Sono accusati di aver distratto sei milioni (ma forse molti di più) dirottandoli verso i soci privati. Perplessità sul controllo svolto dai consiglieri pubblici dell’ex CdA
La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016
Forse ci siamo. Forse i cittadini non solo di Siracusa ma di buona parte della provincia, tartassati dai costi dell’acqua schizzati alle stelle, potranno veder ricostruita in tutti i suoi più reconditi risvolti (è l’auspicio perché potrebbero anche emergere solo verità parziali) una delle vicende più torbide della nostra più recente storia: l’affaire Sai8.
Denaro dirottato direttamente dalle tasche dagli utenti ai conti di società e consulenti.
È fissata al 31 ottobre l’udienza avanti al Gup che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai sostituti procuratori Andrea Palmieri e Margherita Brianese per 4 ex dirigenti e amministratori della Sai8: Monica Casadei (ad dal 2009 al 2012) difesa dagli avvocati Ezechia Paolo Reale (foro di Siracusa) e Francesco Centonze (Lecce), Marzio Ferraglio (ad nel 2009 e consigliere della società fino al 2013) avvocati Nerio Giuseppe Diodà (Milano) e Salvatore Augusto Trombetta (Catania), Angelo Isoppo (amministratore dal maggio 2012 al novembre 2013) avvocati Giovanni Grasso (Catania) e S.A.Trombetta, e Mirko Giorgi (ad dal 2010 al 2012 e consigliere Sogeas dal 2010 al 2011) avvocati Piero Amara e Angelo Mangione (Catania).
L’accusa, da accertare, secondo le prime notizie, sarebbe di aver distratto in vario modo 6 mln di euro, ma in verità la cifra ci sembra del tutto riduttiva rispetto a un fallimento di 74 milioni di euro nel quale si ipotizza la bancarotta fraudolenta.
Che poi il Comune di Siracusa abbia ritenuto di costituirsi parte civile è in realtà atto dovuto, a nome e per conto dei cittadini. Già nel 2014, quando furono notificati undici avvisi di conclusione indagini, il sindaco Garozzo dichiarò: “Di fronte a un sistematico trasferimento, verso i soci privati, di somme da destinare invece alla collettività e al miglioramento di un servizio idrico” e considerati i danni subiti dalle imprese dell’indotto che “non venivano pagate per i lavori effettuati a tutto vantaggio dei fornitori privati della società“, la costituzione del Comune come parte civile è dovuta. Una posizione del tutto condivisibile, a differenza di altre: “Dalla ricostruzione della Procura e della Guardia di Finanza si va delineando un quadro grave e sconfortante, che non era possibile immaginare nei termini in cui ci viene descritto“. A nostro avviso, non è mai stato così: si sapeva bene cosa accadeva in quegli uffici, solo che non c’era alcuna disponibilità all’ascolto in quei mesi. E, d’altra parte, sarebbe bastato chiedere ai consiglieri di parte pubblica, che nel cda della Sai8 rappresentavano gli interessi dei cittadini, per avere un quadro chiaro della situazione. Domande sull’attività di vigilanza e controllo da loro esercitata che comunque restano legittime anche ora.
Ma l’Italia è la terra in cui il concetto di responsabilità è solo nelle dichiarazioni di principio, nei discorsi privi di reale consistenza; è piuttosto la patria dell’impunità.
Le accuse, che dovrebbero confermare quanto emerso nella sentenza di fallimento della Sai8 del 26 novembre 2013 e nella successiva notifica agli indagati di conclusione indagini, sono relative in particolare al “travaso di beni e servizi dalla Sai8 alle società controllanti e collegate quali la Saceccav e la SDS attraverso misure e negozi giuridici antieconomici per la Sai8 e vantaggi e profitti per i privati… consulenze di varia tipologia… distacco del personale specializzato dalla Sai8 alla privata SDS” (cfr La Civetta maggio 2014); a pagamenti preferenziali – superiori al milione di euro – ad avvocati (Amara, Toscano) e a società riconducibili agli stessi avvocati o agli indagati (GIDA, TSL Consulting, STEFI, P&G, DIANECO) piuttosto che all’erario, all’Enel (“il debito record di 15 milioni con l’Enel che, essendo scattata la tariffa di salvaguardia, causa un costo maggiore ogni mese di circa 500mila euro”), agli enti previdenziali ed assistenziali, e ad altri fornitori; al dissesto della Sai8 anche attraverso false comunicazioni sociali.
Una mala gestio a tutto tondo quindi, che finalmente dovrebbe vedere la severa condanna dei responsabili e consentire anche di far luce altre vicende collegate.

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