Perché è importante combattere l’inquinamento atmosferico

Nel report “Ambient air pollution: a global assessment of exposure and burden of disease”i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e malattie connesse

La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017

L’inquinamento atmosferico rappresenta il più grande rischio ambientale per la salute a livello mondiale, basti pensare che una morte su nove era il risultato di condizioni connesse all’inquinamento atmosferico; di queste morti, circa 3 milioni erano riconducibili esclusivamente a quello dell’aria in ambiente esterno.

In diverse aree, i livelli di inquinamento atmosferico sono notevolmente superiori a quelli considerati sicuri nelle “Air quality guidelines” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) che raccomanda standard molto più severi di quelli recepiti in molte nazioni.

Inquinamento e sviluppo sostenibile: le correlazioni – L’inquinamento atmosferico è uno degli indicatori per lo sviluppo sostenibile e infatti lo si ritrova menzionato più volte nei 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile : “livelli di inquinamento in città” è un indicatore per lo Sviluppo urbano sostenibile; i dati per l’accesso all’energia pulita, per l’Energia sostenibile e della mortalità dovuta all’inquinamento dell’aria sono utilizzati per l’obiettivo Benessere e salute.

Il report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) “Ambient air pollution: a global assessment of exposure and burden of disease” presenta metodi e dati per due degli obiettivi menzionati in precedenza:

  • Indicatore 11.6.2: media annuale dei livelli di particolato fine (PM 2.5) in città per popolazione popolazione-ponderata;
  • Indicatore 3.9.1: Tasso di mortalità attribuibile all’inquinamento atmosferico indoor e outdoor.

Inquinamento e relativo onore di malattia – Questo studio presenta i risultati aggiornati sulla mortalità e morbilità attribuibili all’inquinamento aria ambiente; include, inoltre, informazioni sulle fonti dei dati a disposizione dell’O.M.S., sulla metodologia utilizzata per la stima dell’esposizione umana all’inquinamento atmosferico e il relativo onere di malattia, così come le stime effettive dell’esposizione al PM 2.5 e il relativo onere nazionale di malattia attribuibile all’esposizione a lungo termine all’inquinamento dell’aria ambiente.

La valutazione dell’esposizione globale all’inquinamento atmosferico è costituita dai dati riguardanti le concentrazioni medie annuali di PM 2.5 in relazione alla popolazione pesata e sono elaborati combinando quelli del rilevamento satellitare con misurazioni a terra derivanti dal Data Base dell’O.M.S. sulla qualità dell’aria che raccoglie informazioni sul PM 2.5 e PM 10 di circa 3000 città di tutto il mondo. Per l’Italia, l’O.M.S. popola il suo data base con i dati provenienti dall’AirBase dell’Agenzia Europea a cui ISPRA li fornisce secondo quanto richiesto dal           DLgs 155/2010.

Metodologia usata per valutare le conseguenze da esposizione all’inquinamento – Il peso della malattia attribuibile all’inquinamento aria ambiente è stato stimato utilizzando la metodologia che si basa sull’unire la valutazione sull’esposizione all’inquinamento, e la sua distribuzione nella popolazione, con i risultati da studi epidemiologici che, per i vari livelli di esposizione, indicano l’ulteriore carico di malattia dopo la correzione prendendo in considerazione altri fattori di rischio, quali, ad esempio, il fumo da tabacco.

Le conseguenze per la salute, per le quali vi sono evidenze epidemiologiche, comprendono insufficienza respiratoria acuta, broncopneumopatia cronica ostruttiva, ictus, malattie cardiache, ischemia e cancro ai polmoni. Molte altre patologie sono state associate all’inquinamento dell’aria ambiente, ma non sono state incluse in questa valutazione perché le evidenze non erano abbastanza significative.

Gli studiosi precisano che l’impatto effettivo dell’inquinamento atmosferico sulla salute presentato in questo rapporto non prende in considerazione gli impatti sulla salute derivanti da altri inquinanti come gli ossidi di azoto (NOx) o l’ozono (O3) ed esclude gli impatti sulla salute per i quali l’evidenza scientifica è ancora limitata (ad esempio la nascita pre-termine o il basso peso alla nascita). 

Fonti: ISDE, ARPA, ISPRA, Airbase dell’Agenzia Europea.

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