Durante un convegno nazionale organizzato dal Teatro di Sicilia di Aldo Formosa a palazzo Vermexio, nel trigesimo della morte del grande attore siracusano
La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016
A Palazzo Vermexio, nel salone di rappresentanza, il “Teatro di Sicilia” realizzò le Celebrazioni per il trigesimo della morte dell’attore siracusano Salvo Randone, con un convegno nazionale al quale Aldo Formosa, ideatore e promotore dell’iniziativa, invitò a relazionare il famoso regista Antongiulio Majano, l’attore e regista Arnaldo Ninchi, il critico teatrale Domenico Danzuso, lo storico del teatro Andrea Bisicchia, e alcuni attori che avevano fatto parte della Compagnia teatrale di Randone e che avevano avuto il privilegio di recitare accanto a un grande personaggio.
Aldo Formosa, nel corso di una breve intervista sull’argomento, ha ricordato ora alcuni aneddoti di quell’importante evento artistico e culturale, e ha raccontato come l’arte scenica di Randone sia stata peculiarmente illustrata dai relatori.
“Ricordo – ha aggiunto Formosa – che il mio amico Arnaldo Ninchi portò da Roma una registrazione su nastro che conteneva lunghi brani dell’Enrico IV° recitati in teatro da Randone. In tal modo fu possibile riascoltare la viva voce del grande attore e nel salone affollato di pubblico si creò una atmosfera magica, tale fu la suggestione creata dalla voce inconfondibile di Randone”.
Tra il pubblico c’era anche l’avv. Piero Fillioley, notoriamente non solo uomo di cultura, ma anche scrittore di romanzi e di commedie. Mo1ti ricordano ancora il testo teatrale in due atti intitolato “Basta, sono stato io” che Aldo Formosa scrisse ispirandosi all’omonimo romanzo di Fillioley, e che fu rappresentato in “prima assoluta” dal Teatro di Sicilia in occasione del Convegno Nazionale dei Magistrati, e poi replicato in successive occasioni.
Una testimonianza dell’amicizia esistente tra Fillioley e Formosa è oggi la foto che, al termine del Convegno per Salvo Randone, ritrae Piero Fillioley mentre rivolge una carezza sul viso di Formosa a testimoniare la profonda stima e il compiacimento per l’ottima riuscita del Convegno.
È anche questo un documento riferito ai fermenti culturali di una città che negli anni ’70 e seguenti riusciva a realizzare avvenimenti di alta valenza, specialmente per tenere vivo il ricordo dei suoi figli migliori. Perché, come ha detto un grande scrittore, chi non ha memoria del passato non ha futuro degno di tale nome.

Commenti recenti