Nel libro di Pippo Bufardeci, la Siracusa degli anni ‘60

Riproposto “La donna dello sbarcadero”, primo premio al concorso letterario nazionale Città di Sortino 2012 per la sezione racconti. Fatti e personaggi che hanno segnato l’evolversi della città

 

La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016

Il nuovo libro di Pippo Bufardeci “La donna dello sbarcadero” si muove lungo il filo di racconti che evidenziano un forte rapporto con il territorio e privilegiano le storie che raccontano rapporti sociali, politici ed economici di singoli personaggi popolari e di gestori della cosa pubblica.

Come dice lo stesso autore: “Sono le storie della povera gente che adesso appartengono alla storia collettiva del proprio ambiente e ne sviluppano la conoscenza dei singoli, ma anche delle classi dirigenti che, ai vari livelli, hanno avuto il compito di gestire la cosa pubblica, ma che spesso hanno creato privilegi per gli stessi gestori”.

Sono quindi una serie di storie veramente vissute, anche se romanzate, che ci danno uno spaccato del nostro territorio con i suoi problemi e la sua evoluzione nel tempo.

Il racconto ”La donna dello sbarcadero”, già vincitore del primo premio al concorso letterario nazionale Città di Sortino 2012 per la sezione racconti, rappresenta uno spaccato della vita sociale ed economica della città di Siracusa agli inizi degli anni sessanta. E’ uno scorrere continuo di fatti e personaggi che raccontano l’evolversi dello sviluppo della nostra città attraverso i suoi problemi, le aspettative, le sue strutture i suoi abitanti.

Fa sempre capolino in modo molto marcato il ricordo che l’autore ha anche della sua città natale, Pachino, che Pippo Bufardeci mette sempre in evidenza con le sue tradizioni, i suoi problemi, la miseria e le aspettative nonché le gioie e le frustrazioni di chi riesce a vivere una vita dignitosa e di chi non riesce ad emergere nel contesto sociale ed economico del proprio territorio.

È anche un libro che si legge con piacere per la scorrevolezza del linguaggio, la precisione dei particolari, la forte valenza sociale e l’ironia che accompagna i giochi linguistici con i quali Pippo Bufardeci conduce tutti i suoi racconti.

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