, i prodotti a denominazione di origine protetta sono in grado di sviluppare un fatturato di 8,5 miliardi di euro; il turismo ecologico movimenta 5 miliardi di euro con 5,7 milioni di presenze ogni anno in 12.600 aziende agri-turistiche; le mete eno-gastronomiche sono scelte da 3,5 milioni di turisti, una realtà economica forte per l’intero sistema Paese. E attraverso le attività agricole non solo si assicura l’economia locale, ma anche la protezione del paesaggio.
Con l’ecoturismo può essere potenziata questa valida alternativa per lo sviluppo socioeconomico delle popolazioni che vivono nelle aree naturali. Il turismo naturalistico ha avuto un notevole impulso negli ultimi anni (la crescita è del 12% annuo): questo è dimostrato da una tendenza generale in atto nella società contemporanea, dove è riscontrabile una più ampia attenzione verso le tematiche ambientali e una maggiore “domanda di natura”. La UE ha sottolineato come l’attrazione per la natura, il paesaggio e le peculiarità culturali costituiscono il cuore dello sviluppo dello sviluppo turistico.
La domanda di turismo rispettoso dell’ambiente, l’aumento dei turisti nei paesi del bacino del Mediterraneo previsti dal Blue Plan dell’United Nations Environment Programme (UNEP), fanno si che nel prossimo futuro la richiesta di turismo nelle aree interne e naturali crescerà di molto. Già i segnali sono forti ed eloquenti: 8,1 milioni di presenze turistiche nei comuni dei parchi nazionali, oltre il 7% del totale della spesa turistica italiana prodotta in ambiti territoriali interni ai parchi con 5,4 miliardi di euro di consumi totali, oltre 100mila posti di lavoro attivati.
Sono queste le cifre che definiscono il turismo delle aree protette collinare e montano in Italia, un turismo nel quale i parchi rappresentano un sistema di valori dove ambiente, cultura e tradizione si integrano armonicamente in un modello di sviluppo turistico compatibile, di forte sostegno all’economia locale e all’occupazione. Il flusso turistico che si dirige verso le aree naturali protette, oltre all’agricoltura di qualità, rappresenta quindi la variabile più importante dalla quale vengono a dipendere contemporaneamente la conservazione dell’ambiente ed un modello socioeconomico armonico.
Da esso derivano effetti positivi a caduta, come l’ecoturismo che è una tipologia contraddistinta da uno scarsissimo consumo del territorio e dalla realizzazione di strutture “d’ospitalità diffusa”; come altro effetto positivo è il recupero e ripristino del patrimonio edilizio esistente. Infatti, proprio dal riutilizzo delle strutture degli edifici, spesso risalenti a tempi lontani e parte integrante del paesaggio, vi può essere occupazione di manodopera locale impiegata in lavori di ristrutturazione edile. Si sviluppa così un nuovo tessuto economico, dove trovano spazio le attività legate al turismo (ricettività, ristorazione, artigianato, servizi) tutte impostate in chiave ecologica e compatibile e che offrono ai propri visitatori un’articolata offerta ricettiva corredata anche da centri visita, musei, sentieri natura, attività didattiche, percorsi eno-gastronomici. La presenza del parco fa sì che si sviluppi una cultura imprenditoriale, premessa per la nascita di una rete diffusa di microimprese.
L’area degli Iblei particolarmente vocata – Questo modello economico appare particolarmente indicato per l’area degli Iblei, dove tuttora si riscontrano diverse aree protette e vaste zone integre dal punto di vista ambientale, anche agricole, caratterizzati dalla presenza di comuni piccoli o piccolissimi, che vivono uno stato di progressivo abbandono. Grazie alle attività del parco, come avvenuto in tutte le aree protette italiane, è possibile invertire la marginalità e l’isolamento, e diventare opportunità poiché si risponde perfettamente alla domanda sempre più forte di vacanza ecoturistica, improntata sull’autenticità, sulla qualità e sull’armonia con la natura.
Grazie al parco si presenta quindi l’occasione di ampliare l’offerta turistica completando e diversificando la gamma delle tipologie di vacanza, non più limitata a pochi e ristretti periodi dell’anno, non più limitata al binomio sole-mare, non più dequalificata dal punto di vista culturale e di qualità dei servizi resi. E si mettono in vetrina anche i gioielli dell’agroalimentare finora trascurati.
Anche l’architettura rurale, le forme tipiche degli insediamenti umani, l’archeologia, i tratti del paesaggio, vengono riscoperti e resi un’importante risorsa economica. Le aree collinari possono così essere rivitalizzate, orientate ad una fruizione culturale e naturalistica non intensiva. La sfida posta dai parchi e dalle aree protette è quella di una gestione oculata delle risorse ambientali, culturali e sociali.

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